Il piano strategico 2025-2029 del Gruppo FS mette sul tavolo una cifra che non lascia indifferenti: 100 miliardi in cinque anni. Al centro della strategia ci sono infrastrutture e rete ferroviaria, considerate la leva principale per trasformare la mobilità del Paese e, soprattutto, rendere più competitivo il trasporto merci.
Investimenti record, ma il gap resta
I numeri presentati a fine anno dall’amministratore delegato Stefano Antonio Donnarumma fotografano un’accelerazione significativa, ma anche una distanza ancora ampia tra obiettivi e realtà operativa.
Nel solo ultimo anno Ferrovie dello Stato ha impegnato circa sette miliardi legati al Pnrr, arrivando a un totale di 18 miliardi già utilizzati sui 25 assegnati al Gruppo.
Complessivamente, nel 2025 gli investimenti FS hanno raggiunto quota 18 miliardi, di cui 12,7 miliardi destinati alle grandi opere infrastrutturali. È un segnale chiaro di discontinuità rispetto al passato, che avvia una traiettoria di lungo periodo: tra il 2026 e il 2034 il piano prevede ulteriori 177 miliardi.
Tuttavia, come sottolineato dallo stesso Gruppo, questa accelerazione deve fare i conti con ritardi storici, complessità burocratiche e una rete che in molte sue parti non è più adeguata alle esigenze attuali del trasporto merci moderno.
Corridoi europei e alta velocità: un’occasione per le merci
Tra i cantieri più rilevanti figurano il potenziamento dei corridoi europei e lo sviluppo delle nuove tratte AV/AC come Napoli-Bari, Salerno-Reggio Calabria e Brescia-Verona, oltre agli interventi di ammodernamento della rete regionale. Opere pensate principalmente per i passeggeri, ma che hanno ricadute dirette anche sul comparto merci, perché liberano capacità sulle linee tradizionali, potenzialmente utilizzabili per i treni cargo.
Per il settore ortofrutticolo, questo aspetto è tutt’altro che marginale: una rete più fluida e affidabile significa tempi di percorrenza più certi e una maggiore integrazione con i porti e gli interporti, elementi chiave per la logistica dei prodotti freschi.
Rete Ferroviaria Italiana è chiamata a tradurre la strategia in interventi concreti. Entro il 2034 sono previsti 60 miliardi di investimenti. Le priorità riguardano il completamento della rete AV, il rafforzamento dei collegamenti est-ovest, il potenziamento dei corridoi merci e l’adeguamento degli hub strategici.
Negli ultimi dodici mesi grande attenzione è stata riservata alla digitalizzazione, con l’installazione del sistema Ertms su 1.400 chilometri di rete, e alla trasformazione delle stazioni in hub intermodali.
Accessibilità e nodi logistici: una leva per l’agroalimentare
Il vero nodo, per le merci, resta la funzionalità degli scali e dei terminal intermodali. Ed è qui che emergono le maggiori criticità.
Il Piano commerciale RFI di ottobre 2025 elenca numerosi interventi ancora rinviati: dal porto di Trieste allo scalo di Villa Opicina (Trieste), dal terminal di Voltri (Genova) al nuovo impianto di Milano Smistamento, fino ai nodi di Brindisi, Taranto, Livorno, Verona Quadrante Europa e Santa Maria Capua Vetere (Caserta).
Infrastrutture decisive per intercettare i flussi agroalimentari in entrata e in uscita, comprese le importazioni di frutta e verdura e l’export verso i mercati del Nord Europa.
Treni più pesanti, ma la rete non è pronta
Un capitolo importante delle difficoltà strutturali riguarda il potenziamento per i treni merci fino a 2.500 tonnellate. Se sulla carta la circolazione è consentita dal 2019, nella pratica la rete elettrica e le sottostazioni non sono ancora adeguate. Su 1.029 tratte individuate, solo 13 risultano potenziate e una sola sottostazione è stata realizzata rispetto alle 31 previste.
Gli interventi completati riguardano esclusivamente alcune direttrici strategiche del Nord, come Novara-Luino e il primo tratto verso il Sempione. È proprio da qui che passano molti flussi internazionali, inclusi quelli dell’ortofrutta destinata ai mercati centro-europei. L’obiettivo dichiarato è estendere rapidamente questi adeguamenti all’intera rete principale del Nord Italia, a servizio dei corridoi transfrontalieri.
Uno sguardo oltre il 2029
Molti progetti di grande respiro slittano oltre il 2029: la seconda fase del porto di Trieste, la riorganizzazione di Verona Quadrante Europa, il nodo ferroviario di Ravenna, i collegamenti portuali di Vasto e Guasticce, fino agli hub di Alessandria, Falconara e Bari Lamasinata. Interventi complessi, ma essenziali per rendere il trasporto ferroviario merci una reale alternativa alla gomma.
Dunque il messaggio che arriva da FS è forte e chiaro: da un lato una importante mole di investimenti, dall’altro la consapevolezza che la strada da percorrere è ancora lunga.