In Val Venosta la mela sta assumendo un ruolo sempre più simile a quello del vino: non solo prodotto agricolo, ma espressione di terroir, capace di raccontare altitudine, microclima, ricerca, gusto e sapore, tradizioni e comunità.
È questo lo spirito che ha guidato le Giornate della Mela, iniziativa di Vip, con due settimane dense di appuntamenti che hanno trasformato l’intera valle in un laboratorio a cielo aperto dedicato alla cultura del frutto.
Benjamin Laimer, head of marketing di Vip, ha sottolineato come non si sia trattato di una semplice somma di eventi, ma di una sinergia tra informazione, comunicazione, coinvolgimento e - soprattutto - partecipazione attiva dei produttori e della comunità, che ha saputo valorizzare la mela come elemento identitario.
L'engagement di una comunità
Ma cosa è successo durante la festa, anzi il festival? Gli uffici turistici e gli hotel hanno accolto i visitatori con cestini di mele fresche, mentre nei meleti sono state avviate le visite guidate che hanno permesso di entrare nel vivo del lavoro delle 1.500 famiglie che coltivano in Valle.

A raccontare e spiegare, i produttori in veste di ambasciatori non solo di un settore economico ma di una vera cultura sociale: quella dell'aggregazione tra persone che ha portato prezioso reddito per la comunità e la nascita di una vera e propria industria di cui gli stessi abitanti della Valle non conoscono i confini: per esempio che le mele vengono apprezzate in 50 Paesi del mondo.
Un successo vero con centinaia di migliaia di tonnellate che navigano per il Pianeta, anche se l'Italia rappresenta la metà del mercato.
Il manager Benjamin Laimer in versione sommelier della mela
Ma il vero livello di engagement comunitario - la partecipazione attiva, convinta ed interattiva - è data dall'adesione della società civile della Val Venosta.
Ecco la mappa della partecipazione disegnata da Laimer: "Sei cooperative e sette associazioni turistiche hanno collaborato per costruire un programma diffuso, che ha coinvolto anche 12 ristoranti con menù dedicati alla mela, piatti tradizionali reinterpretati, gelati e abbinamenti gastronomici. Accanto a loro si sono mossi le latterie, i produttori di speck e 25 ambasciatori della mela".
Un capitale sociale che ha contribuito a creare un racconto corale che ha unito degustazioni, conferenze sul rapporto tra frutta e salute, sessioni di yoga, spettacoli notturni con le torce nel meleto e momenti di approfondimento tecnico. Imparare, conoscere ma anche benessere e divertimento. Tutto si lega.
Valorizzare la mela nella cucina
La mela si sta valorizzando con eccellenti spumanti - in versione alcolica ma pure no alcol - con i succhi, con la versione essicata e con la purea, myfruit.it ne ha scritto durante l'ultima edizione di Marca, ma sempre più con l'alta ristorazione. Un esempio al ristorante stellato Kuppelrain di Castelbello dove la mela è protagonista in nove portate del menù: antipasto, pesce, carne ma anche gelato e piccola pasticceria. Una valorizzazione gourmet che sostiene il posizionamento delle mele della Val Venosta.
Una creazione del ristorante stellato Kuppelrain di Castelbello
Un altro protagonista di valore è stato Thomas Ortler, chef del ristorante Flurin di Glorenza, che ha messo a disposizione la sua creatività per alte soluzioni gastronomiche a base di mela: dal sanguinaccio ai canederli. In questo contesto è d'obbligo citare i sempre più sommelier della mela che durante le Giornate hanno spiegato tutte le caratteristiche del frutto a chi ha partecipato alle degustazioni.
Thomas Ortler, chef del ristorante Flurin di Glorenza
Successo delle visite guidate
Le visite guidate hanno attirato 5.000 persone, curiose di scoprire non solo la coltivazione ma anche aspetti più tecnici come la cernita nei magazzini; oggi sempre più tecnologica, e l’intero percorso che porta la mela dalla produzione alla commercializzazione. Molti visitatori hanno scoperto che la Val Venosta esporta in 50 Paesi e che ogni mela è tracciabile fino al nome del coltivatore, un dettaglio che rende tangibile il legame tra prodotto e territorio.
Le contadine della valle hanno preparato specialità locali a base di mela, mentre le degustazioni con abbinamenti hanno mostrato come questo frutto possa dialogare con vini, formaggi e salumi, diventando un ingrediente capace di attraversare tradizione e innovazione.
Al di là del classico evento turistico
Il risultato è un racconto che supera la dimensione del classico evento turistico e restituisce l’immagine di una valle che ha scelto di mettere la mela al centro della propria identità culturale. In Val Venosta il frutto non è più soltanto un prodotto agricolo, ma un simbolo condiviso, un patrimonio che unisce chi lo coltiva, chi lo trasforma e chi arriva in valle per scoprirlo.
Una creazione del ristorante Onkel Taa
Laimer ha sottolineato bene una leva di questo festival dedicato alle mele: "Attivare idee creative". Quando una comunità partecipa convinta si crea un vero e proprio incubatore creativo. Per esempio, l'evento all'AquaForum con la sauna o il treno ben finestrato da dove è possibile ammirare i meleti e dove sono state organizzate tre fermate per la visita guidata in campo.