Ingrosso

22 settembre 2026

Dai mercati: pomodori sempre alle stelle

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Le quotazioni dei mercati all’ingrosso e le ricadute sui prezzi finali al consumo hanno attirato l’attenzione dei media generalisti. Se all’ingrosso un pomodoro a grappolo arriva a quota 3,50 euro il chilo, è inevitabile che il consumatore debba pagare più di 5 euro. 

L’impennata è così marcata che solo in parte può essere attribuita al rincaro dei carburanti: a pesare davvero sono le condizioni climatiche, che hanno fatto saltare la programmazione delle aziende agricole. C’è meno prodotto, una parte arriva dall’estero, e il meccanismo elementare di domanda e offerta spinge i prezzi verso l’alto.

A Vittoria si paga il conto alle ondate di calore

Al mercato ortofrutticolo di Vittoria, in provincia di Ragusa, i prezzi del pomodoro continuano a rimanere molto alti. Secondo Toni Margiotta, rappresentante dei grossisti del mercato, la causa non è il caro energia, come spesso si pensa, ma la drastica riduzione della produzione dovuta alle ondate di calore che hanno colpito la Sicilia negli ultimi mesi e settimane.

Margiotta chiarisce che il mercato di Vittoria è un mercato alla produzione, dove la merce arriva direttamente dalle campagne. Per questo, dice, “il prezzo non è alto perché è aumentata la benzina, ma perché non c’è prodotto”. La dinamica è semplice: “Domanda e offerta. Quando la disponibilità crolla, il prezzo sale”.


Toni Margiotta

Le temperature eccezionalmente elevate hanno provocato danni ingenti alle coltivazioni. “Se in questo periodo prima producevano 100, oggi producono 20 - spiega Margiotta -  Vuol dire che vendono  molta meno merce. L’opinione pubblica pensa che questi prezzi stiano facendo arricchire i produttori, ma non è così. Hanno subito moltissimi danni e la merce è stata bruciata dal caldo”.   In altri termini con gran parte della produzione persa non recuperi nonostante i prezzi alti di vendita. 

Anche i costi energetici pesano: “I produttori che vendano a 20 centesimi o a 1 euro, i costi aumentano comunque, ma aumentano per loro. Qui il prezzo dipende solo dalla disponibilità del prodotto”.

Margiotta riconosce che per i consumatori la situazione è difficile: “Siamo tutti consumatori, quindi capisco il fastidio di arrivare al supermercato e vedere pomodori a 8 o 9 euro il chilo. Ma questo non si trasforma automaticamente in ricchezza per i produttori.”

Datterino a 5 euro, Ciliegino supera i 4 e il Grappolo 3,50/3,60 

Sul fronte delle quotazioni, il mercato registra valori molto sostenuti. Il Datterino si attesta intorno a 5 euro il chilo, il Ciliegino supera i 4 euro il chilo e arriva a 4,20 euro il chilo, il Piccadilly si avvicina ai 4 euro il chilo con una media di 3,80 euro il chilo, mentre il pomodoro a grappolo oscilla tra 3,50 e 3,60 euro il chilo. 

Melanzane a 2,50 euro, zucchine a 1 euro

Anche altre referenze mostrano prezzi elevati: le melanzane viola si collocano intorno a 2,50 euro il chilo, cetrioli e zucchine restano attorno a 1 euro. Per quanto riguarda i peperoni, Margiotta precisa che i prodotti di fascia più alta, quotano intorno a 2,50 euro il chilo, ma rappresentano una percentuale minima del mercato. “La merca buona quota sui 2/2,10 euro il chilo”. 

Uve: la senza semi sopra i 2 euro, con i semi poco sopra l'euro

Al mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Verona l’uva da tavola presenta una gamma molto ampia di referenze, con differenze significative tra varietà, provenienze e categorie commerciali. A fare la differenza il prodotto senza semi. 

La categoria extra, che rappresenta il livello qualitativo più alto, mostra valori stabili. L’uva bianca Italia di origine italiana, confezionata in monostrato, si colloca tra 1,3 e 1,5 euro il chilo. 

In prima categoria, l’offerta è più ampia e diversificata. L’uva bianca Italia italiana oscilla tra 0,8 e 1,2 euro il chilo, mentre la bianca senza semi proveniente dalla Puglia, venduta alla rinfusa, raggiunge livelli più elevati, tra 2,3 e 2,5 euro il chilo. La stessa varietà si può attestare  su valori compresi tra 1,6 e 1,8 euro il chilo. Tiene la bianca Vittoria siciliana  con quotazioni tra 1,3 e 1,5 euro il chilo. Tra le varietà scure, la nera Michele Palieri pugliese in prima categoria si muove tra 1,1 e 1,3 euro il chilo, mentre la rosata senza semi italiana mantiene un livello più alto, tra 1,7 e 1,9 euro il chilo.

La seconda categoria presenta invece valori più contenuti, come è naturale per prodotti con caratteristiche estetiche o di pezzatura meno pregiate. L’uva bianca Italia italiana si colloca tra 0,5 e 0,7 euro il chilo, mentre la bianca Vittoria italiana oscilla tra 0,9 e 1,1 euro il chilo.

Nettarine: derby Sicilia Spagna

Le nettarine a polpa bianca italiane, confezionate in monostrato e con pezzatura 80‑90, si collocano nella fascia alta, tra 1,8 e 2,2 euro. Tra le polpa gialla, la Sicilia propone due livelli distinti: il prodotto con pezzatura 67‑73 si muove tra 1,3 e 1,5 euro, mentre la pezzatura più grande (80‑90) raggiunge 2,1‑2,3 euro, segno di una qualità superiore.

L’offerta spagnola è più competitiva: le nettarine gialle 67‑73 si fermano tra 0,7 e 1 euro, una delle quotazioni più basse del listino. Le altre origini italiane, invece, presenta diverse referenze intermedie: la pezzatura 61‑67 quota 1‑1,2 euro, mentre la 67‑73 si attesta su 1,3‑1,5 euro. Le nettarine italiane 73‑80 e quelle siciliane della stessa pezzatura mostrano valori allineati, tra 1,7 e 1,9 euro.

Spagna in campo anche con le pesche

Al mercato di Verona le pesche di prima categoria mostrano prezzi differenziati per varietà e provenienza. Le polpa bianca italiane oscillano tra 1,4 e 1,8 euro, con valori più alti per le pezzature grandi. Le polpa gialla spagnole si collocano su livelli più bassi, tra 1 e 1,5 euro, mentre le italiane mantengono quotazioni superiori, fino a 1,7 euro per le pezzature maggiori. Le percoche italiane si attestano su 1,2‑1,3 euro, e le platicarpa raggiungono 1,5‑1,7 euro.

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