Aziende e Persone

20 gennaio 2026

Agricoltori? Si, ma in città. La storia della Buoono Farm

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Dall’Italia agli Stati Uniti, all’Europa passando da una multinazionale all’altra con esperienze diversificate nel campo della logistica e della tecnologia software. Ed infine, dopo tutto ciò, il ritorno a Milano per realizzare un sogno, quello di fare l’agricoltore. Realizzato ora in una versione tutta nuova, moderna, tecnologia e a km zero. 

E’ la storia di Pietro Trevisan, trentenne di Piacenza, che è raccontata da Stefano Pancini sul Corriere di Bologna. Come è risaputo, sono molti i giovani che ogni anno lasciano l’Italia per trovare altrove la propria realizzazione. Ma, per fortuna, qualcuno ad un certo momento ritorna portando con sé tutto il prezioso bagaglio di esperienze e conoscenze accumulate che può essere messo a frutto.  Come ha fatto proprio Trevisan. 

La formazione

Il Corriere di Bologna ripercorre la sua carriera: dopo la laurea alla Cattolica e un ulteriore formazione in North Carolina, è arrivato lo stage in Tesla. Una bella opportunità, con uno stipendio soddisfacente a cui ha fatto seguito la collaborazione con una no-profit per sostenere lo sviluppo di piccole imprese. 

Nel 2020, il ritorno in Europa con un impiego a Praga all’interno della Hp, nota azienda operante nel settore della tecnologia per l'informazione. E ancora in Irlanda, per conto di un’altra multinazionale impegnandosi stavolta nello sviluppo di software. 

Il progetto di agricoltura urbana

La nostalgia dell’Italia e quel sogno da bambino hanno però portato Trevisan a una svolta radicale. Ora gestisce, insieme al socio Esteban Valenti, una urban farm nel cuore di Milano, la Buoono Farm, produttrice di germogli e funghi. 

Un’azienda agricola speciale, sita all’interno di ex ufficio nel quartiere Maggiolina. Qui quattro celle, con luce, umidità e temperatura controllate e calibrate per una resa ottimale, permettono di produrre ogni mese circa una tonnellata di funghi. Un modello di fare impresa che unisce tecnologia, analisi dei dati e attenzione alla sostenibilità. 

Per la produzione vengono utilizzati rifiuti organici come scarti della torrefazione del caffè e del processo di fermentazione dei birrifici. E, nell'ottica di una riduzione dello spreco, la consegna a ristoranti e mercati rionali avviene grazie a una bici-cargo elettrica. 

Un modello che non punta ai grandi mercati, ma a soddisfare le esigenze di prossimità. “Il valore resta qui, dove c'è chi acquista. Siamo piccoli di proposito, l’opposto di chi coltiva grandi quantità e spedisce lontano. Vogliamo dimostrare che si può fare agricoltura dentro le città, con la tecnologia a supporto, e che può funzionare, non solo come idea, ma come impresa”, dichiara Trevisan al Corriere di Bologna.

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