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Fine del low cost: perché si chiude l’era del prezzo più basso

Trend valido per tutti da Ryanair alla Gdo. Santambrogio: “Verso la democratizzazione della premiumness”. Latini: “Svalorizzare è suicida”

Il modello del basso costo ha raggiunto i suoi limiti. L’aumento del 38% dell’abbonamento di Amazon Prime è solo l’ultimo in ordine di tempo, e arriva dopo la recente dichiarazione dell’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, al Financial Time: “Ogni volta che volo a Londra Stansted trovo assurdo che sia più costoso raggiungere il centro di Londra in treno che volare dall’Irlanda alla Gran Bretagna. I voli low cost li ho inventati io, ma alla fine non credo che l’industria dei viaggi sia sostenibile nel medio termine a una tariffa media di 40 euro a biglietto. E’ troppo economico”.

Un assioma valido per tutti

Ne scrive anche Giuliano Balestrieri su La Stampa: la fine dei consumi a basso costo coinvolge coinvolge un po’ tutti i settori, compresa la spesa quotidiana. A rivedere al rialzo i listini per i consumatori non sono solo i produttori ma anche i discount (da Aldi a Lidl, fino a Eurospin) e, negli ultimi mesi, la grande distribuzione organizzata. Sono numerose le catene che hanno aumentato il prezzo dei prodotti a scaffale.  “Ci siamo illusi di poter vivere in una società low cost – dicea Balestrieri Giuliano Noci, professore di strategia e marketing al Politecnico di Milano – Pensavamo di poterlo fare adottando le catene del valore a un nuovo modo di consumare, invece vanno ripensate completamente. Anche se la situazione cambia da settore a settore, c’è un assioma valido per tutti: la competizione basata sul costo non conosce limiti al ribasso. Per quanto ci si sforzi di mantenere contenuti i prezzi ci sarà sempre qualcuno capace di batterli. A maggiore ragione quando c’è abbondanza di offerta. Una situazione alla quale ci hanno abituato decenni di globalizzazione del commercio con consumatori avvezzi a cercare alternative più convenienti”.

Santambrogio: “Verso la democratizzazione della premiumness”

Una battuta a myfruit.it la lascia Giorgio Santambrogio, amministratore delegato del Gruppo VéGé : “Anche la maggiore inflazione la registrano i discount. Parliamo di un limite fisiologico, e di prezzi civetta dei vari easy jet che inevitabilmente erano desitinati a risalire”.

E aggiunge: “Il futuro deve essere fatto dalla qualità, basta garantire una finta qualità con prezzi bassi. Servono prezzi equi con elevata qualità”. Presenti esclusi: “Noi stiamo facendo dei punti di vendita gourmet, con una vera e propria democratizzazione della premiumness“. Quella è la strada.

Maura Latini: “Il cibo non è merce ma un bene. E svalorizzare il bene è suicida”

“Serve ripensare tutto e tutti, dando il giusto valore ai beni e al cibo, che è un bene primario per l’umanità – dice a myfruit.it Maura Latini, Ad di Coop Italia. Il cibo non è merce ma un bene e svalorizzare un bene è operazione ingiusta e suicida. Serve però la consapevolezza che, per ricercare i prezzi giusti, diventa indispensabile recuperare efficenza, perché diventino accessibili anche per coloro che hanno redditi bassi o non li hanno proprio. Coloro che, in questa congiuntura che sta diventando strutturale, stanno aumentando di numero anche nel nostro Paese”.

“Riconoscere i veri costi a tutte le azioni che facciamo è la prima leva per rispettare le persone e rispettare l’ambiente – conclude Maura Latini – ma comporterà modificare i nostri modelli di vita e di consumo in una società che deve diventare più equa. Mi aspetto questo in primis dalle Istituzioni nazionali e sovranazionali e a seguire dalle imprese serie”.

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