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Agricoltura sostenibile, l’impegno di Conserve Italia

campo varietale fagiolo
Redazione
Autore Redazione

Più tecnologia per i soci produttori e modello per misurare l’impronta dei prodotti: progetto dell’Università, finanziato dalla RER

Ridurre il consumo di risorse per rendere i processi produttivi sempre più sostenibili, partendo da una conoscenza scientifica dell’impatto generato. È questo l’impegno che Conserve Italia porta avanti lungo tutta la filiera e che negli ultimi anni si è focalizzato sulla fase agricola.

Dallo studio e dalla definizione di un modello univoco e condiviso per misurare l’impronta delle produzioni vegetali, fino all’impiego di tecnologie sempre più avanzate da mettere a disposizione dei propri soci agricoltori così da diminuire il consumo idrico e il ricorso a fertilizzanti e agrofarmaci, sono numerose le novità emerse nelle sperimentazioni effettuate da Conserve Italia con il progetto di ricerca su agricoltura di precisione e quantificazione dell’impatto delle produzioni orticole, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito del Psr 2014-20. Novità che sono state testate nel corso dell’ultima campagna orticola per permettere ad alcuni soci produttori di sperimentarle sul campo, individuandone le funzionalità e i margini di miglioramento.

“Per noi essere sostenibili significa poter sostenere economicamente e socialmente la nostra filiera attraverso l’adozione di pratiche più rispettose dell’ambiente – sottolinea Maurizio Gardini, presidente del Gruppo cooperativo che detiene i marchi Valfrutta, Yoga, Cirio, Derby Blue e Jolly Colombani – Gli studi e le sperimentazioni che abbiamo promosso sono fondamentali per guardare al futuro e farci trovare pronti davanti alle nuove sfide con tecniche di agricoltura di precisione che possano essere adottate dai nostri soci agricoltori, quindi a costi accessibili e con risultati concreti in termini di maggiore redditività per le aziende agricole e minore impatto ambientale. Abbiamo studiato strumenti di supporto alle decisioni dei produttori che rappresentano un esempio concreto di innovazione digitale in agricoltura”.

“Conserve Italia è un’azienda sempre più sostenibile a tutti i livelli – aggiunge il direttore generale Pier Paolo Rosetti – Siamo impegnati a ridurre l’impatto dei nostri processi produttivi, oltre che nella fase agricola con particolare attenzione alle risorse idriche, anche nella fase industriale, nel packaging, nei trasporti, nei consumi energetici. Vogliamo fare conoscere ai consumatori questo impegno che interessa tutta la nostra filiera, consapevoli che la sostenibilità economica rappresenti l’elemento imprescindibile senza il quale non è possibile adottare pratiche più rispettose dell’ambiente”.

Nuovi ideotipi, sistemi di allerta e app per smartphone

Ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agricole è possibile nel momento in cui si propongono agli agricoltori soluzioni che migliorino la redditività delle loro aziende, aumentando al contempo l’efficienza dei fattori di produzione con una tecnologia diffusa e a basso costo. È questo l’assunto che ha interessato la parte del progetto di Conserve Italia realizzata in collaborazione con l’Università di Milano (referente il prof. Roberto Confalonieri) e inerente all’agricoltura di precisione sulle colture orticole industriali, finalizzata al miglioramento della gestione idrica, dei fertilizzanti e degli agrofarmaci.

Nel corso del progetto sono stati sviluppati e ingegnerizzati diversi servizi per il supporto alla gestione di orticole. Nello specifico, il sistema per il supporto alla scelta varietale basato sull’utilizzo di simulatori matematici per progettare ideotipi specifici (in particolare per il fagiolo) per contesto ambientale e gestionale e sulla profanazione fenotipica dei genotipi esistenti per quanto riguarda i loro tratti funzionali, così da trovare le varietà più adatte – simili agli ideotipi – per specifiche condizioni pedo-climatiche e gestionali.

Per quanto riguarda il supporto alla nutrizione azotata, è stato adattato un sistema capace di integrare informazioni derivate da telerilevamento satellitare con poche misure a terra prese dall’agricoltore con lo smartphone. Questo consente al sistema di ottenere informazioni importanti: se l’indice di stato nutrizionale (rapporto tra contenuto effettivo di azoto nella pianta e richiesta di azoto che la pianta ha in quel momento) è maggiore di 1, la pianta è in consumo di lusso, altrimenti è in stress da carenza. Il sistema crea poi delle relazioni tra lo stato nutrizionale in quei punti e i corrispondenti valori di alcuni indici di vegetazione derivati da immagini satellitari, così da comunicare all’agricoltore il valore di stato nutrizionale dell’appezzamento con una risoluzione di 10 m x 10 m, in modo da poter razionalizzare le concimazioni azotate di copertura, anche a rateo variabile.

Per quanto riguarda il supporto ai trattamenti fitosanitari, è stato ingegnerizzato un sistema basato su un servizio meteorologico fatto sviluppare con l’obiettivo specifico di “nutrire” servizi di supporto alle decisioni in agricoltura e su un modello matematico che simula quanto le condizioni ambientali sono favorevoli a processi di infezione da parte di patogeni fungini. Il sistema interagisce con gli agricoltori attraverso un Bot dell’applicazione Telegram.

Per le irrigazioni, dopo aver sottoposto le colture di interesse a diversi livelli di stress idrico, si è proceduto a misurarne la conduttanza stomatica. Sulle stesse piante sono state effettuate misure con una serie di sensori portatili ed economici, per cercare di capire se fossero in grado di cogliere il “momento” in cui lo stress idrico nella pianta – che genera una riduzione della conduttanza stomatica per via dell’azione delle cellule guardia – tocca livelli per i quali è bene intervenire con un evento di irrigazione. I risultati migliori sono stati ottenuti con il prototipo di una app per smartphone che permette di effettuare scansioni tridimensionali delle piante, dal momento che – oltre a ridurre la conduttanza stomatica – le colture in condizioni di stress idrico cambiano angolo di inserzione e curvatura delle foglie.

Infine, per quanto riguarda il supporto ad operazioni di raccolta, sono stati messi a punto, per pomodoro e pisello, modelli in grado di simulare come cambiano le caratteristiche qualitative del prodotto nelle ultimissime fasi di maturazione, in modo da supportare la programmazione delle attività di raccolta e di conferimento all’impianto di trasformazione.

Misurazione dell’impronta delle produzioni

Sulla riduzione del consumo di risorse e di emissioni, si è focalizzata la parte del progetto di Conserve Italia realizzata in collaborazione con l’Università di Genova (referente la prof.ssa Adriana Del Borghi, Prorettrice alla Sostenibilità) e finalizzata ad individuare (in base alla metodologia Life cycle assessment – Lca) uno strumento di valutazione con cui misurare l’impronta di ogni singolo prodotto e definire così una baseline aziendale di riferimento specifica per la risorsa idrica. Uno studio, questo, scaturito a seguito della certificazione Epd Process (Environmental product declaration) già ottenuta da Conserve Italia (rilasciata dall’ente internazionale Dnv Gl) e che ha consentito ad oggi di pubblicare oltre 20 Dichiarazioni Ambientali di Prodotto.

Sono state cinque le colture interessate dall’analisi di questo progetto: pomodoro da industria, mais dolce, borlotto, pisello e cece. Secondo l’approccio basato sul Water Energy Food (Wef) Nexus, così come riconosciuto dalla Fao, l’interconnessione esistente tra cibo, acqua ed energia rende necessario valutare l’impronta dei prodotti considerando questi aspetti in maniera congiunta. Il progetto ha quindi visto la definizione di un indicatore unico che considerasse i diversi aspetti dell’impronta, quantificando, oltre al consumo di acqua a tutti i livelli, anche il fabbisogno energetico e di suolo.

Sono state delimitate tre aree geografiche in Italia (Nord, Centro e Sud) relative alla presenza dei soci produttori di Conserve Italia, ognuna delle quali con quantitativi di pioggia annualmente ricevuti ben differenti; di conseguenza sono stati classificati tre diversi sistemi di irrigazione prevalentemente utilizzati: a gravità (scorrimento, infiltrazione laterale), a pioggia (rotolone, pivot), a goccia (manichetta). Sono stati poi individuati quattro indicatori di Wef per misurare le emissioni di gas serra, il consumo idrico, il consumo energetico e la resa di campo così da considerare anche il risultato economico aziendale, oltre a quello ambientale. Incrociando questi indicatori con i dati raccolti durante le attività sperimentali della campagna 2020, è stato così possibile definire quali sistemi irrigui hanno consentito un minore utilizzo di risorse e in quali areali. Rispetto ad ogni singola coltura studiata, si sono così evidenziate le aree di miglioramento su cui intervenire a partire sin dalla prossima campagna.

La realizzazione di uno strumento di misura univoco, nell’ottica del Wef Nexus, consentirà a Conserve Italia di classificare le performance ambientali delle produzioni senza ambiguità interpretative, per trovare il punto di equilibrio tra la produzione di cibo e il consumo di acqua ed energia, e le emissioni di gas serra.

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