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Aziende

Fruitimprese compie 75 anni: le parole del presidente Salvi

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Autore Redazione

Nel suo intervento, in occasione dell’assemblea annuale, ha affrontato diversi temi: commercio, prezzi, consumi, politica e innovazione

Oggi Marco Salvi, nella parte privata dell’assembla annuale della più rilevante associazione nazionale delle imprese ortofrutticole, è stato confermato per acclamazione alla presidenza di Fruitimprese. Si tratta, per l’imprenditore ferrarese ai vertici di una delle principali aziende ortofrutticole italiane, del quinto mandato triennale consecutivo di presidenza. Salvi fu infatti eletto per la prima volta presidente di Fruitimprese 12 anni fa, nel 2012.

L’Assemblea di ieri

Ma veniamo ai punti della relazione, ispirata dal titolo dell’assemblea: “Uno sguardo al passato per costruire il futuro”.

Salvi, dopo una premessa sulla storia di Fruitimprese, ha sottolineato: “Oggi siamo una vera  e propria associazione di filiera: dal lato produttivo aderiscono a noi alcune importanti Organizzazioni di produttori e fanno riferimento ai nostri associati circa 20mila aziende agricole, siamo operatori internazionali, rappresentiamo infatti tanti esportatori, ma anche i più importanti importatori rientrati alla base all’inizio degli anni 2000. Contiamo inoltre importanti aziende agroindustriali, come quelle del comparto frutta secca e delle patate, infine fanno capo a Fruitimprese anche alcune compagnie internazionali di primo livello e, recentemente, sono dei nostri anche alcune centrali di acquisto delle catene di distribuzione estere”.

Una crescita a tutto tondo dunque, ma che deve continuamente fare i conti con i problemi nazionali e internazionali che incidono sul settore. Le guerre in Ucraina e Medio oriente, il blocco di Suez prospettano un quadro molto preoccupante, mettendo a rischio, nel solo caso di Suez, centinaia di milioni di export italiano di mele e kiwi che non si possono permettere di passare per il Capo di Buona Speranza, a causa dei maggiori costi e della perdita di freschezza del prodotto che i tempi di viaggio più lunghi richiedono”, con ripercussioni pesanti anche sul mercato interno.

Il commercio estero

Il 2023 si è chiuso con il record del valore delle esportazioni italiane di ortofrutta fresca che è in crescita del 9,1% rispetto al risultato dell’anno precedente. I dati Istat hanno  evidenziato un valore esportato di 5,780 miliardi contro poco meno di 5,3 miliardi del 2022, in controtendenza le quantità esportate che calano di poco meno di un punto percentuale, a 3,483 milioni di tonnellate.

Cresce a due cifre l’import che segna un +13,6% in volume e un +15,7% in valore. Ne risente pesantemente la bilancia commerciale che vede ridursi il saldo a poco più di 543 milioni, in calo del 29,7% rispetto al dato del 2022.

Analizzando i singoli comparti, esportiamo più tuberi, ortaggi e legumi che realizzano un +8,7% in quantità e un +18,4% in valore, bene anche gli agrumi con +9,9% in volume e +19,3% in valore.

Non lo stesso la frutta fresca che risente della crisi produttiva di pere e frutta estiva e che vede ridursi i volumi esportati del 7% a fronte però di un interessante valore di oltre 3 miliardi, in crescita del 6,1%.
Non bene le esportazioni di frutta secca che, a quantità pressoché costanti, perdono il 13,3% in valore; sempre vivaci le esportazioni di frutta tropicale che cresce di oltre 20 punti sia in volume che valore, a dimostrazione della crescente vocazione dei nostri operatori a fungere da hub per il mercato europeo.

Un riferimento particolare Salvi ha fatto alla crisi delle pere, la cui discesa continua inesorabile”. L’interrogativo è quanto resisteranno i produttori di pere, i quali, seppur destinatari di alcuni aiuti straordinari, per i quali Salvi ha ringraziato il ministro Lollobrigida, sono ormai quattro anni che non hanno un ritorno economico sufficiente; si sta tentando di correre ai ripari con il progetto di aggregazione Unapera, ma senza il prodotto tutti gli sforzi potrebbero diventare inutili.

“Per quanto riguarda il futuro – ha poi puntualizzato il presidente di Fruitimprese – apprezziamo lo sforzo del Masaf e dell’Ismea che hanno costituito una commissione dedicata all’apertura dei nuovi mercati. Oggi risultano aperti 28 dossier fitosanitari per esportare in 14 Paesi. Fruitimprese sta facendo la sua parte nel cercare di indirizzare al meglio le risorse disponibili e ci auguriamo che il lavoro di squadra possa portare buoni risultati nel breve-medio”.

Bruxelles

Il 2023 è stato l’anno nel quale il Green deal ed in particolare la strategia Farm to fork hanno mostrato tutte le loro contraddizioni: “Abbiamo scoperto – afferma Salvi – che la parola sostenibilità per i burocrati di Bruxelles ha una sola declinazione, quella dell’ambientalismo a tutti i costi, contraddicendo i principi di tutela degli agricoltori previsti dalla politica agricola comune e imponendo decisioni drastiche, figlie di una ideologia miope che non tiene conto delle conseguenze delle scelte che si intende intraprendere. La proposta principale di questa strategia – ha aggiunto – quella riguardante l’utilizzo sostenibile dei prodotti fitosanitari, è stata ritirata da una presidente della Commissione europea impaurita dalle sollevazioni di piazza degli agricoltori e previdente in vista della sua ricandidatura dopo le prossime elezioni europee. Altre proposte sono state temporaneamente bloccate, come quella sul ripristino della natura,  mentre la stessa operazione non è riuscita per il regolamento sugli imballaggi ed i rifiuti di imballaggio che vede il settore ortofrutticolo sacrificato sull’altare della realpolitik”

Prezzi e consumi

Nel corso del 2023 il problema dell’aumento dei prezzi è stato l’argomento principale di tante discussioni che hanno coinvolto, ovviamente, anche il settore ortofrutticolo, “sempre il primo ad essere messo alla berlina quando l’Istat certifica un aumento del tasso di inflazione”. Ma la spesa media per frutta e verdura fresca rappresenta, come certificato da uno studio di Cso Italy, solo il 3,7% del budget delle famiglie. E di questo l’informazione non tiene conto.
Anche quest’anno  si registra una  riduzione dei consumi di ortofrutta fresca in Italia. I dati elaborati da Cso Italy riportano un calo del 6% dei volumi acquistati ed un aumento del 4% del valore acquistato, rispecchiando quasi perfettamente l’incidenza dell’inflazione (+10% il prezzo medio) che quest’anno è stato il leitmotiv predominante, oltre che una delle cause dello stesso calo delle vendite.

“Il dato è molto preoccupante – commenta Salvi -, dal 2019 abbiamo perso 1 milione di tonnellate di prodotto consumato, scendendo da 6,1 a 5,1 milioni. I dati europei non sono migliori. Come Fruitimprese abbiamo deciso di portare il nostro contributo nella ricerca delle soluzioni a questo problema e, assieme al Cso, Assomela e Alleanza delle cooperative, abbiamo finanziato uno studio realizzato dall’istituto Piepoli sulle preferenze di consumo di ortofrutta da parte della cosiddetta Generazione z, cioè i ragazzi tra 14 e 26 anni, in pratica le famiglie di domani. Parliamo di famiglie perché dalle 2mila interviste e dai cinque focus group organizzati è emerso un dato allarmante; dei circa nove milioni di ragazzi rientranti in questa fascia d’età, ben due milioni consumano frutta e verdura raramente (circa uno o due volte a settimana) o addirittura mai.

Dalle interviste si evince che la motivazione principale per un livello così basso di consumo è che la frutta e la verdura non piacciono o non si trovano i prodotti che piacciono. Chi invece la consuma spesso lo fa proprio perché ama i nostri prodotti e li ritiene salutari e sostenibili”.

“Il problema principale – ha puntualizzato il presidente – è il gusto, è dunque fondamentale il ruolo delle famiglie che, assieme alla scuola e a chi insegna lo sport, devono educare i bambini a consumare frutta e verdura a tavola e nei diversi momenti della giornata. Devono quindi essere soprattutto le famiglie il target della comunicazione, soprattutto ora che l’inflazione sta rientrando e la limitata capacità di spesa, che ha ridotto i consumi nell’ultimo anno, non dovrebbe costituire più un ostacolo. Ovviamente noi operatori della filiera non siamo esenti da responsabilità. Non possiamo dare alibi al consumatore, dobbiamo tenere alta la qualità e comunicare meglio i nostri valori.

Anche il ministro Lollobrigida alla 75esima Assemblea di Fruitimprese

La politica

Significativo il passaggio della relazione Salvi dedicato alla politica: “In attesa dell’esito delle elezioni europee, che, auspichiamo, possano segnare una svolta nell’approccio con cui Bruxelles ha finora trattato il rapporto tra agricoltura e tutela dell’ambiente, ci troviamo a valutare i primi 18 mesi del Governo Meloni che sta rappresentando, indubbiamente, una novità nel nostro panorama politico, sia per la compagine dei partiti che lo compongono, sia per l’attenzione posta all’agricoltura, la cui gestione è stata affidata ad un esponente di spicco del partito di maggioranza. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, gli interventi per il nostro settore sono stati molti e ben strutturati. Ci riferiamo all’ingente ammontare di risorse destinate ai contratti di filiera, ma anche agli aiuti per i comparti in crisi, come quello delle pere e del kiwi, che sono serviti a dare fiducia alla produzione in un momento di grande sconforto. I fondi per la cosiddetta cambiale ortofrutta sono andati esauriti in poche ore, a dimostrazione che il settore è ricettivo e apprezza l’approccio pragmatico con cui Ministero ed Ismea stanno gestendo le risorse disponibili. Abbiamo infine apprezzato la presenza del ministro Lollobrigida tra gli stand delle principali fiere di settore all’estero, qualcosa a cui non eravamo più abituati e che avvicina le istituzioni agli operatori e si accompagna al consueto ottimo lavoro dell’Ice per la tutela del nostro export”. E ha concluso: “il futuro auspichiamo, che si possa dare seguito al lavoro finora svolto e che si possano programmare interventi che consentano uno sviluppo a medio-lungo termine di questo importante settore dell’economia nazionale”.

L’innovazione

Per quanto riguarda il comparto produttivo all’orizzonte ci sono delle innovazioni molto interessanti che promettono di rivoluzionare il settore. In primo luogo, le tecniche di evoluzione assistita, conosciute anche come Nbt o Ngt che hanno le potenzialità per migliorare notevolmente l’aspetto produttivo, consentendo di accelerare i processi di evoluzione che in natura richiedono decenni.

Le sperimentazioni in campo, che l’Italia da pioniera ha recentemente consentito, promettono di migliorare le prestazioni delle piante, renderle più resistenti ai cambiamenti climatici e meno dipendenti dai trattamenti chimici. Salvi in proposito afferma: “Anche in questo ambito l’Unione europea deve battere un colpo, le discussioni sul nuovo regolamento si stanno incagliando sulla questione delle royalties, non vorremmo che le grandi compagnie della chimica impedissero a queste tecniche di essere a disposizione di tutti. Ben vengano quindi le iniziative del Crea che è già molto avanti nella sperimentazione. Altro pilastro importante su cui puntare per il futuro dell’ortofrutta è la tecnologia: a Ravenna, in un convegno organizzato da Unitec, è stato presentato un modello di agrivoltaico che si adegua alle esigenze delle piante da frutto e lavora in sinergia con la natura, ma si è discusso anche di digitalizzazione e di utilizzo della robotica. Nel futuro dei nostri frutteti ci saranno sempre più  sensori e attrezzature che autoproducono l’energia necessaria grazie all’ausilio dell’intelligenza artificiale”.

“Anche noi – ha concluso il presidente Salvi – sogniamo un’agricoltura a impatto zero, ma, per favore, dateci il tempo, le tecnologie e i giusti incentivi per ottenerla”.

Fonte: Fruitimprese 

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