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Eventi e Fiere

Giornata mondiale della Terra: tutti in prima linea

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Le iniziative e le azioni messe in pratica dalla filiera a salvaguardia del pianeta

La Giornata mondiale della Terra che si celebra oggi istituita dalle Nazioni Unite nel 1970 per celebrare l’ambiente e la salvaguardia del pianeta – è diventata  l’occasione per raccogliere le idee e le azioni da mettere in pratica da parte dell’intera filiera agroalimentare.

In particolare, lo slogan di quest’anno (“Restore our Earth“) ha evidenziato l’importanza di agire per contrastare il cambiamento climatico in atto.

L’Italia e il mondo mettono al primo posto l’impegno antispreco

L’indagine condotta da Ipsos in collaborazione con Waste Watcher International Observatory evidenzia come la prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari sia il comportamento al centro dell’attenzione dei cittadini di tutto il mondo in direzione dello sviluppo sostenibile. In Italia lo dichiarano quattro intervistati su 10 (il 39%), che affermano di volersi impegnare, a fine pandemia, “per evitare di gettare il cibo”. Ma non è questo l’unico comportamento attenzionato dagli italiani: il 34%, infatti, risponde di volersi spostare in modalità più sostenibile in futuro, “a piedi oppure in bicicletta”. Ancora, un italiano su tre acquisterà “solo ciò di cui c’è realmente bisogno”. E, poi, il 31% lavorerà da casa, il 26% andrà in vacanza nei luoghi che non richiedono aereo e un italiano su 4 dichiara che “acquisterà le cose usate”.

“Il lockdown ha imposto agli italiani un corso accelerato di educazione alimentare e di economia domestica, perché sono stati costretti a restare a casa – osserva il direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero – Ma gli italiani dimostrano di aver ben compreso anche le implicazioni dello spreco alimentare per la salute dell’ambiente e la propria. È questa l’eredità positiva della pandemia, che tuttavia fra le sue tragiche conseguenze include anche la drammatica accentuazione del food divide, il divario alimentare che si aggiunge alle diseguaglianze economiche, educative, digitali, di genere. Restituire valore al cibo e garantire il diritto per tutti i cittadini resta la strada maestra per colmare questo squilibrio, in Italia e nel mondo”.

La lotta allo spreco alimentare al primo posto nell’impegno quotidiano delle persone per la nostra Terra. “I risultati della ricerca condotta su 30 paesi da parte di Ipsos mostrano un’evoluzione importante negli atteggiamenti delle persone – precisa Enzo Risso, direttore scientifico di Ipsos – Documentano una crescita della consapevolezza, che ogni persona, ognuno di noi, può fare qualcosa per l’ambiente e per la nostra Terra. Lo può fare non solo richiedendo ai governi un maggiore impegno nella lotta al cambiamento climatico, ma partendo, anche e soprattutto, dai comportamenti della vita quotidiana. Una crescita di coscienza globale che mostra un’evoluzione dell’importanza dell’ambientale nell’agenda delle diverse opinioni pubbliche. Non sprecare cibo e comprare solo quello che è necessario, senza eccedere, non significa, per gran parte delle persone nei trenta paesi monitorati, privarsi di qualcosa, ma fare un gesto di amore e di presa in carico del futuro della Terra e delle future generazioni. Mettere al primo posto la riduzione dello spreco alimentare, non è solo un atto di buona volontà, ma evidenzia che nelle persone sta scattando la necessità di passare a una dimensione concreta, fatta di atti precisi, di azioni cui tutti possono contribuire. Un mutamento che può avere riflessi politici significativi, perché nel medio lungo periodo può far crescere, in ampi segmenti delle opinioni pubbliche globali, l’indisponibilità a fare ulteriori sconti a quei governi che non mettono ai vertici della loro agenda strategica il tema ambientale e del futuro del pianeta”.

Biologico per un nuovo paradigma

FederBio sottolinea l’importanza di custodire il pianeta da un declino senza precedenti. Secondo un recente studio dell’Università di Sydney, pubblicato sulla rivista “Nature Geoscience”, due terzi dei terreni agricoli mondiali (il 64%, circa 24,5 milioni di km quadrati) sono a rischio di inquinamento da pesticidi, mentre un terzo (il 31%) è ad alto rischio. Tra le aree ad alto rischio, circa il 34% si trova in regioni ad alta biodiversità, il 5% in aree con scarsità d’acqua e il 19% in nazioni a reddito medio-basso.

I ricercatori dell’Università australiana hanno analizzato il rischio di inquinamento, causato da 92 sostanze chimiche comunemente utilizzate nei pesticidi agricoli (comprendenti 59 erbicidi, 21 insetticidi e 19 fungicidi), per il suolo, l’atmosfera, le acque superficiali e sotterranee in 168 Paesi, riscontrando che il 61,7% (circa 2,3 milioni di chilometri quadrati ) dei terreni agricoli europei rientra tra quelli “ad alto rischio”.

“La crisi pandemica ha evidenziato la stretta relazione che c’è tra la salute della Terra e quella delle persone. L’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di diserbanti e concimi chimici di sintesi sono tra gli elementi che più impoveriscono il terreno. Siamo a un punto di svolta, non abbiamo più tempo. Serve l’adozione di un nuovo paradigma di produzione agroalimentare basato sulla transizione agroecologica, per preservare la fertilità della Terra – dichiara Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio – Mentre per l’agricoltura convenzionale l’obiettivo è nutrire la pianta per l’aumento immediato delle rese, in agricoltura biologica l’obiettivo è nutrire la terra tutelandone la fertilità, gli ecosistemi e la biodiversità, per garantire cibo sano e nutriente e una stabilità di produzione in grado di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la possibilità di soddisfare i bisogni delle generazioni future. Inoltre, secondo i dati pubblicati dal Rodale Institute, il metodo di coltivazione biologico è in grado di contribuire in modo significativo alla mitigazione del cambiamento climatico, ad arginare la perdita di biodiversità e a salvaguardare l’ambiente“.

Assosementi: la tutela del pianeta passa per l’innovazione vegetale

L’innovazione vegetale può contribuire ad aumentare le rese agricole in maniera sostenibile, rispettando gli habitat naturali e tutelando la biodiversità. Per farlo ha però bisogno di poter contare su tutti gli strumenti che la ricerca mette a disposizione dell’agricoltura. Lo ricorda Assosementi, l’associazione che riunisce le aziende sementiere italiane, in occasione dell’Earth Day 2021.

“Ridurre la pressione sulle risorse naturali e al tempo stesso garantire l’accesso al cibo per i 10 miliardi di persone che popoleranno il nostro Pianeta entro il 2050 è la più grande responsabilità che l’agricoltura si trova ad affrontare oggi, afferma Giuseppe Carli, presidente di Assosementi. In questo scenario il settore sementiero vuole continuare a giocare un ruolo di primo piano, mettendo a disposizione varietà in grado di fronteggiare i cambiamenti climatici e la minor disponibilità delle terre coltivabili per dare vita a sistemi produttivi più sostenibili. La possibilità di vincere questa sfida è però strettamente legata alla capacità di avere accesso all’innovazione”.

“La velocità con cui oggi consumiamo le risorse rinnovabili impiegate in tutte le attività antropiche è superiore alla velocità alla quale i sistemi naturali riescono a rigenerarle. Le nuove tecniche di miglioramento genetico possono contribuire a ridurre questa tendenza. Per fare un esempio, in Europa l’innovazione vegetale apportata da ricercatori e settore sementiero ha permesso negli ultimi 15 anni di ridurre l’emissione di 3,4 miliardi di tonnellate di CO₂ e ha evitato la conversione in aree coltivabili di 19 milioni di ettari di foreste. In una giornata così importante, rinnoviamo dunque il nostro appello all’Ue affinché possa cogliere le opportunità offerte da questi strumenti innovativi così preziosi per l’agricoltura e l’ambiente”, conclude Carli.

Gestione sostenibile dell’acqua in agricoltura

Pochi giorni fa si è sciolto A68, il più grande iceberg del mondo. Tutti hanno espresso il proprio disappunto per l’accaduto che riporta in prima pagina il problema della necessità di un impegno reale e continuo verso l’ambiente in cui viviamo.

Irritec – nata soli quattro anni dopo il primo Earth Day – crede fermamente nella necessità di creare modelli di sviluppo sostenibile replicabili, una visione che l’ha resa pioniera nel settore dell’irrigazione di precisione. Non basta infatti pensare all’ambiente, è importante agire, e il gruppo siciliano ha già portato la propria tecnologia ed esperienza in 120 Paesi nel mondo, valorizzando l’acqua quale elemento fondamentale per la vita sulla Terra e per il mantenimento degli ecosistemi e della biodiversità.

In oltre 47 anni di attività Irritec ha sviluppato sistemi di microirrigazione, il metodo in assoluto più efficiente (fino al 95%) che consente un notevole risparmio di risorse idriche ed energetiche, oltre ad un limitato uso di fertilizzanti. Sistemi tecnologici che solo lo scorso anno sono stati installati su circa 400mila ettari coltivati, consentendo un risparmio di 700milioni di kWh e oltre 440milioni di metri cubi d’acqua.

La vocazione alla sostenibilità ha portato Irritec ad aderire al programma Global compact delle Nazioni Unite accogliendo i princìpi dell’Agenda 2030 ed a lanciare, nel 2015, progetti come “Green Fields”, pensato per assistere gli agricoltori nel corretto smaltimento delle ali gocciolanti degli impianti di irrigazione, preziose per il riciclo della materia prima.

“La Giornata della Terra – commenta Giulia Giuffré, board member e sustainability ambassador di Irritec – per noi di Irritec, è la giornata dell’acqua, del suolo, dell’agricoltura e di quanti lavorano per portare il proprio contributo alla conservazione degli ecosistemi naturali del pianeta. La pandemia ci ha confermato quanto sia essenziale la diffusione della cultura del risparmio idrico e quanto sia importante e vitale l’agricoltura”.

Copagri: bene accordo Ue per neutralità climatica al 2050

“Gli effetti del cambiamento climatico sul nostro Pianeta sono purtroppo sempre più evidenti e difficilmente negabili; si stima, infatti, che entro il 2050 nella parte meridionale del continente europeo si verificheranno cali produttivi generalizzati, che raggiungeranno picchi del 50% per le rese delle coltivazioni con semina in asciutta, come cereali e colture da rinnovo, oltre a un conseguente e diffuso calo del reddito dei produttori agricoli”. Lo ricorda il presidente della Copagri, Franco Verrascina.

“In questo contesto, è fondamentale l’accordo politico raggiunto dall’Unione europea per azzerare entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra, passando per il taglio entro il 2030 di almeno il 55%delle emissioni rispetto ai livelli del 1990, in modo da diventare il primo continente a impatto climatico zero”, prosegue il presidente, ricordando che “molto dipenderà anche dalle scelte politiche degli altri Paesi e dal summit in corso a Washington, visto che l’Unione europea è responsabile di appena il 9% delle emissioni globali”.

“Assume quindi ancora più rilevanza il processo legato alla transizione ecologica, nel quale l’agricoltura deve giocare un ruolo da protagonista. Sono sempre più convinto, infatti, che la svolta green del Paese dipenda in larga dagli agricoltori, che sono i veri custodi dell’ambiente e del territorio e che da tempo stanno lavorando per introdurre colture migliorate e adattate ai cambiamenti climatici, puntando con sempre maggiore convinzione sulla ricerca e sull’innovazione e favorendo lo sviluppo dell’agricoltura di precisione“, prosegue Verrascina.

“Dobbiamo lavorare tutti insieme per invertire il preoccupante trend secondo cui nell’ultimo secolo le temperature medie sono cresciute sensibilmente, a fronte di una contestuale drastica riduzione delle piogge del 5% circa, e sono al contempo aumentati gli eventi climatici estremi, primi fra tutti le siccità e le gelate. Questi eventi estremi, legati a doppio filo alla tropicalizzazione del clima e a fenomeni di dissesto idrogeologico e di consumo dei suoli, non hanno fatto altro che aggravare la situazione dell’agricoltura”, aggiunge il presidente della Copagri.

Cia, accesso alla terra per giovani agricoltori diventi priorità Ue

Non può esistere crescita e sviluppo in agricoltura senza accesso ai giovani alla terra, con un vero ricambio generazionale nelle campagne. In occasione dell’Earth Day 2021, Cia-Agricoltori Italiani ricorda come la narrazione del ritorno dei giovani all’agricoltura sia spesso abusata: ancora troppe le difficoltà di chi aspiri a fare impresa, senza avere già una proprietà familiare alle spalle. Quello della terra resta, ancora, il primo degli ostacoli per i giovani imprenditori agricoli. Per Cia il problema è da ascrivere anche a un sistema creditizio che non concede mutui di durata superiore ai 20 anni e non ha altri strumenti adeguati a supporto dei giovani imprenditori agricoli, cui spesso mancano anche le risorse da utilizzare come garanzie e le competenze necessarie per preparare i piani aziendali.

Secondo Cia, le difficoltà di acquisto di una proprietà per agricoltori under 40 devono essere affrontate dalla Politica agricola comune, che privilegia le agevolazioni a investimenti sullo sviluppo tecnologico per la produzione. Malgrado il recente innalzamento del livello massimo di aiuto al primo insediamento agricolo (da 70mila a 100mila euro), Cia auspica maggiori risorse per i nuovi entranti nel settore rurale nei triloghi sulla riforma della Pac post 2022, attualmente in corso.

Alla richiesta sempre maggiore di terra da parte per fare impresa, Cia e i suoi giovani imprenditori (riuniti nell’Associazione Agia) hanno recentemente risposto con “SIBaTer – Supporto Istituzionale alla Banca delle Terre” in partnership con Anci, per la valorizzazione dei beni non utilizzati in 8 Regioni del Mezzogiorno, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Un progetto che mira al recupero e alla valorizzazione delle terre pubbliche abbandonate, attraverso la concessione in uso o la locazione/affitto a soggetti privati. Il progetto rappresenta uno stimolo all’insediamento dei giovani per la rivitalizzazione di territori marginali rurali, attraverso proposte imprenditoriali che valorizzino le terre del patrimonio pubblico, prevenendo il degrado geologico-ambientale del territorio.

Coldiretti: il Covid spinge svolta green di un italiano su quattro.  Dalla sharing economy alla spesa a chilometri zero fino al boom del biologico

La pandemia spinge la svolta green nei comportamenti degli italiani con più di un abitante del Belpaese su quattro (27%) che acquista più prodotti sostenibili o ecofriendly rispetto a prima del Covid. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione della Giornata della Terra con il summit dei leader mondiali sul clima convocato dal presidente degli Stati Uniti Joe Biden. Dall’acquisto di prodotti a minor impatto ambientale al taglio degli sprechi, dall’interesse per le energie rinnovabili al riciclo, dalla sharing economy alla mobilità più sostenibile sono molti – sottolinea la Coldiretti – i segnali che indicano una crescente attenzione alla riduzione del consumo delle risorse del Pianeta.

Per migliorare la situazione ambientale secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’ il 59% degli italiani ritiene che siano necessari interventi radicali e urgentissimi sullo stile di vita. Non è un caso dunque che nell’anno della pandemia si sia verificato un aumento del 26% della spesa direttamente dal contadino con i mercati degli agricoltori di Campagna Amica che da nord a sud dell’Italia nell’anno dell’emergenza Covid sono diventati punti di riferimento della consapevolezza ambientale nel piatto insieme al boom del biologico. La spesa media nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica è così passata nel 2020 da 27 euro a 34 euro, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’, arrivando a rappresentare oltre un terzo della spesa alimentare totale tra coloro che frequentano i farmers market. A spingere la spesa dall’agricoltore è soprattutto la possibilità di trovare prodotti stagionali, di qualità e a km zero con l’acquisto di prodotti locali che – spiega Coldiretti – taglia del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali.

Circa 30 milioni di italiani fanno la spesa dal contadino almeno una volta al mese con anche un impatto sulla riduzione dello spreco alimentare perché – spiega la Coldiretti – i cibi in vendita sono più freschi e durano di più e perché non devono percorrere lunghe distanze con le emissioni in atmosfera dovute alla combustione di benzina e gasolio. È stato calcolato infatti che – continua la Coldiretti – un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica e l’anguria brasiliana, che viaggia per oltre 9mila km, brucia 5,3 chili di petrolio e libera 16,5 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto con mezzi aerei.

Crpv: materiali e economia circolare per una frutticoltura ecosostenibile

Obiettivo: meno plastica per aiutare il pianeta. Il Crpv Centro ricerche produzioni vegetali, in collaborazione con UniMoRe – Università degli Studi di Modena e Reggio, e Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Op e aziende agricole, lancia il progetto Step. Obiettivo: ridurre l’utilizzo della plastica in frutticoltura, dal campo allo scaffale della Grande Distribuzione, identificare materiali alternativi enviromental-friendly, biodegradabili e compostabili da utilizzare lungo tutta la filiera e ideare modelli virtuosi per valorizzare questi prodotti alla fine del ciclo di vita, trasformando i rifiuti in opportunità.

Il percorso di Step, realizzato nell’ambito del Psr 2014-2020 della Regione Emilia-Romagna per la durata di due anni, culminerà con la stesura di uno studio di fattibilità per la gestione del “fine vita” delle materie plastiche usate lungo la filiera: “Al termine del progetto – prosegue Missere – realizzeremo un documento che raccoglierà linee guida concrete che permetteranno a enti pubblici e multiutility di dare vita a servizi specifici di raccolta dei materiali plastici, convenzionali o alternativi, utilizzati lungo la filiera, trasformando lo scarto in nuove opportunità e valorizzando ciò che, fino a oggi, è soltanto un rifiuto ingombrante e, spesso, potenzialmente inquinante”.

Il progetto, che vede il coinvolgimento diretto di realtà di primo piano del mondo ortofrutticolo come Apofruit e Granfrutta Zani, nonché l’interesse di Apo Conerpo, Agribologna, Naturitalia e Orogel, si avvale dell’importante collaborazione di due prestigiosi istituzioni universitarie: “Il mondo del packaging alimentare deve molto ai materiali plastici, in termini di presentazione, ma soprattutto di conservazione – spiega Patrizia Fava, docente di Tecnologie Alimentari e Food Packaging dell’Università di Modena e Reggio Emilia – ma è tempo di cercare risposte nuove nel segno della sostenibilità. Con Step vogliamo individuare quei materiali biodegradabili e compostabili che possono vantaggiosamente sostituire i vecchi polimeri di sintesi privilegiando, dove possibile, anche l’utilizzo di prodotti derivati da materie prime rinnovabili e riciclabili come carta e polpa di cellulosa. Con il mio team, studieremo le proprietà di questi nuovi materiali e la loro prestazioni nel preservare la qualità dei frutti, per arrivare a definire quali possano dimostrarsi vincenti. E laddove la plastica convenzionale risulterà ancora imbattibile, punteremo a definire nuove modalità di utilizzo per ridurne consistentemente i volumi. Credo che il settore ortofrutticolo sia finalmente pronto per un salto di qualità e l’Emilia-Romagna, regione vocata all’innovazione, può essere ancora una volta capofila del cambiamento”.

Everli, Omia e Treedom insieme per il pianeta

Everli, il marketplace della spesa online, annuncia un’iniziativa green in collaborazione con Omia e Treedom, per sensibilizzare i propri utenti alla salvaguardia del pianeta.

Dal 19 al 25 aprile, infatti, coloro che sceglieranno di acquistare online due prodotti Omia inclusi nella sezione Cashback di Everli, riceveranno un albero che sarà piantato a distanza tramite il sito web di Treedom e che diventerà parte di una vera e propria foresta globale.

“Collaboriamo da tempo con il brand Omia, con cui condividiamo una forte attenzione e sensibilità verso il tema della salvaguardia ambientale. Per questo siamo felici di coinvolgerli nell’iniziativa – spiega Margherita Galluzzo, marketing manager di Everli in Italia – Attraverso questo progetto, infatti, vogliamo sostenere la mission di Treedom, e contribuire per quanto possiamo all’assorbimento di CO2, alla tutela della biodiversità, alla riforestazione e al contrasto alla desertificazione globale. E grazie al supporto di tutti i nostri utenti, siamo certi di poter dare un contributo importante”.

Inoltre, fino al 2 maggio, tutti gli utenti che effettueranno un ordine su Everli – indipendentemente dai prodotti che sceglieranno di acquistare – potranno abbracciare la causa e acquistare un albero su Treedom usufruendo di un codice sconto dedicato. La Foresta Everli sarà visibile nella landing dedicata, e includerà un totale di 400 alberi in Camerun, Kenya, Tanzania, Ecuador.

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