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Uva, la rivoluzione rossa partirà dalla polpa

Con Giuseppe Cacucci e Thomas Drahorad myfruit analizza i principali trend e risultati del breeding internazionale (e italiano)

Dopo la fusione di Sfnl Group e Ifg-International fruit genetics – che nel 2023 hanno dato vita a Bloom Fresh – lo sviluppo varietale dell’uva da tavola risulta estremamente concentrato. Anche se alcuni programmi di minore peso stanno comunque continuando a crescere.

Con Thomas Drahorad, che da oltre 30 anni si occupa di commercializzazione di uva da tavola sui mercati internazionali, e Giuseppe Cacucci, agronomo consulente e fondatore di UpGrape, myfruit.it scatta la fotografia di uno scenario varietale estremamente dinamico.

Zone omogenee e varietà resistenti

“Taylor Crow, ricercatore di Sun World, al recente Table grape symposium di Macfrut 2024 ha esposto il modello multi-fattoriale sviluppato per ridefinire le frontiere nazionali e costruire una mappa di regioni internazionali omogenee dal punto di vista climatico – ricorda Drahorad – Individuando zone di produzione dalle caratteristiche simili diventa infatti più semplice identificare dove estendere la coltura, migliorando la diffusione e l’efficienza della produzione tramite un trasferimento di conoscenze e pratiche nei differenti areali del pianeta”.

Intanto, Bloom Fresh sta lavorando per incrociare un ricco patrimonio genetico fatto di 68 varietà di uva registrate sviluppate in oltre 20 anni di attività di breeding, attualmente condotta in 80 ettari di campi sperimentali e produttori licenziatari in oltre 24 paesi del mondo.

“L’obiettivo più ambizioso di Bloom Fresh sembra oggi la resistenza ai patogeni – osserva Drahorad – Marcos Felici, responsabile per l’area del Mediterraneo, ha annunciato che a partire dal 2025 tutte le nuove varietà registrate saranno resistenti a malattie e funghi. Concretamente, questo significa passare dagli attuali 15-30 trattamenti chimici l’anno a massimo 6 trattamenti biologici“.

Rivoluzione rossa

Dal punto di vista del marketing, Bloom Fresh ha presentato una linea completa di un prodotto che è destinato a rivoluzionare la categoria: l’uva senza semi a polpa rossa. Il tratto del colore della polpa si combina con diversi tratti del gusto per cui potenzialmente si potranno selezionare varietà a polpa rossa con gusto moscato o di uva fragola.

Anche le caratteristiche nutrizionali sono talmente innovative che Bloom Fresh sta prendendo in considerazione di commercializzare questo prodotto come linea separata dal normale assortimento dell’uva da tavola.

Uva Allison

“Il gusto resta uno dei tratti fondamentali sui quali si sta concentrando l’attività di sviluppo varietale – conferma Thomas Drahorad – Maurizio Simone, agronomo di Avi srl, ha illustrato le varietà dell’assortimento Arra che sviluppano i cosiddetti nuovi gusti come l’esotico e il fruttato di Arra SweetiesTM, Arra Fire CrunchTM e Arra Cherry CrushTM. Varietà che integrano l’assortimento dei gusti tradizionalmente associati all’uva come il dolce e il moscato”.

Breeding in Italia in accelerazione

Macfrut 2024 è stata anche l’occasione per analizzare il ruolo dei programmi italiani di breeding di uva da tavola, in un contesto in cui le nuove varietà licenziate dai grandi breeder mondiali (Sun World, Bloom Fresh, Grapa, VPC e Grape Evolution) contano in Italia circa 5.500 ettari complessivi, vale a dire il 30% del totale delle seedless in produzione.

Il programma italiano che finora ha mostrato i maggiori risultati è Grape & Grape, che ha circa 500 ettari in produzione con tre varietà: Luisa, Fiammetta e Apulia con i rispettivi marchi commerciali Stella, Iris e Bloom.

Da Nuvaut sono usciti Maula, Egnazia e Daunia, oltre ad altre varietà in fase avanzata di selezione. Questo programma varietale è frutto della collaborazione tra Crea e un pool di aziende private che finanziano il progetto.

Italian Variety Club sta lavorando con risorse private per arrivare  alla registrazione, a breve, di alcune varietà tra cui IVC A3 (bianca precoce ad elevata fertilità), IVC A2 (bianca tardiva con elevata grappolatura e acinatura), IVC B1 (rossa a elevata fertilità e ottimo gusto). Sono in fase avanzata anche due filoni convenzionalmente chiamati “Italia seedless” e “Victoria seedless”, oltre ad alcune selezioni a gusto speciale per elevata dolcezza.

I programmi italiani di breeding hanno come primo scopo lo sviluppo di varietà che, selezionate in Italia, possano costituire un vantaggio per i produttori italiani  con i necessari tratti di unicità per essere competitivi sul mercato. Anche le formule di distribuzione e i relativi contratti di royalty sembrano perseguire modelli più aperti e meno vincolanti per i produttori italiani,  i quali negli anni sono diventati sempre più insofferenti verso i contratti imposti dai principali breeder internazionali.

Giuseppe Cacucci

Attualmente, il territorio è consapevole che la filiera dell’uva da tavola italiana sta vivendo un’accelerazione significativa grazie ai breeder internazionali. Secondo quanto afferma Giuseppe Cacucci, “attraverso i programmi commerciali, i breeder internazionali stanno guadagnando sempre più terreno licenziando nuovi marketer e distributori. Questi ultimi, a loro volta, dovranno sviluppare nuove superfici vitate entro tempi stabiliti”.

Meglio pianificare

Come? “Tramite la sublicenziazione di nuovi produttori, i quali contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi di superficie prestabiliti negli accordi commerciali – dice Cacucci – Tuttavia, questa accelerazione non è seguita da un’attenta pianificazione a tutti i livelli: dalla singola azienda agricola al marketer e al territorio in generale. Nel prossimo futuro, il panorama varietale subirà cambiamenti importanti, ma è essenziale pianificare con cura per evitare sovrapproduzione, calo de i prezzi e mancato consumo. La nostra esperienza ci insegna che il tessuto produttivo e commerciale dovrebbe concentrarsi su una strategia di pianificazione a lungo termine per gestire la domanda e l’offerta della nostra produzione”.

Un obiettivo ambizioso, infatti, emerso durante la tavola rotonda dei breeder italiani condotta da Giuseppe Cacucci, è unificare i tre progetti in un unico sforzo collettivo. Con questa (lontana?) prospettiva, intanto il settore può guardare avanti e cercare di colmare al più presto il ritardo accumulato: nei prossimi anni molte varietà italiane potrebbero entrare nella fase commerciale e ritagliarsi uno spazio nel complesso panorama varietale nel quale si muoveranno i produttori interessati al rinnovamento della propria gamma.

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