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Trend e Mercati

La Sau agricola cresce dello 0,6%, ma in 60 anni perso il 42%

Secondo il report Istat c’è incertezza a causa dei cambiamenti climatici e dei conflitti bellici

Oltre le lodevoli intenzionali ci sono i numeri a ricordare lo stato di declino del settore primario. Se l’Istat certifica per  l’annata agraria 2022-2023 un incremento dello 0,6% rispetto all’annata precedente della superficie agricola utilizzata, ci ricorda pure che negli ultimi 60 anni, l’Italia, ha perso circa tre aziende agricole su quattro e circa il 42% della Sau.  Ben venga questo zero virgola in più, ma non è una vera inversione di tendenza all’abbandono dei campi.

A complicare la situazione i cambiamenti climatici

Se si legge il dato dell’incidenza percentuale dei seminativi sulla Sau  scende dal 54,1% del 2022 al 53,9% del 2023.  Incide sempre di più il clima . Ben  il 70% delle aziende agricole ha indicato tra i principali fattori che potrebbero incidere sulle previsioni di semina quelli metereologici, fortemente  distanziato l’andamento dei mercati al 32,4%.

Ecco l’analisi Istat dei dati rilevati: “Nel corso del 2023, il susseguirsi di eventi climatici estremi ha procurato molti danni all’agricoltura nazionale tra coltivazioni e infrastrutture; sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal caldo al maltempo hanno prodotto effetti devastanti, come hanno dimostrato anche le alluvioni in Romagna, Lombardia, Piemonte e in Toscana, con frane, fiumi e corsi d’acqua esondati e allagamenti. Come conseguenza della cementificazione e dell’abbandono dei terreni, i risultati del settimo Censimento dell’agricoltura hanno mostrato che, negli ultimi 60 anni, l’Italia, ha perso circa tre aziende agricole su quattro e circa il 42% della Superficie agricola utilizzata“. Purtroppo siamo sull’ordinario con concetti ripetuti ad ogni intervista dagli imprenditori agricoli e dell’agroalimentare.

Cresce la Sau, in discesa i seminativi

La superficie agricola utilizzata, nell’annata agraria 2022-2023, prosegue l’Istat nella sua analisi: “Ha mostrato un andamento in leggera crescita, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente; di contro, la superficie destinata a seminativi e cereali mostra livelli sostanzialmente stabili rispetto al 2022, con incrementi pari rispettivamente a +0,19% e +0,23%”. Siamo ai decimali.

Oltre il clima, la geopolitica

Le incertezze degli imprenditori sono legate all’andamento dei mercati (32,4%) e ai prezzi delle materie prime (20,2%). Qui l’Istituto nazionale di statistica sottolinea  “l’effetto destabilizzante derivato dai conflitti internazionali in corso, che generano instabilità dei mercati. Il Sud e le Isole prevedono minori difficoltà derivate dall’andamento dei mercati, probabilmente riconducibili all’aumento generale dell’export 2023; diversamente, le previsioni sembra possano essere influenzate dall’andamento dei prezzi delle materie prime dei prodotti acquistati dagli agricoltori, che hanno registrato un aumento costante negli ultimi mesi del 2023″.

Si scommette sulla tecnologia

Il 28,5% delle aziende intervistate dall’Istat utilizza dispositivi tecnologici. “La maggiore concentrazione delle aziende che si avvalgono delle tecniche dell’agricoltura di precisione si riscontra nelle aree del Nord-ovest e del Nord-est (quote rispettivamente del 32,1% e del 33% sul totale delle aziende)”. C’è ancora tanto da fare ma le nuove frontiere del digitale, pensiamo ai sensori che permettono la riduzione dei consumi idrici e della chimica, e della robotica, permettono di ridurre una parte dei costi, possono garantire la resistenza agricola.

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