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Esce in lingua inglese il report sui punti di forza dell’agricoltura italiana

Redazione
Autore Redazione

L’iniziativa è stata sviluppata da Confagricoltura in collaborazione con Fondazione Edison e riporta diverse statistiche del settore

E’ stato pubblicato il rapporto statistico in lingua inglese “I punti di forza dell’agricoltura italiana (produttore leader in Europa e nel mondo)”, nato dalla collaborazione avviata tra Confagricoltura e Fondazione Edison.

Confagricoltura considera l’analisi e gli studi della Fondazione un supporto prezioso per le iniziative dell’organizzazione in un periodo molto complesso, ma allo stesso tempo ricco di opportunità da cogliere. Il rapporto statistico illustra i primati dell’Italia in prodotti vegetali quali ortaggi, frutta e cereali.

Dall’analisi realizzata da Fondazione Edison e Confagricoltura emerge che l’Italia è al primo posto per valore aggiunto tra i principali paesi produttori di frutta e verdura, ma anche nel settore del vino, del riso e del grano duro. Inoltre, la qualità dei prodotti made in Italy è considerata eccezionale a livello globale. La filiera agroalimentare, dall’azienda agricola al consumatore finale, è la più grande filiera in Italia, con un fatturato annuo di circa 540 miliardi di euro, ovvero circa il 25% del prodotto interno lordo.

“Siamo orgogliosi di questi risultati – commenta il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – ma siamo anche convinti di avere ancora un enorme potenziale da sfruttare. Il tasso di autosufficienza interna è stimato intorno al 75% e, in termini di valore, le nostre esportazioni, circa 45 miliardi di euro all’anno, sono inferiori a quelle di Francia, Germania e Spagna. L’emergenza sanitaria ha dimostrato che l’Italia può contare su un solido sistema agroalimentare. Le forniture sono sempre state garantite. Ma dobbiamo andare avanti. Una volta che la pandemia sarà finita, non potremo certo tornare al punto di partenza. Esiste un potenziale di crescita, innovazione e creazione di posti di lavoro qualificati. Una maggiore consapevolezza dei nostri punti di forza, unita ad azioni che valorizzino le nostre tante eccellenze, la maggior parte delle quali ancora sconosciute, potrebbero rappresentare l’elemento essenziale che manca alla nostra politica agroalimentare”.

Fonte: Italpress

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