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Trend e Mercati

Frutta estiva, inizio difficile. Minguzzi: “La produzione italiana sta recuperando”

Pesche
Redazione
Autore Redazione

Export debole, “bisogna tornare a focalizzarsi sul mercato interno nazionale per rilanciare i consumi. È esigente ma premiante”

La primavera anomala e il clima autunnale di maggio e inizio giugno hanno colpito consumi, prezzi e qualità della frutta estiva, ma ora, già a partire da questo fine settimana, la situazione cambierà. Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna  e della OP Minguzzi Spa di Alfonsine (RA), fa il punto sull’avvio non certo semplice della frutta estiva.

Giancarlo Minguzzi

Giancarlo Minguzzi

“Le produzioni spagnole hanno imperversato in tutta Europa con qualità comunque mediocri e non tali da invogliare i consumi. Causa avversità atmosferiche la produzione italiana non è iniziata con la solita buona qualità. Le produzioni italiane in raccolta fino ad oggi di pesche e nettarine, causa sempre il maltempo di maggio, sono state contraddistinte da calibri scarsi e qualità organolettica mediocre, valori che comunque miglioreranno con le prossime varietà. Già con le raccolte di questo fine settimana sia di albicocche che di pesche e nettarine la situazione cambierà, quindi non bisogna scoraggiarsi poiché con una qualità migliore sapremo vincere la sfida con le produzioni spagnole”.

Secondo Minguzzi ci sono alcuni aspetti che consentono di guardare con ottimismo al prossimo futuro:  le quantità di drupacee sotto il – 10% rispetto al 2017 e le previsioni dei meteorologi che prevedono una estate particolarmente calda. “I prezzi alla produzione sono stati finora sotto i costi di produzione causa anche la scarsa qualità e i consumi deboli”.

Infine l’export. Anche l’inizio del 2019 è iniziato debolmente, quindi “bisogna tornare a focalizzarsi con particolare attenzione sul mercato interno nazionale per rilanciare i consumi. È un mercato molto esigente ma anche premiante e con ampi margini di recupero e crescita”. Secondo Minguzzi è giunto il momento di pensare ad un Piano frutticolo nazionale “per tutelare un comparto che è la seconda voce del nostro export agroalimentare e che rappresenta un volano straordinario di  occupazione, economia e tenuta sociale per vaste zone del nostro Paese”. 

 

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