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Minguzzi (Fruitimprese Emilia-Romagna): “Serve un Commissario all’agricoltura”

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Preoccupazione per la competitività dell’ortofrutta italiana e dell’Emilia-Romagna. “Siamo l’ultima ruota del carro dell’Europa ortofrutticola”.

“Il brillante risultato della Lega e la possibilità concreta di avere finalmente un Commissario all’agricoltura italiano possono essere le premesse per una svolta anche per il nostro settore”. Ne è convinto Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna, che in una nota ha fatto il punto della situazione del settore ortofrutticolo dell’Emilia-Romgna.

Giancarlo Minguzzi

Giancarlo Minguzzi

Tra i problemi che paga il settore l’eccessiva concorrenza in dumping sociale e di prezzi (e di costo del lavoro) da parte dei nostri partner europei e la conseguente perdita di competitività delle nostre produzioni”. Da qui la speranza che un futuro Commissario a Bruxelles possa portare beneficio a tutto il settore. Speranza, quest’ultima, condivisa nella giornata di ieri anche da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, che ha espresso soddisfazione per l’annuncio del vicepremier Matteo Salvini di voler puntare proprio sull’agricoltura nella scelta dei commissari europei.

Non usa troppo giri di parole Minguzzi nel comunicato, definendo l’ortofrutta italiana “l’ultima ruota del carro dell’Europa ortofrutticola“. “Le drupacee (pesche/nettarine, albicocche, susine) subiscono il surclassamento spagnolo, il kiwi verde quello greco, per le mele dobbiamo sperare nelle disgrazie altrui, le pere subiscono una continua perdita di redditività” Secondo il presidente di Fruitimprese ER “Per le drupacee occorre un vigile controllo nazionale sulla qualità (brix e acidità con regole), regolamentando l’importazione  fino al divieto di importazione. Per il nostro kiwi verde servono regole di produzione rigorose tipo “Zespri”. Per le pere occorre investire nella tecnica: bisogna infatti produrre una media di almeno 350/400 quintali/ettaro poiché il prezzo non potrà mai andare oltre 50 centesimi/chilo causa la concorrenza europea della pera Rocha portoghese o della Conference belga”.

Sul fronte Tavolo ortofrutticolo nazionale c’è soddisfazione riguardo gli ultimi esiti, anche se “bisogna fare di più e più in fretta sia sul piano interno (controllando più severamente le importazioni) sia su quello estero sbloccando tutti i dossier fitosanitari attualmente fermi che impediscono il nostro export su mercati ad alto potenziale. I nostri concorrenti (Spagna in primis, ma non solo) corrono, noi siamo troppo lenti. I pericoli vengono anche dall’Est Europa, i cui paesi sono avvantaggiati perché ricevono più aiuti da Bruxelles, hanno meno costi produttivi e molta meno burocrazia della nostra, che ha raggiunto livelli asfissianti per le imprese”. 

Preoccupazione sulla campagna estive alle porte che secondo Minguzzi si annuncia “pesantissima tra prezzi bassi, consumi fermi o calanti e importazioni a ruota libera. E’ giunta l’ora di pensare ad un Piano frutticolo nazionale per tutelare un comparto che è la seconda voce del nostro export agroalimentare e che rappresenta un volano straordinario di  occupazione, economia e tenuta sociale per vaste zone del nostro Paese. Serve soprattutto una politica che ci protegga, a partire da Bruxelles. Non c’è più tempo”.

 

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