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Con cosa fa rima “bellezza” quando si parla di frutta e verdura?

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A Milano la presentazione della 19° edizione dello speciale Frutta & Verdura di Mark-Up curato da Raffaella Quadretti e Roberto della Casa con i risultati dell’indagine del Monitor Ortofrutta di Agroter

Che cosa significa bellezza? Ma soprattutto, cosa significa bellezza per i consumatori quando pensano ad un frutto o ad un ortaggio? È una delle domande alle quali cerca di dare delle risposte l’ultimo speciale Frutta & Verdura di Mark Up, giunto alla 19° edizione, curato da Roberto Della Casa e Raffaella Quadretti, in collaborazione con Italiafruit news. La presentazione, andata in scena anche quest’anno alle porte di Milano ad Assago, davanti a circa 800 persone, ha visto come
chicca finale la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi.

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Dal “bello e buono” platonico al “bello e ben fatto” dei nostri giorni sono trascorse miriadi di interpretazioni e declinazioni differenti di un concetto che se applicato al cibo, e in modo particolare all’ortofrutta, riserva più di qualche sorpresa, soprattutto sfogliando i risultati emersi dall’indagine condotta dal Monitor Ortofrutta di Agroter e contenuta nel numero speciale di Mark Up.

Bellezza? Uguale “freschezza”

La bellezza nell’ortofrutta, secondo il panel di consumatori dell’indagine, non fa rima né con la bontà, né con colore, né tanto meno con  dimensioni o pezzatura. Tutti fattori ai quali, invece, da sempre produttori e distributori donano particolare importanza. La parola vincente è “freschezza”: secondo il 45,7% degli intervistati frutta e verdura belle sono quelle che “si presentano fresche, come appena colte”.

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Anche dei piccoli difetti sono stati orami sdoganati, tanto che per poco più del 20% sono sinonimo di “naturalità”.

«Siamo arrivati al brutto ma buono. Abbiamo pensato troppo all’apparenza e poco alla sostanza e così i consumatori si stanno rifugiando in un assioma tecnicamente sbagliato, ma avendoli ingannati, reagiscono preferendo anche frutti deformi» ha sottolineato Della Casa.

“Bello” non fa sempre rima con “buono” o “gustoso”

Un altro dato non particolarmente positivo che emerge dall’indagine di Agroter è certamente quello relativo alla gratificazione da parte dei clienti per quanto riguarda il gusto dopo un acquisto di frutta e verdura considerata bella. Solo il 3% ha ammesso di essere stato soddisfatto, il 50,2% ogni tanto e ben il 46,8% considera la frutta e verdura bella spesso, o quasi sempre, deludente e insoddisfacente. Un dato che, secondo Della Casa, giustifica gli ultimi dati che vedono le vendite di frutta e verdura arrancare nella grande distribuzione, al netto di frutta secca e IV gamma, uniche e vere isole felici di questo comparto.

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Sul fronte dei canali di distribuzione, benché l’avanzata della grande distribuzione sia pressoché inarrestabile, ai consumatori se gli si chiede dove trovano frutta e verdura più buona o più bella, non sembrano avere dubbi: dal contadino. La vendita diretta, quindi, è la preferita, seguita dal fruttivendolo e dai mercati, se si tratta di bontà, e dai supermercati se entra in gioco la bellezza.

Il reparto della Gdo che più richiama la bellezza è quello dell’ortofrutta

Tra i tanti spunti presenti nel volume, anche quello che lega la bellezza ai reparti dei supermercati. La leadership del reparto ortofrutta è pressoché totale in tutte le fasce di età, tranne in quella 18-34, secondo la quale è la profumeria ad essere sinonimo di bellezza in un supermercato. Un reparto, quindi, che potenzialmente potrebbe trasmettere molto di più di quello che probabilmente fa in questo momento, considerando il carico di valori e suggestioni che si porta dietro in modo pressoché naturale.

Il connubio ortofrutta e arte di Vittorio Sgarbi

Sgarbi? Il famoso critico d’arte, dopo un lungo prologo condito da siparietti a tratti esilaranti, altre volte ridondanti ai limiti della stucchevolezza, ha preso per mano i tanti operatori della filiera ortofrutticola presenti in sala conducendoli in un viaggio sulla presenza di frutta e verdura nell’arte, dai Romani fino agli autori più contemporanei.
Partendo dagli scavi di Ercolano e passando per le famose teste formate da frutta e verdura dipinte da Giuseppe Arcimboldo, il noto critico ha dedicato la parte più approfondita, lunga ed ispirata della sua lezione a Caravaggio, che tra il Cinquecento e il Seicento eleva la natura morta ad assoluta protagonista in alcuni dipinti come la “Canestra di frutta” o la “Cena di Emmaus”, dove quest’ultima diventa «un’allegoria della natura umana, del tempo che passa e lo consuma. Un genio: parla dell’uomo attraverso la sola natura morta».

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Il numero speciale di Mark Up, oltre a contenere una lunga parte che mostra e analizza una parte dei quadri descritti dal vivo da Vittorio Sgarbi tutta da sfogliare e leggere, ospita anche un suo contributo dal titolo “Frutta e verdura nell’ARTE”.

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