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Cinipide del castagno, nel Lazio prosegue la lotta biologica

Il Lazio aumenta, tanto che la sezione regionale di Coldiretti stima un aumento di produzione del 20% di castagne rispetto allo scorso anno.

Prosegue nel Lazio la lotta biologica al cinipide del castagno, tanto che per i prossimi giorni sono già stati programmati dal Servizio Fitosanitario Regionale nuovi lanci di Torymus sinensis, l’insetto antagonista del parassita che da anni attacca le maggiori aree castanicole della regione.

Per la prima volta, inoltre, quest’anno gli esemplari di Torymus non saranno acquistati, grazie all’attività svolta nel tempo dalla Direzione regionale Agricoltura, che ha posto le basi affinché l’insetto fosse riprodotto in loco, presso i due centri regionali di moltiplicazione di Caprarola (VT) e di Velletri (Rm). “Le operazioni – spiega la Regione – condotte dall’Area del Servizio Fitosanitario Regionale, hanno visto il diretto coinvolgimento dei Comuni e delle associazioni castanicole per la raccolta delle galle dalle alberature e la loro conservazione presso i centri di moltiplicazione, fino allo sfarfallamento dei Torymus. Più galle si raccolgono, più individui si riescono ad ottenere. In questo contesto, il rapporto tra Regione ed enti locali è stato importantissimo. Molti sono i comuni, dislocati su tutto il territorio regionale, che hanno contribuito alla raccolta delle galle, attraverso le quali è stato possibile produrre gli esemplari di Torymus. Da tutte le galle raccolte sono sfarfallati oltre 25.000 insetti, di cui più di 7.000 dal centro di Caprarola e oltre 18.000 da quello di Velletri. Numeri importanti che indicano il raggiungimento di due risultati positivi: da una parte testimoniamo l’efficacia dei lanci effettuati negli anni passati, finanziati sia dal pubblico sia dal privato; dall’altra, danno conto del grande lavoro svolto nei due centri di moltiplicazione regionali per la gestione degli insetti”.

La Regione ha inoltre specificato che sono oltre un centinaio i lanci in programma. Ad essere interessati saranno un’ottantina di comuni del Lazio, in gran parte delle province di Roma e Viterbo, dove il problema del cinipide galligeno rappresenta ancora una pericolosa minaccia.

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