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Reparto Ortofrutta

Sì all’innovazione, ma prima i fondamentali. La Gdo a confronto sul reparto ortofrutta

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Più spazio? Più innovazione? O forse solo maggior coerenza e bontà? Sul palco di Think Fresh alcuni big dalla grande distribuzione italiana a confronto sul reparto ortofrutta del futuro

L’anno scorso vi ho lasciato con il claim “il piacere di fare la spesa”. Amazon che compra Whole Food è invece “il godere di fare la spesa”».

È sicuramente iniziata in modo scoppiettante la seconda parte di Think Fresh, l’evento ideato da Agroter e che si è svolto mercoledì 21 giugno a Firenze. Ad aprire le danze della tavola rotonda pomeridiana, che ha visto salire sul palco alcuni big del mondo della grande distribuzione italiana, è stato Giorgio Santambrogio, ad del Gruppo VéGé nonché presidente dell’Associazione Adm. “Whole Food non è un’azienda che vende prodotti: il visual merchandising dell’ortofrutta l’abbiamo imparato da loro, non è una location di prodotti ma la patria dell’esperienza”. Ed in questo momento che esperienza vivono i consumatori nel reparto ortofrutta di un supermercato?

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«In questo momento questa categoria avrebbe bisogno di una disruption innovation» ha affermato Mario Gasbarrino, amministratore delegato dei supermercati U2 che, come spesso capita a congressi o convegni nei quali è chiamato ad esprimere il suo parere, è quasi sempre il relatore che strappa il maggior numero di applausi dalla platea, ed anche questa volta, davanti alla filiera ortofrutticola, non ha fatto eccezione.

Ammettiamolo: la frutta e la verdura che si compra in Gdo è a volte buona, a volte no».

Una sorta di “mea culpa” quello di Gasbarrino? Forse, ma che ha sostanzialmente trovato d’accordo quasi tutti gli esponenti della grande distribuzione presenti sul palco, ma nello stesso tempo anche un invito a tornare con i piedi per terra, a curare bene i fondamentali – in fondo programma del mattino era terminato con lo stesso monito – prima di lanciarsi nell’investimento in prodotti molto innovativi.

Un avvertimento confermato, per esempio, da Davide Marcomim, direttore prodotti freschissimi Auchan Retail Italia, che proprio recentemente aveva illustrato la rivoluzione nel reparto ortofrutta attuata in tutti i punti vendita. «Occhio a non prendere cantonate. Abbiamo allargato al mondo degli smoothies, poi agli estratti e agli hamburger vegetali togliendo spazio alla IV gamma. È andata bene all’inizio, poi il risultato è peggiorato, le vendite sono calate e abbiamo perso fatturato anche nella IV gamma avendo ridotto il suo spazio».

SpaghettiVerdureRepartoOrtofrutta

Insomma, sebbene gli spaghetti di verdure sembra siano i prodotti che più di altri in questo momento i consumatori vorrebbero trovare nel reparto ortofrutta, prima di travolgerlo completamente è bene pensarci bene e trovare i giusti spazi tra le referenze. «È questo l’aspetto più arduo» ha affermato in questo caso Giovanni Panzeri, responsabile freschissimi dell’altro big francese presente in Italia, vale a dire Carrefour.

Probabilmente è presente una grossa insoddisfazione rispetto a quello che i consumatori trovano nel reparto, forse per questo motivo richiedono grande innovazione, come ad esempio gli spaghetti di verdure».

Forse, prima di rivoluzionare il reparto, sarebbe meglio aumentare il suo spazio, andando incontro alle mutate esigenze dei consumatori che vogliono più biologico, più frutta secca, più semi e tanti altri prodotti molto innovativi trasformando lo spazio dedicato all’ortofrutta in un reparto vegetale a 360° gradi. Ne è convinto, ad esempio, Claudio Mazzini, responsabile commerciale freschissimi di Coop Italia. « Il reparto ortofrutta va complessivamente ripensato, vanno aumentate le superfici nei negozi più piccoli, perché l’ortofrutta è solitamente quello che rimane degli altri reparti che hanno invece piani già assegnati, vale a dire circa l’8% negli ipermercati e il 10% nei supermercati. Dobbiamo smetterla di pensare in questo modo, ma i primi a farlo dobbiamo essere noi».

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Più spazio, ma senza però derogare agli equilibri complessivi: è questo, invece, il commento di Fabio Sordi, direttore commerciale di Selex, che ha sottolineato come il reparto ortofrutta, al netto delle innovazioni, debba essere prima di tutto ben integrato e coerente con il resto del supermercato. «Basta barriere interne, dobbiamo cercare il luogo più adatto per stimolare il cliente, ad esempio le avancasse».

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