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La Cassazione dà ragione a Caprotti

Bernardo Caprotti
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Autore Redazione

Si chiude una vicenda iniziata nel 2011 e che ha visto contrapposti Bernardo Caprotti e i figli Violetta e Giuseppe. La Cassazione ha confermato le conclusioni del lodo arbitrale che li vedeva contrapposti.

Mancava l’ultimo tassello alla vicenda che vede contrapposti padre e figli, Bernardo Caprotti da una parte e i figli Violetta e Giuseppe dall’altra. La Cassazione, infatti, martedì 23 febbraio, ha definitivamente confermato le conclusioni del lodo arbitrale che si era espresso in modo favorevole alla proprietà delle azioni da parte del patron di Esselunga. Questo nonostante abbia considerato “ammissibili” alcuni punti.

«Si chiude definitivamente una storia che va avanti da tanti anni. È stato respinto il tentativo di assalto alla posizione di Bernardo Caprotti, coltivato attraverso una serie di giudizi. Oggi questa decisione della Cassazione mette la parola `fine´ alla vicenda» ha commentato l’avvocato Marcello Molè, che ha assistito Bernardo Caprotti.

La vicenda, infatti, è partita nel 2011 quando il patron di Esselunga aveva escluso i figli dalla titolarità delle azioni della Supermarkets Italiani. Il lodo arbitrale del 2012 aveva dato ragione al padre e, anche dopo il ricorso in Appello da parte dei figli, la Corte, nel marzo del 2014, aveva confermato nuovamente le conclusioni del lodo arbitrale. Mancava, quindi, l’ultimo atto, quello della Cassazione, che ora è arrivato.

Rimane ancora aperta, invece, la causa civile sulla posizione di Unione Fiduciaria, presso la quale erano state depositate le azioni. In questo caso, secondo quanto riportano la maggior parte dei quotidiani, è probabile che si giunga ad una sentenza definitiva prima dell’estate considerando che a fine marzo sono stati depositati gli atti.

Le aule dei tribunali, comunque, faranno ancora parte prossimamente del novantenne patron dell’impero Esselunga: si aperta, infatti, la vicenda che lo vedrebbe coinvolto nella campagna diffamatoria ai danni di Coop Lombardia, per la quale il pm Gaetano Ruta, alla fine delle indagini, ha chiesto una condanna a un anno e sei mesi.

Fonte news: Corriere della Sera

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