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Berries, la filiera ci crede

Programmazione, dialogo, crescita. Sono le parole chiave emerse dal webinar organizzato ieri da myfruit.it

E’ stato un confronto costruttivo e partecipato tra mondo della produzione e mondo della distribuzione quello andato in onda ieri durante il webinar “Categoria Berry: la Gdo ci crede?” organizzato da myfruit.it in collaborazione con Italian Berry.

La crescita a doppia cifra dei berries, sia in termini di volume (+43%), sia in termini di valore (+32%) impone infatti alcune riflessioni circa i diversi step della filiera. Programmazione, dialogo e ulteriore crescita sono i trend topic condivisi dai relatori.

Mirtillo e lampone su, mora giù

E’ spettato a Thomas Drahorad, di Ncx Drahorad e Italian Berry, tracciare lo scenario di mercato. “Solo tre anni fa i piccoli frutti erano ritenuti una categoria scivolosa, su cui ci si poteva fare male. Oggi le nostre rilevazioni settimanali ci raccontano un’altra storia, ci parlano di un settore che sta crescendo, e molto”.

Nel 2021, rispetto all’anno prima, infatti, le famiglie che hanno scelto di acquistare mirtilli sono cresciute del 28 per cento. Sono dunque aumentati i volumi ed è aumentata la frequenza di acquisto. Segno positivo anche per i lamponi, che registrano un incremento dei volumi acquistati pari al 50 per cento.

“Per entrambe queste referenze resta comunque un potenziale enorme – ha precisato Drahorad – Basti pensare che in Regno Unito i consumi di mirtilli sono sei volte quelli italiani, quelli dei lamponi 11,5. E stiamo parlando di un Paese che non è un gran consumatore di frutta”.

Sorti diverse per la mora, che perde, nel 2021 rispetto al 2020, una fetta di consumatori pari al 3,65 per cento (qui la presentazione completa).

“Le more sono in crisi perché si è lavorato poco sulle varietà e sui banchi arriva un prodotto con scarsa shelf-life, a volte acido – ha argomentato Gianluigi Bertelli, responsabile business unit Berries di Spreafico – Bisogna lavorare sulla ricerca varietale, oggi il consumatore è pronto a dare un nome e un cognome a mirtilli, lamponi e anche more”.

Una categoria che cresce

Ha confermato il momento positivo dei piccoli frutti anche Riccardo Zampieri di Conad: “Si tratta di una categoria che cresce velocemente e a doppia cifra – ha sottolineato – Dal 2017 a oggi l’incremento delle vendite è pari al 50 per cento. In Italia, in particolare al sud, il potenziale è enorme”.

Quanto alle preferenze del consumatore, lo scenario si ripete in tutte le regioni: gli acquisti sono consolidati in particolare per il mirtillo, seguito dai lamponi, dalle more e dai misti. Chiudono la classifica i ribes e le fragole di bosco.

“I piccoli frutti – ha spigato Barbara Allisio, sales manager di Berryway – rientrano ancora tra gli acquisti di impulso, difficilmente si trovano sulla lista della spesa del consumatore. Non basta che il prodotto sia di qualità. Se non è in vista, se non ha una posizione strategica, le vendite per forza di cose crollano”.

Occorre strategia

Dunque, sui banchi della Gdo, occorre strategia. Tanto che le insegne iniziano a proporre, accanto alla consolidata vaschetta da 125 grammi, anche soluzioni inedite. A farlo notare è stato Drahorad, che con l’Osservatorio Piccoli frutti monitora settimanalmente le dinamiche e le strategie di vendita nei negozi.

“C’è chi vende il mirtillo sfuso, chi ha optato per confezioni di lamponi da un chilo, chi sta puntando sui poker e chi ha deciso di promuovere solo il prodotto bio – ha riferito – Nel 2019 siamo partiti con l’osservatorio sui prodotti premium, per poi seguire, nel 2020, con quello sul bio e poi con quello sul prodotto a residuo zero. Dal confronto con gli altri mercati, per il futuro, restano aperti due segmenti, il discount e il prodotto italiano”.

Ha confermato la necessità di strategia e di diversificazione Danilo Stanislao di Megamark: “Siamo maggiormente presenti al sud, dove i piccoli frutti vanno meno – ha evidenziato- Pertanto abbiamo implementato una strategia basata sull’ampliamento di gamma del prodotto bio, stiamo lavorando sui bis e sui tris e sulle attività extra-volantino“.

“Occorre affiancare alla classica vaschetta da 125 grammi confezioni dalle grammature differenti, fare ruotare le referenze, lavorare sui mix – ha aggiunto Zampieri – In futuro si dovrà continuare a investire sulla gestione del prodotto nei punti di vendita”.

Governare la filiera

Se la gestione nel punto di vendita è importante, non è da meno quello che accade lungo la filiera. “Ci siamo mossi con una strategia ben precisa – ha detto a tal proposito Bertelli – E cioè abbiamo scelto di entrare direttamente nella produzione, di essere in campagna. La filiera deve essere governata, il che significa che occorre stare vicino al produttore finanziariamente, tecnicamente e commercialmente. Occorre poi investire. Abbiamo speso 56mila euro in analisi a sorpresa sul prodotto dei nostri partner produttivi”.

Secondo Bertelli, sono altri due gli elementi di successo: “Si deve fare programmazione e si deve avere coraggio“.

No all’improvvisazione, sì al dialogo lungo la filiera – ha proseguito Stanislao – E per preservare un prodotto che per sua natura è deperibile occorre alzare l’attenzione sugli aspetti logistici”.

Non si devono dimenticare le caratteristiche qualitative e organolettiche dei prodotti – ha richiamato AllisioCroccantezza, gusto e shelf-life sono gli aspetti su cui puntiamo”.

Puntare sulla filiera orizzontale

“In Italia manca l’integrazione di filiera orizzontale – ha concluso Thomas Drahorad – Per esempio negli Stati Uniti le associazioni di categoria hanno investito dieci milioni di dollari per elevare il mirtillo a frutto preferito al mondo. Non c’è nulla da inventare, basta guardare quello che fanno gli altri”.

“Bisogna incentivare il confronto lungo la filiera – ha chiosato Bertelli – Momenti come questi, in cui si dialoga e ci si confronta, sono estremamente costruttivi”.

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