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Meloni: il Mantovano è in ritardo, rischio pezzature mini

In serra si registra scarsa allegagione, in pieno campo si inizia a raccogliere tra 20-25 giorni. E il gelo è costato caro

Sebbene sia ancora presto per fare bilanci, quella dei meloni potrebbe essere un’annata anomala. E’ questo, in sintesi, il pensiero di Luca Brondolin, titolare della omonima società agricola di Poggio Rusco (Mantova) aderente all’Organizzazione di produttori Sermide Ortofruit. 

“Il campo aperto si sta comportando meglio delle serre – esordisce – Al coperto, infatti, si registra scarsa allegagione. Va meglio nei tunnel, ma l’impressione è che quest’anno la stagione sarà caratterizzata da una prevalenza di meloni piccoli“. Il che non significa che non saranno buoni: “A essere in discussione sono le caratteristiche commerciali – precisa Brondolin – Per quanto riguarda la qualità e il gusto sarà una buona annata”.

Il gelo è costato caro

Brondolin coltiva 14 ettari di melone (e 16 di anguria) in campo aperto e pertanto ha dovuto fare i conti, del resto come tutti i produttori della zona e non solo, con le gelate: “Per difendere la produzione dal freddo è stato un bagno di sangue – racconta – E’ vero che le primizie, normalmente, sono le varietà più soddisfacenti dal punto di vista remunerativo, ma quest’anno abbiamo speso moltissimo per ridurre i danni. Abbiamo dovuto coprire ogni singola pianta, un lavoro enorme e dispendioso”.

Il pieno campo è in ritardo di un mese

Causa freddo, la raccolta in pieno campo quest’anno tarderà di circa un mese rispetto al 2020: “Inizieremo non prima di 20-25 giorni – riferisce – Anche la serra, dove la raccolta è iniziata in questi giorni, è in ritardo di un paio di settimane. Inizio a credere che il cambiamento climatico sia davvero in atto, questa mattina c’erano 11 gradi”. Come spiega Brondolin, i produttori della Op a cui aderisce credono molto nella qualità del prodotto e pertanto stanno lavorando per accrescerla: “Dal confronto tra le realtà del nostro territorio nascono idee concrete – argomenta – Le esigenze del consumatore, soprattutto in termini di gusto, sono per noi una priorità. Ma con gli sbalzi termici e il clima impazzito, diventa difficile lavorare. Noi ce la mettiamo tutta”.

Indugia anche il Viterbese

Se nel Mantovano è ancora presto per fare bilanci, ancora più prematuro è nel Viterbese. Anche qui, come dice Sergio Marcoaldi, agronomo della società agricola Copa di Canino (Viterbo) – 60 ettari di produzione di melone – il gelo ha spostato in avanti la data di raccolta. Normalmente si inizia in serra a maggio per poi proseguire nei tunnel (a giugno) e si conclude con il campo aperto (da luglio a settembre). “Rispetto allo scorso anno – puntualizza – siamo in ritardo di circa una settimana. Abbiamo iniziato a lavorare da due-tre giorni e dunque è davvero presto per parlare dell’andamento della stagione. L’impressione, per quel poco che abbiamo visto, è che le pezzature saranno piccole. Ma la qualità sarà eccellente”.

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