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Il 2020 anno da dimenticare anche per l’ananas

La pandemia ha rallentato i consumi europei: pesa l’assenza dell’Horeca. Un articolo della bbc ricorda gli esordi del frutto nel Regno Unito

Da simbolo di ricchezza nei secoli scorsi, a segnale di crisi al tempo della pandemia. L’ananas, il frutto esotico entrato nel paniere dell’Istat (Istituto nazionale di statistica) già qualche anno fa, sta vivendo negli ultimi mesi un periodo non buono, soprattutto se si considerano i trend degli ultimi anni. A non aiutare è la forte contrazione che vive il canale Horeca.

L’ananas ai giorni nostri

Nel 2018, nel Regno Unito, le vendite di ananas (frutto intero) erano aumentate di 15 punti percentuali, a cui si sommava la crescita di consumi di prodotti che lo contengono, quali i succhi (+20%), e anche la pizza hawaiana (+15%). Tanto che, secondo l’insegna Tesco, due anni fa la domanda di ananas aveva raggiunto i massimi storici.

L’anno successivo, e cioè nel 2019, al Tropical Fruit Congress organizzato a Macfrut, da un intervento di Cso Italy circa i consumi di ortofrutta tropicale nell’Unione europea, emergeva come dal 2013 al 2017 il consumo di ananas, lime, papaya e passion fruit fosse cresciuto di 7 milioni di tonnellate, mentre solo nel 2018 si è registrata una crescita del 16% che ha permesso di oltrepassare gli 8 milioni. Dal 2009 al 2018 i Paesi che hanno maggiormente acquistato frutta esotica sono stati Regno Unito (+27% rispetto 2009), Germania (+19%) e Italia (+25%). I frutti esotici più consumati nel 2018? La banana (71%), l’ananas (11%), l’avocado (6%) e il mango (4%) .

Il 2020, un anno da dimenticare (anche per l’ananas)

Poi è arrivata la pandemia: durante il lockdown, in Italia, gli acquisti di ananas hanno toccato, soprattutto in prima battuta, il minimo storico per via delle difficoltà legate all’import. Ma, come rileva Cso Italy, ad aprile l’ananas ha ripreso con un buon ritmo di vendita (+22% anno su anno), anche se continua a pesare l’assenza quasi totale del canale Horeca: a far crescere la domanda di ananas, infatti, sono normalmente bar e ristoranti.

Dunque l’emergenza sanitaria ha impattato sul trend positivo: solo un anno fa, in Italia, si registrava un incremento costante della domanda di frutti esotici, ananas in testa. In particolare, quello giallo registrava un trend positivo incrementi del 30,1% a volume e del 26,4% a valore. Per quanto riguarda i canali di distribuzione, l’andamento era positivo ovunque, in modo particolare nella grande distribuzione: +23,6% a volume e +22,6% a valore negli ipermercati, +32,2% e +33% nei supermercati, +18,2% e +13,8% nei liberi servizi, +39,8% e +22,3% nei discount.

Intanto, in Sudafrica…

Mentre i consumi di ananas europei cercano di riprendere i ritmi consolidati, in Sudafrica è vero e proprio boom. Sì, perché il giro di vite del 12 luglio scorso sul consumo di alcolici – la cui vendita è ora vietata in tutto il Paese – ha fatto riscoprire l’ananas come ingrediente principale della birra casalinga: oggi, in Sudafrica, la disponibilità di ananas scarseggia e i prezzi sono aumentati del 150%.

Un passo indietro: l’ananas nel passato

Un articolo apparso su sito della bbc ci riporta agli esordi del frutto tropicale nel Regno Unito. L’idea che l’ananas sia un segno di lusso nel Regno Unito è abbastanza consolidata. Era il 1770 quando, per indicare una situazione favorevole, era consuetudine dire “a pineapple of the finest flavour”, vale a dire: “un ananas dal sapore più raffinato”. A quell’epoca, negli eventi aristocratici, l’ananas faceva bella mostra di sé sulle tavole: ma era troppo prezioso per essere mangiato, veniva esposto solo per abbellire la tavola. Così, lo stesso frutto, veniva riutilizzato in più eventi, finché non marciva. L’ananas era il sogno di tutti, aristocratici e meno abbienti: nel 1775 entra nel cinema con una celebre frase di mrs. Malaprop, personaggio della commedia The Rivals che, esclamando “È proprio l’ananas della cortesia!”, confonde il pinnacle (pinnacolo) con il pinepple (l’ananas). In seguito diviene protagonista di dipinti e presto iniziano i tentativi di coltivarlo nei giardini aristocratici inglesi, il che ne accresce il fascino: un conto era aspettare che un ananas arrivasse dai tropici, un conto era disporre di strutture e personale abbastanza abili da farne crescere uno in casa. La coltivazione degli ananas diventa un hobby dell’aristocrazia terriera, ma senza  grande successo.

La coltivazione dell’ananas nel Regno Unito

A quanto si sa, i primi tentativi di coltivazione furono fatti negli aranceti, progettati per fornire protezione dal gelo agli agrumi durante i mesi invernali. Ma non fornivano abbastanza calore e luce per gli ananas tropicali. La rivista Gentleman’s Magazine, nel 1764 stimò che la coltivazione di ananas costava l’equivalente odierno di circa 28mila sterline. Inoltre, come viene riportato da altre fonti, il ricorso a fonti di calore per scaldare la serra – venivano impiegate fornaci o stufe – spesso mandava letteralmente in fumo la produzione.

Nel Regno Unito, nell’era Georgiana, è ananas mania: esplode il mercato dei prodotti a tema, tra cui le porcellane (fonte bbc.com)

Poiché le aspiranti classi medie non potevano permettersi di coltivarli o di acquistarli, gli imprenditori più astuti iniziarono a guadagnare sulla popolarità del frutto: esplose il mercato dei prodotti a tema ananas, quali teiere e porcellane varie, casse per orologi, ferma-libri e dipinti. Ma questo status non durò a lungo. Con l’avvento delle navi a a vapore, la Gran Bretagna iniziò a importare regolarmente ananas dalle colonie, di conseguenza i prezzi diminuirono. A quel punto, chiunque poteva permettersi un ananas, perché quello che una volta era considerato un frutto di lusso, poteva ora essere trovato a buon mercato.

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