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Prodotti

Orticole, l’innovazione “fa filiera”

Con Lucio Colombo (Bayer) una panoramica sui principali obiettivi del breeding. Che devono soddisfare le esigenze di tutti, dal campo al carrello

Lo sviluppo di nuove varietà nel settore orticolo è sempre più focalizzato sulla qualità del prodotto a 360 gradi: specificamente, dal punto di vista organolettico, ma anche dell’insieme di caratteri che permettono all’ortaggio di arrivare fresco e integro sullo scaffale, per esempio.
In generale, tutte le aziende che si occupano di sviluppo di nuovi materiali collaborano con l’intera filiera per soddisfare le esigenze della parte agricola, di chi confeziona e chi trasporta, fino alla gdo e al consumatore. “Cerchiamo di selezionare gli aspetti che favoriscono il confezionamento – spiega Lucio Colombo, portfolio marketing manager di Bayer, divisione Orticole -. Un tema ricorrente rispetto al passato, perché il consumo di ortaggi è sempre più orientato verso il confezionato. Il che significa soprattutto forme regolari e pezzature più contenute”.

Data per scontata l’elevata qualitatà, per alcune specifiche crop si lavora su elementi innovativi interessanti per il consumatore. “Pensiamo alla riduzione delle pezzature delle angurie – continua Colombo -. Ma anche alla scoperta (o riscoperta) dei peperoni allungati (Corno di toro), prima trascurati e ora tornati in auge”.

Le nuove varietà di meloni costituiscono un esempio eclatante degli obiettivi del breeding: qualità organolettica decisamente migliorata e pezzature più contenute, coerenti con la dimensione delle famiglie attuali. “Anche nel caso dei pomodori c’è sempre maggiore interesse per le tipologie a frutto piccolo, più apprezzate sia per l’intrinseca qualità organolettica, sia anche per le dimensioni – continua il manager di Bayer – E anche qui assistiamo alla riscoperta di tipologie tradizionali, collettate (vedi Camone, ndr), Marmande o, anche, Cuor di bue. Spazio anche ai colorati, che però restano un prodotto di completamento di gamma per i grandi distributori”.

Molto attiva la ricerca nel campo delle crucifere, trainate soprattutto dagli aspetti salutistici. “Noi – prosegue Colombo – abbiamo sviluppato una linea di cavolfiori (Curdivex) che restano molto più bianchi rispetto ai tradizionali offrendo un’immagine di maggiore freschezza al prodotto. E anche i cavolfiori colorati stanno diventando un trend interessante. Sui broccoli vincono gli aspetti salutistici, con linee ad alto contenuto di glucorafanina, un potente antiossidante”.

A proposito di contenuto nutrizionale, pochi sanno che il contenuto di vitamina C dei peperoni è elevatissimo (due volte quello degli agrumi) e le attività di breeding danno sempre più valore a questo aspetto. “Inoltre, tra i peperoni, prendono slancio le tipologie snack, un trend più europeo che italiano, che predilige varietà con un numero limitato di semi. Caratteristica che accomuna molte nuove varietà di peperoni”.
Un’ultima osservazione riguarda il finocchio, ortaggio sul quale si lavora per prolungarne la conservabilità. “Comune denominatore è la ricerca di pezzature più piccole, per renderli più idonei alle abitudini di consumo”, dice Colombo.

Per quanto riguarda i “trait” che interessano il produttore, primo obiettivo del miglioramento genetico è la resistenza alle malattie. Carattere che aiuta a ridurre i trattamenti chimici. Ma c’è molta attenzione anche per le caratteristiche di prodotto che riducono la necessità di manodopera. “Pensiamo alla differenza tra la raccolta di pomodori a frutto singolo o a grappolo – conclude Colombo -. O alla raccolta di melanzane prive di spine che agevolano le operazioni. O, anche, alle colture di pieno campo che possono sfruttare la meccanizzazione della raccolta. Ecco come sono nati i nostri broccoli Rising Head (lett. a testa alta)”.

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