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Nocciole, produzione dimezzata in Italia. «Bisogna continuare a comunicare ai più giovani»

Nocciole

Circa il 50% in meno la produzione in Italia e tensione sui mercati. Caputo: «Fondamentale continuare a comunicare ai più giovani le caratteristiche intrinseche della frutta secca»

Sebbene l’Italia continui a essere uno dei nomi di riferimento a livello mondiale della produzione di nocciole – seconda dopo la Turchia, l’Italia detiene circa l’11% della produzione mondiale (fonte dati Nocciola Day) – l’anno che sta per chiudersi verrà ricordato come uno tra i più complicati per la corilicoltura italiana con una perdita, in media, del 50% della produzione. 

Previsioni errate in primavera, industria spiazzata

«Il Piemonte soffre di più di altre regioni, il Lazio cerca di sopperire, in Campania Caserta regge, mentre Avellino fa fatica. Poi c’è sempre una 15% di prodotto che si trasporta dall’anno precedente». Questo il quadro generale tracciato da Giampaolo Rubinaccio, coordinatore del Comitato Frutta a Guscio dell’OI (Organizzazione Interprofessionale) Ortofrutta Italia. I motivi, tanto per cambiare, risiedono sostanzialmente nelle bizze del clima che, soprattutto a maggio, tra freddo, piogge e umidità hanno causato seri problemi proprio durante la delicata fase dell’invaiatura dei noccioleti.

«A questo bisogna aggiungere che nel 2018, seppur ci siano state situazioni estreme di siccità, per le nocciole è stato un anno boom, tra i migliori degli ultimi 10 anni in termini quantitativi, quindi quest’anno si sente molto la differenza» continua Rubinaccio che, pensando al 2020, ammette che, se ci dovessero essere delle similitudini con il 2019 «dovremo avere strategie di soccorso».

Secondo Rubinacci, il settore industriale è rimasto spiazzato quest’anno perché a maggio erano state diffuse stime che parlavano di una produzione standard sia in Italia che in Turchia, che hanno portato a delle contrattazioni di futures a settembre di un certo tipo: «Mai previsione fu così sbagliata – commenta Rubinacci –. Il divario produttivo che si è venuto a verificare invece è stato impattante».

Caputo: «Tensione commerciale per insufficienza di prodotto»

«Sebbene i territori maggiormente colpiti si trovino al Nord, anche in Campania si è registrata una sensibile diminuzione di prodotto» ci spiega anche Angelo Caputo, patron di una delle realtà di riferimento del settore in Italia, Vincenzo Caputo Srl, con sede a Soma Vesuviana e una storia alle spalle che inizia nel 1930. «Il quadro generale è di forte tensione commerciale, soprattutto dovuta alla impossibilità di mantenere gli impegni stipulati verso altri Paesi. In particolare la Germania, per l’insufficienza di prodotto, ha richiesto a Bruxelles l’abolizione dei dazi sulle nocciole turche per facilitarne le importazioni. In questo scenario apocalittico riuscire ad onorare i patti e offrire prodotto è già un buon traguardo».

NocciolaGIffoniIgpNocciola di Giffoni, qualità buona, calo intorno al 30%

Caputo è anche uno dei nomi di riferimento quando si parla di Nocciola di Giffoni Igp, uno dei prodotti certificati in questo comparto insieme a Nocciola Piemonte Igp, la Nocciola Romana Dop. «Siamo di certo il riferimento per i prodotti a marchio del distrivutore, da molti anni infatti colloquiamo con le istituzioni, siamo nel consiglio di Amministrazione del Consorzio di tutela, promuoviamo e valorizziamo l’eccellenza presso i grossi players, fino alla stipula del Patto di filiera, volto a sostenere il miglioramento degli standard qualitativi della produzione in termini di caratteristiche chimiche, fisiche ed organolettiche della materia prima, nonché ad inquadrare e delineare le buone prassi legate alla produzione ma anche alla trasformazione e al confezionamento delle nocciole condotte dalle imprese della filiera». La qualità è buona quest’anno, continua Caputo, e sebbene il calo quantitativo non sia pesante come in altre zone italiane, si aggira comunque intorno ad un 30% in meno.

Frutta secca, consumi tutto l’anno, ma bisogna continuare a investire in comunicazione

Sebbene questo sia un periodo caldo per i consumi di frutta secca, ormai la destagionalizzazione è un dato di fatto, grazie anche al lavoro di comunicazione svolto negli ultimi anni da associazioni come Nucis. Nonostante questo, secondo Caputo, non bisogna fermarsi. «Pensiamo che la crescita del consumo pro-capite e la moltiplicazione delle occasioni di consumo siano tendenze soggette a decelerare nel corso dei prossimi anni. Per questo il nostro impegno con Nucis si è intensificato in questo triennio di contribuzione. Abbiamo infatti partecipato attivamente alla progettazione del piano di comunicazione triennale, con l’obiettivo di parlare di alimentazione ai più giovani, di utilizzare in modo scientifico i social e di coinvolgere le istituzioni in un processo di affermazione delle proprietà intrinseche del prodotto».

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