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Frutta secca, nei prossimi dieci anni i consumatori raddoppieranno

pino calcagni

Da 1 miliardo di persone del 2018, secondo le stime di INC nel 2030 il numero salirà a 1,8 miliardi in tutto il mondo.

Il 2019 sta per chiudersi, a livello internazionale, con un altro segno positivo per gli scambi commerciali di frutta secca ed essiccata. Secondo i dati Fruitimprese relativi ai primi 8 mesi del 2019, le esportazioni dall’Italia verso i mercati esteri sono in crescita dell’8,3% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, attestandosi a 39.307 tonnellate e confermando una tendenza che perdura ormai da alcuni anni. La vivacità commerciale è ben registrata anche in entrata. Sempre nei primi 8 mesi del 2019, sono aumentate del 17,3% le importazioni di frutta secca ed essiccata, per un totale di 147.418 tonnellate.

Ad essere in fermento, tuttavia, non è solo il mercato italiano, ma tutto il movimento della frutta secca a livello globale. Una fotografia della situazione è stata ben scattata da Pino Calcagni (nella foto), patron dell’azienda Besana e vice presidente di INC, International Dried & Fruit Council, l’organo rappresentativo di oltre 800 aziende in più di 80 Paesi del mondo, che producono e lavorano frutta secca ed essiccata.

Al recente appuntamento del China International Tree Nuts Conference, lo stesso Calcagni ha parlato del momento che sta vivendo l’intero comparto. “Per la stagione 2019/2020 – ha evidenziato – a livello globale si prevede un ulteriore incremento nella produzione di frutta secca, che arriverà a superare i 4,6 milioni di tonnellate, segnando così un +25% rispetto alla media degli ultimi dieci anni”.

Le maggiori referenze continuano ad essere i cosiddetti “big five”: mandorle, noci, anacardi, pistacchi e nocciole. La Cina è attualmente il maggiore produttore mondiale di noci, con una quota di circa il 45%. Si prevede che il gigante asiatico produrrà altre 26.200 tonnellate di frutta secca nella stagione 2019/2020 tra pinoli, macadamia, nocciole, pistacchi e noci pecan.

“Nel 2018 – ha proseguito Calcagni – oltre 3,4 milioni di tonnellate di frutta secca sono state al centro di scambi commerciali tra diversi Paesi e la tendenza è quella di un ulteriore aumento. Se i consumatori di frutta secca ed essiccata hanno raggiunto nel corso del 2018 la quota di 1 miliardo, già nel 2030 si prevede che ci saranno 1,8 miliardi di consumatori e, nel 2040, si arriverà a 2,8 miliardi. Particolare attenzione, in questi scambi che diventeranno sempre più numerosi, bisognerà prestarla ai dazi applicati da diversi paesi (dal 2018 ad oggi si contano a livello mondiale ben 12 variazioni in questo senso), che possono incidere pesantemente sui prezzi della frutta secca e sulle scelte commerciali”.

Il Gruppo Besana in prima linea per lo sviluppo del comparto della frutta secca

Sono diversi, a livello nazionale e internazionale, i progetti del Gruppo Besana volti allo sviluppo dell’intero comparto della frutta secca ed essiccata.

“Per il triennio 2019-2021 – spiega ancora Pino Calcagni – l’azienda prevede investimenti per 10 milioni di euro. Oltre all’internazionalizzazione della produzione, verrà completata l’automazione del processo produttivo con tecnologie 4.0 e la robotizzazione. Il nostro obiettivo è mantenere l’Italianità degli impianti di produzione, quindi la materia prima prodotta anche all’estero viene spesse volte lavorata in Italia e riesportata”.

Besana Uzbekistan

Pino Calcagni alla firma dell’accordo in Uzbekistan

Dallo scorso maggio, nell’ottica di questo progetto di internazionalizzazione, Besana ha siglato un accordo per produrre nocciole, mandorle e pistacchi in Uzbekistan. Le coltivazioni si estenderanno su una superficie di 2mila ettari demaniali, che verranno dati in concessione a degli agricoltori locali. I terreni sono divisi tra la regione di Syrdarya e la valle valle di Namangan, nella provincia di Pap. Il progetto di Besana International in Uzbekistan ha poi preso il via ufficialmente nell’autunno del 2019. Come avviene nei Paesi dove il Gruppo ha già avviato accordi di partenariato – Kazakhstan e Ucraina – nei primi tre anni dall’impianto affiancherà gli operatori locali con consulenza agronomica, know-how, fornitura delle piante propagate in laboratori certificati italiani (quindi libere da virus) e indicazioni sulla scelta delle macchine agricole più adeguate. Dopo la fase agronomica Besana international si impegna a restare partner commerciale per 15 anni con possibilità di rinnovo del contratto per altri 10.

A livello nazionale invece, sul fronte delle filiere integrate, Besana e la cooperativa italiana di produttori ortofrutticoli Apofruit hanno stretto un accordo per la valorizzazione della frutta secca made in Italy. Il progetto coinvolge le quattro principali referenze della frutta secca italiana, quindi mandorle, nocciole, noci e pistacchi. Le principali aree geografiche interessate sono Emilia Romagna, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania e Sicilia. Si inizia con 2.000 ettari totali, ma l’obiettivo è quello di arrivare a 2.000 ettari a mandorlo, 1.000 a nocciolo, 500 a noci.

“Con questo progetto – spiega Riccardo Calcagni, amministratore delegato di Besana – diamo l’opportunità agli agricoltori di convertire produzioni non più così remunerative in piante da frutto dalla redditività che si prolunga fino a 35 anni. In Italia la produzione di frutta secca va sostenuta con innovazione varietale, tecnologie adeguate e con l’organizzazione di un’offerta attualmente troppo frammentata. Da qui le ragioni alla base di questo accordo”. In questa prima fase la frutta secca verrà venduta ai mercati generali e nel canale specializzato bio. Una volta ottenuta la massa critica sufficiente il prodotto sarà disponibile anche per la Gdo.

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