sorma_topnews_13gen1feb
Prodotti

Arancia Rossa di Sicilia: meno prodotto, ma ottima qualità e pezzatura

AranceRosseSiciliaIgp

Si annuncia una buona campagna per il Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP. Parola del presidente Giovanni Selvaggi che auspica di superare le 20 mila tonnellate di prodotto certificato. Restano in campo i problemi legati al dumping salariale, energetico e fiscale con i concorrenti internazionali

Giovanni Selvaggi

Giovanni Selvaggi

L’arancia rossa del Consorzio di Tutela Arancia Rossa di Sicilia IGP  sarà buona e sana, ovvero l’imminente campagna è all’insegna dell’ottimismo. Parla il presidente Giovanni Selvaggi: «Abbiamo cognizione di una bella pezzatura e di un prodotto molto sano. Una campagna discreta, siamo nella media anche se registriamo un calo produttivo rispetto all’anno scorso per l’insieme della arance». Per quanto riguarda il prodotto certificato, invece, l’auspicio, rispetto alle 18 mila tonnellate stagione scorsa «è di crescere e di aumentare i volumi fino a superare le 20 mila tonnellate».

Una crescita da 2 mila tonnellate

La stima parla di un aumento di circa 2 mila tonnellate per  le arance con il bollino IGP, il cui canale di commercializzazione principale resta la Gdo italiana ed internazionale: «Speriamo che aumenti la richiesta di prodotto certificato che rappresenta il 10% di arancia rossa sul mercato – continua il presidente – in modo da far sì che automaticamente cresca il numero di aziende agricole certificate rispetto a quelle standard». Oggi il Consorzio conta 550 produttori, 29 trasformatori e 60 confezionatori che producono 3 varietàMoro, Tarocco e Sanguinello.

Meno superficie per le arance, ma forte interesse per quelle IGP

In Sicilia la produzione agricola vira sui frutti esotici – dal mango all’avocado – e si registra quasi un terzo in meno di superficie dedicata alle arance (vedi il nostro articolo qui), ma  cresce l’interesse anche all’estero per il frutto che matura ai piedi dell’Etna. «Si esporta in Germania, Austria, cresce la Svizzera e s’inizia a parlare di export verso la  Cina. In quest’ultimo caso si tratta di piccoli passi, ma dimostrano l’esistenza di un grande interesse verso il nostro prodotto certificato. Il nostro auspicio è l’aumento delle richieste sia interne sia estere per aumentare il valore aggiunto».

ARANCE ROSSESul mercato l’IGP arriva a gennaio 

Le prime arance rosse saranno commercializzate per le festività di Natale, ma «noi come Consorzio per quelle certificate diamo il via libera a gennaio» puntualizza il presidente. Spazio anche alla pubblicità: «la campagna di promozione partirà a febbraio, ma ci stiamo ancora lavorando. Poi esercitiamo come sempre le azioni di vigilanza e tutela». Anche per questa frutta si tenta di allungare la stagione il più possibile come sottolinea il presidente: «Con la varietà Tarocco otteniamo diversi cloni che ci permettono di aumentare la presenza del prodotto fresco per alcuni mesi ed ottenere così una maggiore visibilità ed offrire un servizio/prodotto al consumatore».

L’IGP ha conquistato la Coca Cola: più vendita e più visibilità

Oltre al prodotto  fresco in Sicilia guardano con molta attenzione alla trasformazione: «Ricordo l’accordo con la Coca Cola per Fanta Aranciata Rossa Zero Zuccheri Aggiunti con “Succo di Arancia Rossa di Sicilia IGP” (ne abbiamo scritto qui). Ma l’interesse va oltre le bibite e tocca altri trasformati: dai ai canditi alle azienda dolciarie. Sono operazioni che danno un ottimo valore aggiunto».

I problemi? Serve più politica

L’arancia rossa ha il suo fascino, ma non basta per ottenere valore e mercato. «La politica deve prendersi le sue responsabilità, con leggi chiare ed evitare di fare male gli accordi come quelli euromediterranei. La Spagna, il Brasile o l’Argentina hanno dei costi molto minori, va bene giocare sullo stesso tavolo ma ad armi pari». Questa la richiesta di Selvaggi che parla di dumping salariale: «servirebbe una legge sul caporalato anche in Tunisia». C’è anche un riferimento ai trattamenti fitosanitari: «In alcuni Paesi si utilizzano delle molecole che da noi sono vietate da oltre 30 anni. Per non parlare dei costi energetici: 20 euro l’ora per l’irrigazione sono valori sconosciuti per molti dei nostri concorrenti, ma ci ritroviamo nelle stesse catene di distribuzione». Questi i temi mentre i politici «devono soprattutto confrontarsi con i protagonisti della produzione».

(Visited 269 times, 1 visits today)

Scrivi un Commento