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Piccoli frutti a convegno: la prima edizione nel villaggio di Sant’Orsola

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Redazione
Autore Redazione

A Pergine Valsugana l’incontro organizzato dalla cooperativa trentina per il fare il punto della situazione a livello nazionale e internazionale.

Fare il punto della situazione, a livello nazionale e internazionale, di una categoria, quella dei piccoli frutti, sempre più richiesta. Sabato 1 giugno più di 150 addetti ai lavori hanno partecipato alla prima edizione del “Convegno nazionale Sant’Orsola sui piccoli frutti“, organizzato dalla cooperativa Sant’Orsola nel suo nuovo villaggio di Pergine Valsugana, inaugurato due mesi fa.

L’idea, come ha affermato il presidente Silvio Bertoldi, è quella che questo diventi un appuntamento fisso annuale per capire dove sta andando un mercato che vede la cooperativa trentina tra i protagonisti di riferimento in Italia con 830 soci che forniscono praticamente l’intera categoria dei berries per 12 mesi all’anno. Una realtà, inoltre, come ha sottolineato nel suo intervento Gianluca Savini, agronomo e responsabile della consulenza tecnica di Sant’Orsola, che è anche diventata un caso studio sul fronte della sostenibilità essendo riuscita a tagliare del 25% l’uso dell’acqua d’irrigazione negli impianti e ad aumentare invece del 18% la produzione rispetto ai sistemi tradizionali.

Tra gli interventi al convegno quello di personalità e studiosi del settore. A partire dal professor Bruno Mezzetti, del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche, che ha subito sottolineato il dinamismo del settore grazie all’innovazione varietale in essere, ma al tempo stesso anche i rischi di una crescita incontrollata che fanno, come successo in Spagna con i mirtilli, crollare i prezzi. Le previsioni di consumo dei piccoli frutti, comunque, crescono un po’ ovunque. Il professore ha citato, ad esempio, il caso del Regno Unito, che ha visto le sue importazioni dalla Spagna passare a valore dai 100 milioni di euro del 2010 ai 250 del 2015.  Oggi i maggiori Paesi europei esportatori sono la Spagna, la Grecia e la Turchia, gli ultimi  due verso il mercato russo. Anche il settore vivaistico, di conseguenza, è in forte espansione, ad esempio in Italia, Germania, Olanda e soprattutto in Spagna.

Per contrastare questa grande crescita della produzione di piccoli frutti un po’ ovunque, il professore Bruno Mezzetti ha indicato alcuni settori di intervento come prioritari: coltivazione integrata ovunque come obiettivo minimo, interventi nel rinnovamento genetico anche per lampone e mirtillo, meccanizzazione della raccolta ove è possibile, puntare a varietà che garantiscano qualità, salubrità e valori nutrizionali alti, tenendo conto che esistono ormai soluzioni per la difesa della pianta a basso impatto ambientale.

Daniele Fornari, professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del Centro di ricerche su Retailing & Trade Marketing, nel suo intervento ha evidenziato come in uno scenario dove i consumi è sempre più imprevedibile e caotico, le performance registrate nelle vendite dei frutti di bosco siano invece costantemente in crescita poiché in grado di intercettare i nuovi stili di consumo che privilegiano benessere ma la richiesta sempre maggiore di pasti-snacking. Oggi, i piccoli frutti sono associati a concetti di naturalità e comodità di consumo.

Nella foto in alto, da sinistra: Fabio Rizzoli, Daniele Fornari, Gianluca Savini, Silvio Bertoldi, Matteo Bortolini e Bruno Mezzetti

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