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Fragole e piccoli frutti, quale il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale?

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Redazione
Autore Redazione

A Rotterdam tra gli oltre 400 delegati presenti all’ultima edizione del Global Berry Congress, anche alcune presenza italiane. Le considerazioni di Alessandro Lucchini (Aurora Fruit) e Sara Bellini (Sant’Orsola)

Mille metri quadrati di spazio espositivo, 24 espositori, oltre 400 delegati provenienti da tutto il mondo per un totale di oltre 36 Paesi rappresentati. Il Global Berry Congress 2017, organizzato dalla testata inglese Eurofruit (Fruitnet Media International), ha da poco chiuso i battenti a Rotterdam confermandosi vetrina di respiro internazionale e riferimento quando si parla di fragole e berries.

BerriesSantOrsola“Rispetto alla prima edizione del 2008, quando sono stata relatrice, l’interesse è aumentato notevolmente come ha dimostrato la presenza di oltre 400 delegati – commenta Sara Bellini, responsabile marketing e comunicazione della cooperativa Sant’Orsola di Trento – le produzioni sono in crescita in tutto il mondo, stanno crescendo Paesi come il Marocco ma anche il Messico”.

Che ruolo sta giocando l’Italia nel mercato internazionale dei piccoli frutti?

Il nostro Paese cresce a ritmi meno sostenuti rispetto ad altri contesti, sia in termini produttivi che di consumi, tuttavia la domanda interna sta crescendo e conseguentemente ci sono diverse aziende che si affacciano in questo settore per la prima volta”.

AuroraFruitMa per competere con i nuovi player mondiali dei berries l’Italia deve adottare politiche diverse per incentivare i produttori: questa l’opinione di Alessandro Lucchini, responsabile della cooperativa Aurora Fruit che raggruppa sedici aziende e tocca una produzione annua di circa 10mila quintali di piccoli frutti e altrettanti di fragole.

Lucchini è stato al Global Berry Congress e ha raccolto diverse impressioni dal settore a livello internazionale.

L’Inghilterra ha fatto dei berries il primo prodotto ortofrutticolo in termini di valore rappresentano il 10%  della frutta commercializzata nel Paese mentre in Italia sono sotto il 2%”.

Oltre ai produttori del nord Europa negli ultimi anni il mercato europeo dei berries ha visto l’ingresso preponderante del Marocco che insidia anche il mercato italiano e contro cui i produttori locali  possono competere solo se, sostiene Lucchini, cambiano le politiche del settore.

Il problema è che la distribuzione italiana non dà alcun plusvalore alla produzione nazionale, a differenza degli altri Paesi”.

Il plusvalore di cui parla Lucchini sarebbe una maggiore remunerazione ai produttori per poter compensare “l’alto costo della manodopera, a fronte dei costi molto più bassi in Paesi quali il  Marocco”.

GlobalBerryCongress_Rotterdam_2017Di questo e di altre questioni si è parlato al Global Berry Congress durante il quale sono emerse alcune novità. “È emerso un interesse globale per il mirtillo – conclude il responsabile di Aurora -, grossi gruppi internazionali stanno investendo in questo frutto, si sta creando una progettualità mondiale, non solo continentale”.

Anche la campana Coop Sole, che produce una pregiata varietà di fragole, sta potenziando la produzione di mirtillo oltrechè di lampone. “Stiamo lavorando su diversi progetti – spiega il direttore Pietro Ciardiello – a fine aprile inizieremo con importanti quantità di lamponi”.

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