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La tutela delle fragole Candonga della Basilicata. Ci vuole un consorzio?

Tipicità della Basilicata riconosciuta ormai dal mercato, spesso è vittima di contraffazioni. L’opinione di Francesco Nicodemo

«Le condizioni pedoclimatiche sono fondamentali per le fragole. Basilicata e Candonga, non a caso, sono oramai un binomio inimitabile». Questa l’opinione di Francesco Nicodemo, presidente di Assofruit e proprietario della Nicofruit (www.nicofruit.it), azienda di Scanzano Jonico.

Da sola produce il 10% delle fragole del metapontino, oltre a essere attiva anche nel comparto delle albicocche e dell’uva da tavola: «Hanno provato in altre zone ad raggiungere gli stessi risultati, ma non ci sono riusciti e questo è il nostro grande vantaggio. Noi otteniamo tra i 700 e gli 800 grammi di fragole a piantina, non di più. In questo modo abbiamo gusto, produzioni contenute e quindi grande qualità».

Ma il consumatore percepisce la qualità delle Candonga della Basilicata? «Sì, altrimenti le nostre fragole non costerebbero più delle altre. Certamente la campagna pubblicitaria che abbiamo fatto qualche anno fa su Canale 5 ci ha agevolato». Secondo Nicodemo, manca ancora un tassello per tutelare al meglio questo prodotto: «Ci vorrebbe un consorzio di tutela perché spesso ci scontriamo con problemi di contraffazione, con cassette di fragole Candonga che provengono da altri paesi vendute come fossero della Basilicata. In questo caso ci vuole un’iniziativa che parta sia dal privato che dal pubblico».

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