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Politiche agricole

Direttiva sulle pratiche commerciali sleali: incontro con Herbert Dorfmann

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Autore Redazione

Cia-Imola ha chiesto all’europarlamentare alcuni chiarimenti sulle norme che dovrebbero evitare speculazioni sui prezzi pagati alla produzione

Il presidente di Cia-agricoltori italiani Imola insieme alla presidentessa di Donne in Campo Emilia-Romagna, Luana Tampieri, e a un gruppo di produttori e dirigenti dell’associazione, ha organizzato un incontro con l’europarlamentare Herbert Dorfmann per capire gli effetti concreti della “Direttiva europea in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare” sul nostro sistema agricolo.

L’Italia ha recepito, anche se in ritardo di quasi due anni rispetto all’approvazione, queste regole che dovrebbero andare nella direzione di massima tutela delle aziende agricole all’interno delle filiere visto che diventano pratiche vietate, tra le altre, anche le aste elettroniche a doppio ribasso e le vendite a prezzi inferiori del 15% ai costi medi di produzione elaborati da Ismea. Ma gli anelli forti delle filiere agroalimentari sono pronte ad applicare la direttiva?

In apertura dell’incontro il presidente di Cia Imola ha sottolineato: “Abbiamo chiesto questo incontro con Dorfmann non solo per conoscere meglio questa direttiva, ma anche per capire se avrà un impatto reale e concreto sui redditi dei produttori. Redditi erosi fino all’osso dalle speculazioni sui mercati internazionali, da un sistema di commercializzazione che non dà valore ai prodotti e detta agli agricoltori i piani colturali e da una Grande distribuzione che lavora in una situazione di oligopolio, imponendo alle aziende prezzi promozionali molto al di sotto dei costi di produzione”.

Un sistema che non valorizza il primario, come ha sottolineato anche Herbert Dorfmann rispondendo alle diverse domande del gruppo di lavoro.

“Nelle filiere agroalimentari la parte di valore che rimane nelle tasche agli agricoltori è in continua diminuzione. Questo è dovuto, almeno in parte, alle logiche della grande distribuzione che ovviamente non può fare a meno di alcuni prodotti trasformati di brand famosi, ma può certamente sostituire una fornitura di prodotti ortofrutticoli con un’altra che costa meno o decidere un prezzo di vendita molto più alto di quello pagato alla produzione. Si tratta spesso di abuso di una posizione di potere che mette a rischio l’intero sistema produttivo”.

“Assurdo anche il sistema di pagamento sul fresco, visto che il supermercato incassa dopo cinque o sei giorni e magari paga i produttori dopo molti mesi, effettuando anche speculazioni finanziarie. L’obiettivo della direttiva e anche della strategia Farm to fork è, dunque, una migliore distribuzione del valore, perché la sostenibilità ha un costo e funziona solo se è anche economica. Essenziale, per vedere gli effetti concreti sull’agricoltura saranno i controlli, che sono passati da Agicom al ministero delle Politiche agricole. La vigilanza sarà la chiave del funzionamento della direttiva, perché ovviamente la grande distribuzione ha fatto di tutto per opporsi a delle norme che vogliono ridistribuire i benefit lungo le filiere”.

“Anche le associazioni di consumatori sono state tiepide rispetto a questa direttiva che in realtà tutela anche loro rispetto alla sicurezza e salubrità dei prodotti, perché naturalmente i supermercati giustificano le loro politiche dicendo che in questo modo garantiscono il minor prezzo ai consumatori. Ma bisognerebbe uscire da questa logica del prezzo più basso che può funzionare a breve termine, per andare verso la volontà di creare una filiera alimentare che funziona e garantisce la qualità al giusto prezzo”. Sarà possibile rivedere l’evento in streaming sulla pagina Facebook di Cia Imola.

Fonte: Cia – Agricoltori italiani Imola

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