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Politiche agricole

Agrifish: cresce il commercio agricolo

Redazione
Autore Redazione

L’Abbate: “Necessario assicurare principio di reciprocità e garantire tutela per le produzioni a Indicazione geografica”

L’analisi del commercio nel settore agricolo e gli effetti degli accordi commerciali sono stati al centro del primo Agrifish a guida portoghese. Il commercio internazionale dei prodotti agroalimentari è stato colpito dalla crisi economico-sanitaria in misura minore rispetto agli altri settori, continuando a registrare una crescita annua delle esportazioni dell’1,1% nei primi nove mesi del 2020, raggiungendo i 134,7 miliardi di euro. Crescono, al contempo, dell’1 % le importazioni, toccando quota 91,5 miliardi di euro.

Gli effetti degli accordi commerciali

Dopo una breve rassegna dello stato dei negoziati in corso con i Paesi terzi la Commissione ha fornito un aggiornamento sullo studio del Centro comune di ricerca europeo (Jrc) relativo agli effetti economici cumulativi degli accordi commerciali sul settore agricolo, alla vigilia della sua pubblicazione.

“Abbiamo molto apprezzato l’iniziativa della Commissione e ci auguriamo che lo studio possa dare delle evidenze scientifiche in grado di orientare le scelte in materia di politica commerciale – dichiara il sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – Sono necessari veri e propri studi di impatto sugli accordi commerciali che tengano conto anche delle misure sanitarie e fitosanitarie, degli aspetti ambientali e sociali di ogni singolo accordo e dei maggiori oneri posti a carico degli agricoltori europei a seguito dell’applicazione del Green Deal e della strategia Farm to Fork. È importante e necessario, infatti – prosegue L’Abbate – assicurare sempre il principio di reciprocità nonché garantire il massimo livello di tutela per le produzioni a Denominazione di origine e Indicazione geografica. Gli standard di produzione europei sono già molti alti ed il Green Deal li innalzerà ulteriormente, con l’obiettivo di rendere sempre più sostenibili i diversi sistemi produttivi. Tutto ciò genera costi aggiuntivi per i produttori. Per tale ragione – conclude il Sottosegretario alle Politiche agricole – l’apertura dei mercati europei deve essere subordinata al rispetto delle stesse regole applicate ai nostri produttori“.

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