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Packaging e Tecnologie

Sempre più agricoltori coltivano energia e puntano sui sottoprodotti

Il rapporto-AGRIcoltura100 ha messo in evidenza la diversificazione produttiva delle aziende multifunzionali

Il bilancio aziendale è sempre più vario e diversificato per le aziende agricole italiane. Anche quelle più grandi investono in ospitalità turistica, ma il vero dato emergente è la produzione di energia sia per autoconsumo che per per il mercato.

Innovazione sempre più capillare che si accompagna anche all’economia circolare con il recupero e la valorizzazione degli scarti di produzione – dal guscio del nocciolo alla buccia del pomodoro – senza dimenticare il recupero con finalità energetiche. Il rapporto-AGRIcoltura100, firmato da Reale Mutua e Confagricoltura, offre i numeri per capire questa evoluzione.

Un’azienda su cinque produce energia

Sta diventando prassi ordinaria produrre energia tra campi e  tetti delle strutture aziendali.  Parlano i numeri del rapporto: “Il 17,1% delle aziende agricole attuano iniziative di autoproduzione energetica“. Una transizione che rende più sostenibili, anche economicamente, le aziende ma servono investimenti per questo le  aziende più attive nell’autoproduzione energetica, utilizzando pannelli fotovoltaici o producendo biogas e altri tipi di energia, sono quelle di maggiore dimensione in termini di fatturato. Vediamo in numeri il fenomeno che interessa il  30,6% delle aziende che fatturano oltre 1 milione di euro.

Coprire il fabbisogno energetico

Il 35% delle aziende agricole che producono energia riescono a coprire  il 50% del proprio fabbisogno energetico, e un ulteriore 26% copre una quota tra il 25% e il 50%. Una buona integrazione, utilissima durante l’impennata dei costi energetici, che ha permesso di salvare tanti bilanci aziendali.  La tendenza è evidente dalle risorse del Pnrr dove sono stati assegnati ben 1,1 miliardi alle aziende con il bando agrisolare ovvero finanziamenti per installare  pannelli fotovoltaici nei tetti delle strutture aziendali ma pure per l’acquisto di batterie per accumulare energia e colonnine per alimentare veicoli elettrici.  La richiesta di risorse è stata così ampia che la Commissione europea ha concesso altri 800 milioni avvicinando ai 2 miliardi il totale delle risorse per la produzione energetica aziendale.

Si consuma e si vende

Si produce, si consuma  e calano i costi di produzione, ma l’energia può essere una nuove voce di bilancio. Qui nel dettaglio i valori: “Nel 13,4% dei casi l’autoproduzione energetica è attuata esclusivamente o quasi a fini commerciali – si legge nel rapporto – poco meno del 40% delle aziende la utilizzano quasi esclusivamente per l’autoconsumo e quasi il 50% l’utilizzano in parte per l’autoconsumo e in parte per la vendita“.

Dall’energia ai sottoprodotti dell’economia circolare, soprattutto nell’ortofrutta

Più di metà delle aziende, 56,2%, mettono in atto iniziative di economia circolare o autoproduzione energetica. In particolare, risultano molto attive “le aziende specializzate in ortive e fruttiferi, con circa due aziende su tre impegnate in almeno un’iniziativa”. Sul fronte circolare il 48% delle aziende  acquistano o vendono prodotti, sottoprodotti o scarti di produzione e 6,2% condividono spazi e sistemi di logistica con altri soggetti della filiera in un’ottica di economia circolare.

Vediamo più nel dettaglio le misure concrete di economia circolare più usuali  in agricoltura: “La pratica rilevata più diffusa è l’acquisto di fertilizzanti organici (diversi dal letame). L’acquisto di letame con queste modalità riguarda un’azienda su cinque, e nel 16,1% dei casi entro i 25 chilometri“. Materia circolare a chilometro zero.

Non solo letame: si acquistano anche le acque reflue depurate, biogas o altre biomasse a scopo energetico. Molto importante il dato sul risparmio idrico. “Tra il 30 e il 40% delle aziende utilizzano l’irrigazione a goccia, attuano tecniche di lavorazione del terreno a basso impatto per garantire la biodiversità e ridurre l’erosione, quelle zootecniche hanno introdotto misure per ridurre l’uso di antibiotici nell’allevamento”.

Una serie di azioni che rendono più sostenibile l’agricoltura anche con degli interessanti risvolti economici con la riduzione dei costi dei fattori di produzione energetici.

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