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Packaging e Tecnologie

Stop alle bioplastiche anche in Italia, Transizione ecologica in subbuglio

Il testo del decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri non sarebbe quello voluto da Cingolani

Mentre a Glasgow (Scozia), al Cop26, si discute di cambiamenti climatici e di sostenibilità, in Italia si scrive un nuovo capitolo sul recepimento della direttiva europea Sup (Single use plastic) 2019/904 sulle plastiche monouso. Un recepimento che, come raccontato qualche settimana fa da myfruit.it, fa fatica a venire alla luce, ma che ora dovrebbe volgere alle battute finali.

Nei giorni scorsi, infatti, precisamente il 4 novembre, il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il testo del decreto legislativo italiano. Ma qualcosa deve essere andato storto rispetto ai piani tanto che, per circostanze ancora da chiarire, il 5 novembre si è dimesso Claudio Contessa, capo dell’ufficio legislativo del ministero della Transizione ecologica (Mite).

C’è chi ipotizza uno strappo con il ministro Roberto Cingolani per via delle bioplatiche: l’Italia, infatti, per via di una forte vocazione industriale alla produzione di questi materiali, avrebbe potuto essere l’unico Paese a prendere la decisione di escludere i prodotti in plastica a base biologica dal campo di applicazione della legge di recepimento. Ma nel testo approvato dal Consiglio dei ministri, a quanto sembra, tale eccezione sarebbe scomparsa. E’ invece tornato in auge il polistirolo.

I prodotti messi al bando dalla direttiva

La direttiva europea mette al bando diversi prodotti in plastica monouso, tra cui contenitori per alimenti e per bevande in polistirene espanso, tazze per bevande in polistirene espanso, posate e piatti in plastica, cannucce, bastoncini di cotone, aste a sostegno dei palloncini. Il divieto non riguarda solo la produzione e l’utilizzo dei manufatti nella gastronomia o nella ristorazione d’asporto, ma anche la vendita nei supermercati e negozi.

Lo stop alle bioplastiche preoccupa l’Italia

L’idea di mettere al bando anche le bioplastiche da tempo preoccupava Roberto Cingolani, consapevole dei potenziali danni al sistema industriale italiano. E, infatti, il ministro avrebbe più volte sollevato il problema in sede europea, chiedendo alla Commissione di non aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia (la direttiva doveva essere recepita lo scorso 3 luglio), ma di ragionare sulla riconversione di un settore industriale strategico per il Paese.

Una strada che aveva trovato il benestare di Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, tanto che lo schema di recepimento italiano licenziato il 5 agosto 2021 dal Consiglio dei ministri salvava i rivestimenti in materiale plastico presenti in quantità inferiore al 10% del peso dell’articolo e gli articoli monouso in plastica compostabile prodotti con almeno il 40% di materia prima rinnovabile (60% dal primo gennaio 2024).

Il motivo del subbuglio al Mite

Il testo di recepimento della direttiva presentato la settimana scorsa a Palazzo Chigi, però, si allinea nuovamente alle richieste originarie della direttiva: contempla infatti la messa al bando delle bioplastiche, ma salva il polistirolo. Il che non deve essere piaciuto a Cingolani, impegnato da giorni al vertice scozzese.

Ora l’ultimo step è l’ok della Commissione europea, a cui lo scorso 23 settembre l’Italia aveva già inviato il testo del decreto per avere un parere. Difficile, ma non impossibile, pensare che si possa ancora tornare indietro. Il dibattito continua.

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