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Packaging e Tecnologie

Nasa, l’operazione ortaggi spaziali è in dirittura di arrivo

La lattuga romana cresce (con successo) in orbita grazie a speciali cuscini e lampade a Led rosa. I prossimi test su rape, piselli e pomodori

Se i risultati del progetto Veggie (Vegetable production system) saranno confermati dagli ulteriori test in corso, presto sarà possibile coltivare ortaggi in orbita. Si tratta perlopiù di una curiosità, ma per coloro che sono coinvolti in missioni spaziali e per la ricerca è un importante risultato: inviare cibo nello spazio, come ha fatto notare Gioia Massa, ricercatrice della Nasa coinvolta nel programma, ha costi esorbitanti. Il primo ortaggio prodotto con successo nella Stazione spaziale internazionale è la lattuga romana, ma visti gli incoraggianti esiti della sperimentazione, presto si procederà con pomodori, rape e piselli.

Cuscini e Led rosa al posto dei vasi

L’obiettivo, per gli scienziati della Nasa, è stato fin da subito quello di creare un sistema di crescita rigenerativo, autosufficiente. E pertanto, al posto di vasi e terreno, sono stati utilizzati “pillow-packs”, speciali cuscini riempiti con argilla. Per permettere la crescita degli ortaggi, tali cuscini vengono posti sotto speciali luci a Led di colore rosa: dopo 28 giorni la lattuga è pronta per essere raccolta, ma non consumata. Per ridurre infatti al minimo il carico radioattivo, occorre “bombardare” gli ortaggi con anti-ossidanti. Il problema della contaminazione, in generale, è uno degli aspetti che, durante le diverse fasi della sperimentazione, ha meritato particolare attenzione. Se, infatti, i livelli microbici riscontrati sugli ortaggi sono sufficientemente bassi, l’equipaggio può consumare i prodotti freschi senza doverli disinfettare, mentre per le colture che hanno livelli più elevati di carica microbica (ad esempio ravanelli, che crescono a contatto con l’acqua e le sostanze nutritive), è necessario sviluppare e testare un metodo per igienizzare i prodotti, che sia però compatibile con la vita nello spazio.

Perché un cuscino?

E proprio per ridurre le possibilità di contaminazione microbica della struttura e dei prodotti Veggie, sono stati impiegati i cuscini vegetali monouso. Nel tempo, attraverso numerosi test, il team scientifico ha perfezionato il cuscino, selezionando i mezzi di crescita e i fertilizzanti più adatti, nonché le specie vegetali idonee all’ambiente artificiale e i protocolli di produzione. Cuscini di diverse dimensioni sono stati progettati per ospitare un’ampia varietà di tipi di ortaggi e diversi tipi di substrati di coltivazione: si è optato per il cuscino per via della sua massa ridotta – in orbita lo spazio è un lusso – e per la sua struttura modulare, che non richiede energia aggiuntiva e non necessita di manutenzione.

Greencube, il progetto italiano 

Veggie non è l’unico progetto scientifico finalizzato alla coltivazione di ortaggi in orbita. Tra gli altri, ce n’è anche uno tutto italiano, messo a punto da Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dalle università Sapienza di Roma e Federico II di Napoli, in accordo con l’Agenzia spaziale italiana (Asi). Si tratta di Greencube, un micro-orto idroponico a ciclo chiuso in grado di garantire, in 20 giorni, un ciclo completo di crescita di micro-ortaggi. Alloggiato in un ambiente pressurizzato e dotato di sensori hi-tech per il monitoraggio e controllo dei parametri ambientali il sistema, una volta in orbita, è progettato per trasmettere, in totale autonomia, tutte le informazioni acquisite ai ricercatori rimasti a terra, in modo che possano valutare la risposta delle piante alle condizioni di stress estremo. Come spiegano da Enea, il sistema di coltivazione in orbita consente di massimizzare l’efficienza sia in termini di volume occupato dalla coltivazione, sia in termini di consumo di energia, aria, acqua e nutrienti.

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