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Tecnologie

Infia, focus su export e 100% riciclato

InfiaNews

L’80% del fatturato dell’azienda di Bertinoro si sviluppa all’estero. Alessandro Mariani: “Per ora siamo gli unici specializzati nella produzione e distribuzione di plastiche R-pet”

Pronto! Chi parla?”Alessandro Mariani, export manager di Infia, risponde al telefono da Varsavia dove è in missione di lavoro. Una delle tante che durante l’anno lo vedono in giro per mezzo mondo. La Polonia, del resto, è solo uno degli oltre 80 Paesi, di cinque continenti, verso i quali il Gruppo di Bertinoro, provincia di Forlì-Cesena, esporta imballaggi in polietilene per frutta e verdura freschi.

Cosa rappresenta per voi questo mercato europeo? “La Polonia è un Paese consolidato – spiega Mariani –. Qui commercializziamo soprattutto cestelli per il confezionamento di mirtilli e pomodori”. Con modalità e scelte operative del tutto autonome, nonostante l’azienda romagnola sia una divisione della multinazionale tedesca Kp (Kloeckner Pentaplast).

Le ultime stime indicano per Infia un fatturato di oltre 100 milioni di euro, in costante aumento. Quanto vale il mercato estero? “Circa l’80% del totale – riferisce il manager – L’Europa si conferma la principale area di destinazione, mentre il restante 20% del giro d’affari viene realizzato in Italia”. E la Germania, in particolare? “È un Paese molto importante, dove siamo ai vertici nel packaging di piccoli frutti”.

Infia, oltre 400 dipendenti che lavorano in due stabilimenti – a Bertinoro, con 135mila metri quadrati di superficie complessiva, e a Valencia, in Spagna, cui si aggiungono due filiali commerciali, in Regno Unito e Penisola iberica – non avrebbe certo bisogno di presentazioni, visto che è già leader, in generale, nel packaging di ortofrutta fresca. Ma la sua storia, iniziata nel Dopoguerra, è contrassegnata da una costante ricerca di innovazione, che in oltre 65 anni di attività l’ha fatta conoscere al mondo come pioniera del settore.

Nell’ultimo quinquennio la società ha dato inoltre un deciso colpo di acceleratore anche in termini dimensionali, acquisendo gli ex locali Glasspack. Un’operazione che le ha consentito di portare l’attuale sito produttivo di imballaggi Pet (polietilene) e R-pet (polietilene riciclata) a una superficie complessiva coperta di oltre 70mila metri quadrati.

Solo imballaggi riciclati al 100%. Una scelta di campo vincente

Dal 1° giugno 2018 – racconta Mariani – abbiamo fatto la riconversione completa degli impianti, sia in Italia, che in Spagna, e ora produciamo imballaggi riciclati al 100%. Una scelta di campo che è partita sei/sette anni fa, prima che la normativa europea introducesse l’obbligo di produrre con processi certificati dall’Efsa (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ndr) e appositi impianti ‘supercleaning’ per lavorare la plastica”.

Risultato? “Infia oggi non è più un problema, ma la soluzione del problema. Al punto che tutte le altre aziende del settore ora ci stanno seguendo. Tra due tre anni, probabilmente, saremo tutte allo stesso livello, ma per ora siamo gli unici specializzati nella produzione e distribuzione di plastiche R-pet”.

Ma da dove parte, e come funziona, il riciclaggio? “Per quanto ci riguarda abbiamo puntato tutto sulla realizzazione di un circuito chiuso; gran parte del materiale deriva dalle bottiglie”. Quasi una rivoluzione, che con grandi sforzi e investimenti in macchinari e R&D, ha portato l’azienda alla riconversione di tutte le linee di produzione di Pet, in Italia e in Spagna, al 100% riciclato (R-pet). Il processo consente di fornire un tipo di imballaggio con la stessa trasparenza e resistenza di quello ottenuto da materie prime vergini e, allo stesso tempo, garantisce una perfetta sostenibilità a tutti i livelli, riducendo drasticamente l’impatto ambientale.

In effetti, i cestelli R-pet 100% sono ecologicamente sostenibili, visto che sono fatti solo di materiali riciclati. Ma sono sostenibili anche sul piano economico, considerato che la differenza di costo rispetto alla solita materia prima vergine è molto contenuta. Senza dimenticare che le soluzioni in plastica riciclata di Infia sono sostenibili sul fronte della sicurezza alimentare, grazie al processo di riciclaggio dei materiali di scarto post-consumo certificato.

In un anno circa è scoppiata la bolla e tutti i riciclatori di plastica ora si stanno riconvertendo verso l’economia circolare auspicata dall’Unione europea – riprende Mariani – La direttiva del gennaio 2018 sulla ‘gerarchia dei rifiuti’ ha indicato tre step ai quali tutte le aziende del settore devono adeguarsi e che prevede riduzione, riuso e riciclo delle plastiche in circolazione. Dopo di che, tutto il resto non verrà più considerato”. E voi? “Al momento siamo gli unici sul mercato ad avere una produzione di plastica completamente riciclata”.

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Il rispetto per l’ambiente e la riduzione degli sprechi alimentari, d’altra parte, sono i valori fondanti della missione di questa azienda. Il nuovo sistema brevettato di ventilazione laterale utilizzato nei cestelli, ad esempio,permette a frutta e ortaggi di restare freschi più a lungo, riducendo gli sprechi. Mentre il processo di decontaminazione interna di R-pet limita notevolmente l’impatto ambientale, abbattendo le emissioni di anidride carbonica. Il sistema di ventilazione laterale, chiamato “F concept”, garantisce una buona aerazione del vassoio e consente un più rapido pre-raffreddamento dei prodotti, rallentando quindi il processo di maturazione del frutto, con una maggiore durata. I fori sul lato consentono oltre tutto la fuoriuscita di vapori di etilene prodotti naturalmente dalla fermentazione del frutto.

Una filosofia, quella di Infia, che è alla base del programma “Track and trace” per i cestini. La stessa che ha portato alla realizzazione della linea kit, a completamento di una gamma di articoli tra i più moderni e diversificati nel settore del packaging sui mercati mondiali.

Sull'autore

Massimo Agostini

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