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Kiwi: siglato l’accordo per la prossima campagna

Fissati i parametri di qualità ed i controlli per evitare l’immissione sul mercato di prodotto immaturo. Si prospettano richieste danni milionarie a carico dei trasgressori

Con una previsione di produzione commercializzabile di 397.511 tonnellate, il kiwi italiano conferma il ruolo di primo piano nel panorama dell’offerta mondiale. Le quantità prodotte, secondo i dati CSO, si discostano di poco dall’anno scorso.
Una lieve flessione di produzione nel Lazio e nella provincia di Verona, in leggero aumento in Piemonte ed Emilia-Romagna.
Su queste basi di produzione, l’Organismo interprofessionale ha approvato l’accordo per il kiwi. L’accordo avrà validità per tre campagne di commercializzazione e regolamenta i parametri volti a uniformare la qualità dell’offerta italiana evitando inoltre l’immissione di prodotto immaturo sul mercato.
Il grado brix minimo alla raccolta non dovrà essere inferiore a 6,2. I frutti al consumo dovranno raggiungere gli 11° brix minimi.
Non potranno essere commercializzati frutti con calibro inferiore ai 65 gr. Il kiwi non potrà essere raccolto prima del 10 ottobre e non potrà essere commercializzato sulle destinazioni oltremare prima del 15 ottobre. Per il mercato interno non potrà essere messo in vendita prima del 15 novembre. Il Coordinatore del Tavolo Interprofessionale kiwi Renzo Piraccini dichiara:
“Il kiwi è uno dei pochi prodotti ortofrutticoli di quest’anno, in cui se manteniamo un buon livello qualitativo esistono discrete prospettive di mercato e l’accordo interprofessionale approvato vuole mantenere e migliorare il livello di qualità.
Abbiamo notizia che alcuni operatori irresponsabili stanno immettendo sul mercato , già da giorni, kiwi privi dei requisiti minimi qualitativi, provocando in questo modo un danno gravissimo al settore. Abbiamo già invitato il Ministero per le Politiche Agricole a predisporre adeguati controlli , sia nei magazzini di lavorazione che nei punti vendita. In presenza di accertate violazioni della normativa proporremo all’Organismo Interprofessionale di adire a vie legali nei confronti dei trasgressori, richiedendo danni milionari (in euro)”.
L’esperienza del Commissario Parmalat Enrico Bondi evidentemente ha fatto scuola.

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