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Spesa, la riscoperta dell’ hard discount

In Alto Adige incrementi di vendite del 20% nei magazzini Lidl e Dpiù

Costo della vita. Riflessi dei cali dei consumi sul portafogli delle famiglie: i consumatori “risparmiano” sul carrello
Anche in Alto Adige incrementi del 20% nei magazzini Lidl e Dpiù

BOLZANO. Non c’è niente da fare: il calo dei consumi delle famiglie italiane, euro o non euro, c’è ed è sempre più evidente. Il portafogli si assotiglia sempre più al pari dei risparmi. Decisamente non è un buon momento economico. A trarne vantaggio, al momento, pare siano gli hard discount.
L’Unione nazionale consumatori sottolinea come alle casse degli hard discount (Lidl, Dpiù e altri marchi) le code sono sensibilmente aumen tate negli ultimi mesi tanto che la grande distribuzione dei prodotti non pubblicizzati in tv sta conoscendo una nuova stagione. Da circa un anno c’è stato un riflusso delle famiglie a reddito medio negli hard discount, per l’evidente ragione che, altrimenti, non riescono più a far quadrare il bilancio, come è lamentela comune. Sullo stesso prodotto, il discount pratica un ricarico medio del 13%, contro il 20-25% del supermercato e oltre il 50% del negozio. Ma i discount vendono per lo più prodotti di marche non note a prezzi inferiori anche del 50% rispetto agli analoghi prodotti di marca venduti dai supermercati e quindi il risparmio di una famiglia media è consistente, anche nell’ordine di 230 euro al mese, che consentono di pagare la bolletta elettrica, del telefono e del gas. Secondo l’Unione nazionale consumatori il giro d’affari dei discount è aumentato del 20% nel giro di un anno. Non fa eccezione la realtà altoatesina. Anche in provincia di Bolzano, infatti, i distributori più noti sono stati costretti negli ultimi mesi a praticare un notevole aumento delle offerte promozionali dei supermercati. Ignoti fino a quindici anni fa, gli hard discount sono comparsi in Italia a partire dal 1991, quando i rincari incessanti di tasse e tariffe (prima fra tutte l’Ici) introdotti dalle varie leggi finanziarie nei primi anni’90 per risanare il bilancio dello Stato avevano decimato i bilanci dei consumatori. Non esisteva neanche una definizione dell’hard discount, che il ministero dell’Industria ha formulato nel 1996 come «un esercizio di vendita in sede fissa al dettaglio, di superficie medio-grande, che attuando una politica di abbattimento dei costi di impianto, di gestione e di servizio offre in self-service una gamma limitata di prodotti, generalmente non di marca e di largo consumo, a prezzi contenuti». I primi hard discount furono aperti dal gruppo tedesco «Lidl» senza alcun clamore e pubblicità per risparmiare all’osso sui costi, in quanto il loro successo si basava sul passaparola. Vendevano solo scatolame, bottigliame, detersivi e prodotti per la casa, spesso ancora nel grande imballo di cartone originario che a volte lo stesso consumatore doveva aprire per prendere il pezzo. Sulla scia del successo, vennero i «soft discount», con reparti di salumi, formaggi e surgelati, sempre confezionati, poi carni e ortofrutticoli

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