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Tracciabilità in tempi brevi solo per pochi

Solo un quarto delle imprese italiane si ritiene pronto per il 2005

Alimentare: solo 25% imprese pronto a tracciabilità in 2005
Solo un quarto delle imprese italiane ritiene che sarà pronto nel 2005 al rispetto del regolamento comunitario che fa scattare da quell’anno l’obbligo di tracciabilità per tutte le produzioni alimentari. Lo rileva il rapporto curato da Nomisma per conto di Indicod “qualità e competitività della filiera agroalimentare italiana. “C’é dunque un lavoro urgente da svolgere, sia di informazione che di assistenza alle imprese, perché si adeguino”, osserva il presidente di Nomisma Paolo De Castro. Nel rapporto si rilevano anche quali sono i principali ostacoli nell’affrontare un progetto di tracciabilità all’interno dell’impresa: da un lato problematiche operative inerenti al complessità dei processi produttivi e la necessità di gestire in maniera coordinata i flussi di materiale, dall’altro tematiche organizzative e manageriali relative al raccordo tra tutti gli operatori appartenenti alla filiera. Dal rapporto, inoltre, secondo quanto evidenziato da De Castro, “emerge un ruolo importante delle produzioni di qualità italiane (pari a 30-33 miliardi di euro, ovvero circa un terzo del fatturato 2002 dell’industria alimentare), e, in una prospettiva futura, un consolidamento di tale ruolo: nelle intenzioni delle imprese, infatti, le produzioni di qualità codificata potranno sfiorare nel 2005 i 45 miliardi di euro di fatturato. “L’implementazione di tali politiche – ha concluso De Castro – comporta dei costi aggiuntivi per le imprese rispetto alle produzioni convenzionali (con un range variabile dal 4 al 20% in funzione delle differenti azioni), che si tradurranno in un adeguamento del prezzo di vendita, ma in tutti i casi le produzioni di qualità risultano in grado di intercettare fasce rilevanti del mercato del consumo offrendo l’opportunità di incrementare i margini di impresa e il valore aggiunto del settore”. (Ansa).

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