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Sono ben 2500 le aziende bio in Sicilia

Con i suoi 130 mila ettari coltivati l’ isola copre oltre un terzo delle coltivazioni biologiche

Sicilia: brilla il settore biologico, ben 2500 le aziende

Catania / Il rapporto del Diste sull’agroalimentare
Aumenta l’export

CATANIA ? Concentrazione, qualità e trasformazione sono le parole chiavi del processo di modernizzazione in corso nel settore agricolo siciliano. Queste indicazioni sono contenute nel II Report Agroalimentare del Diste (Dipartimento studi territoriali) commissionato dall’ Assessorato regionale Agricoltura e foreste. Un esame a 360 gradi del settore presentato ieri a Catania presso la sede dell’ Esa dal responsabile scientifico del Diste, l’ economista Pietro Busetta, e dal presidente del Diste Alessandro La Monica, al vicepresidente della Regione e assessore all’ Agricoltura, Giuseppe Castiglione, ed ai dirigenti del settore. Uno spaccato che mette in evidenza la corsa della Sicilia verso un’ agricoltura che segua il mercato. A partire dal settore biologico, nel quale l’ Isola brilla in modo particolare. Con i suoi 130 mila ettari coltivati e ben 2.500 aziende certificate, l’ isola copre oltre un terzo dell’ intera superficie nazionale investita a coltivazioni biologiche. «Le variazioni dell’ agroalimentare ? afferma Busetta ? sempre più spesso superano in valore quelle in quantità, ciò significa che la componente prezzo dei nostri prodotti è premiante, ma anche che l’ industria alimentare siciliana riesce ad esportare qualità e a farla apprezzare. La strada del vino va seguita non solo per l’olio ma anche per i prodotti caseari, cerealicoli e ortofrutticoli. La Sicilia può diventare uno scrigno di prodotti di altissima qualità». Il comparto ortofrutticolo resta, con il 29%, il settore con maggiore peso nell’agroalimentare siciliano ed è Catania la sua capitale con 321 stabilimenti rilevati. Seguono gli impianti per la lavorazione delle uve (20%), prodotti zootecnici (12%), cerealicolo (12%) ed ortofrutta (5%). (…) Nel comparto ortofrutticolo punta di diamante restano il pomodoro da mensa, la patata novella, la carota, il peperone e la melanzana. Tra la frutta secca il pistacchio continua avere grandi potenzialità di mercato anche per il suo impiego nell’ industria dolciaria. L’ agrumicoltura siciliana, che rappresenta ben il 52% di tutta la produzione italiana, è notoriamente interessata da una marcata perdita di competitività. Resta ancora la parcellizzazione il male cronico del settore. In Sicilia vi sono 31 mila agrumeti a fronte di una superficie coltivata di 108 mila ettari circa, pari ad una dimensione media aziendale di 3,5 ettari. Una dispersione che fa si che i competitors spagnoli sopportino costi medi di produzione pari al 57% dei siciliani. (…) Recentemente approvati 4 marchi d’ origine ed altre 2 Dop sono in corso di riconoscimento. (…) Con una incidenza sull’ export italiano del settore primario del 7% circa, la Sicilia concorre al totale dell’ export dell’ agroalimentare per il 4%. Francia e Germania i principali acquirenti europei che assorbono rispettivamente l’ 11% ed il 40% del totale. (…) «Il Report del Diste ? ha affermato il vicepresidente della Regione e assessore all’ Agricoltura, Giuseppe Castiglione ? conferma che la strada intrapresa da questo assessorato, di puntare sulla valorizzazione delle produzioni di qualità, è quella giusta. La Regione potrà inserirsi sempre di più in un mercato internazionale solo se punta a valorizzare la qualità dei prodotti. La difesa della tipicità nel mercato è un elemento di garanzia a tutela della qualità ed i consumatori, oggi, esigono maggiore tutela proprio sulla qualità dei prodotti agroalimentari. La Regione scommette sulle produzioni tipiche, tanto che nel Por, il piano operativo regionale di Agenda 2000, è stata prevista una misura che stanzia 40 miliardi per incentivare la costituzione dei «Consorzi di tutela».

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