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Caro-verdure a Verona: per Papalia tutto bene

L’indagine della magistratura scaligera non ha riscontrato fenomeni speculativi tra i grossisti

Verdura a peso d?oro? I prezzi sono giustificati
Ma carote e pomodori restano un lusso
Osservatorio veneto degli alimenti al via

Solo per melanzane e zucchine è arrivato il momento del ridimensionamento

di Roberto Vacchini

Nessun aumento indiscriminato, nessuna speculazione o peggio, reato. L?aumento dei prezzi di frutta e verdura che ha toccato l?apice nelle scorse settimane è dovuto, in primo luogo alle particolari condizioni meteorologiche, e di conseguenza è stato determinato solo della legge di mercato.
È quanto si può dedurre dall?indagine, conclusa proprio nelle scorse ore dai carabinieri del nucleo operativo del comando provinciale, e voluta espressamente dal procuratore capo della Repubblica Guido Papalia. L?intervento della magistratura era nato a seguito delle ripetute segnalazioni fatte dai privati cittadini ma anche dalle associazioni di consumatori. L?aumento esponenziale dei prezzi, registrato da dicembre in avanti soprattutto per quanto riguardava alcune qualità di verdure, aveva destato malumore, com?era logico aspettarsi, ma anche preoccupazione. Il timore era che qualcuno avesse finito per approfittarsene. Così i militari dell?Arma, guidati dal tenente Mauro Calisto, alla fine di gennaio sono arrivati al mercato ortofrutticolo da dove hanno iniziato i loro controlli. Per l?occasione erano affiancati dai carabineri specializzati nelle politiche agricole.
Nel mirino sono finiti soprattutto cinque tipi di verdura: zucchine, carciofi, lattuga, radicchio rosso trevigiano e cavolfiori. In pratica i militari hanno fatto a ritroso tutta la catena produttiva: dal banco del negozio, all?indietro fino al mercato e fino ai produttori, analizzando l?aspetto contabile, confrontando i diversi prezzi e rapportandoli con la qualità della merce venduta. Un lavoro durato un paio di settimane al termine del quale i carabinieri hanno portato sul tavolo del procuratore capo un voluminoso dossier nel quale si legge, in sostanza, che l?unico responsabile dell?aumento dei prezzi è il tempo. O meglio il maltempo: siccità e gelate, infatti, hanno ridotto drasticamente la quantità di alcuni prodotti immessi sul mercato, con la conseguenza che i prezzi sono schizzati alle stelle.
Per quanto riguarda il mercato ortofrutticolo, i carabinieri hanno anche sottolineato come la maggior parte dei produttori lavori in conto commissione e pertanto il prezzo base di vendita è determinato dai produttori o dalle cooperative di produttori. Va anche detto che il mercato ortofrutticolo scaligero è uno dei più efficienti, dal punto di vista dei controlli. I militari, tuttavia, continueranno i sopralluoghi fino a quando i prezzi torneranno a normalizzarsi.

Restano alti, troppo alti, i prezzi delle verdure. Un rapido colpo d’occhio ai banchi di frutta e ortaggi dei principali supermercati cittadini permette di osservare come e quanto i prezzi non siano calati. È quasi una sorpresa notare come gli elevatissimi importi al chilo notati solo quattro settimane fa siano rimasti praticamente immutati. Anzi, in alcuni casi per verdure come carote, radicchio, insalata, cetrioli, peperoni e pomodori si nota addirittura qualche aggiustamento verso l’alto. Si tratta di limature di pochi centesimi di euro, ma tant’è. Lo scriviamo anche in considerazione dei commenti della gente intenta a scegliere la merce proprio da quei banchi. Commenti del tipo “ma cosa vuole che siano calati?”, o “i prezzi restano altissimi, non mi pare di notare alcuna novità”. Qualcuno rincara la dose addossando le colpe dei rincari alla mancanza di controlli e ai troppi passaggi di mano della merce. Altri pongono domande inquietanti come questa: “se si è trattato di una speculazione come si è capito, perché i prezzi adesso non calano?”. In generale, ai problemi del gelo e della siccità non ha creduto praticamente nessuno.
Ad essere sinceri, solo melanzane e zucchine, sulle quali a metà gennaio si era scatenata una vera tempesta di aumenti, hanno evidenziato arretramenti di prezzo apprezzabili. In taluni casi, il loro prezzo al chilo è calato anche della metà rispetto ai picchi di 6 euro al chilo toccati una ventina di giorni fa. Un esempio può essere fatto proprio con le zucchine, passate da importi compresi tra 4,5 e 6 euro/kg agli attuali 2,8/3. Stessa sorte per le melanzane scese sotto i 2 euro al chilo dai 3,5/4 cui erano salite.
Difficile a questo punto, e dopo appena tre o quattro settimane, attribuire l’eventuale calo dei prezzi al miglioramento della situazione meteo e alla poca pioggia caduta nelle scorse settimane. Anche perché la verdura arrivata nei nostri supermercati negli ultimi giorni non è certo stata seminata un mese fa. È praticamente la stessa colpita dal gelo di gennaio. Cosa può aver dimezzato allora il prezzo delle melanzane in quattro settimane, se non il passaggio di un’ondata speculativa? (al.az.)

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