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I mercati iblei riaprono dopo la serrata

Annunciata azione di protesta a Roma

Serrata nei mercati iblei. «Credeteci, siamo stati colpiti dalle gelate»

VITTORIA – Dopo la paralisi della commercializzazione, dovuta al fenomeno del «caro ortaggi» e al conseguente blocco dei mercati che da giorni ha portato al collasso la filiera agricola, i mercati ortofrutticoli iblei hanno deciso di fermare l’attività in segno di protesta. Ieri è stato un giorno di serrata, le saracinesche dei box dei mercati erano abbassate e i cancelli chiusi, mentre la folla di chi ha protestato e aderito alla manifestazione si è radunata nei piazzali esterni. Se fosse stata una mattina come tutte le altre, dai cancelli dei mercati ortofrutticoli di Vittoria, Santa Croce Camerina, Scicli e del magazzino di Santa Maria del Focallo, alle 4 sarebbero entrati i produttori per conferire i frutti delle serre e alle 6.30, con l’arrivo dei commissionari e dei commercianti, sarebbe iniziata la contrattazione sul prezzo dei prodotti ortofrutticoli. Invece, alle 6.30 di ieri tutti i mercati della provincia di Ragusa erano vuoti. I produttori come al solito sono arrivati per primi, all’alba, ma stavolta solo per protestare.
Un’ora dopo già il piazzale del mercato di Vittoria, diventato più degli altri, per la sua importanza a livello nazionale, quartiere generale di questa manifestazione degli operatori di tutta la fascia trasformata iblea, era pieno di produttori, commissionari, commercianti, rappresentanti delle confederazioni agricole Cia, Coldiretti e Confagricoltura, rappresentanti dei Comuni iblei e parlamentari regionali e nazionali. Nel mercato ipparino c’erano serricoltori di Vittoria ma anche di Comiso, Acate, Niscemi e Gela che qui conferiscono; a Scicli e a Santa Croce Camerina c’erano operatori della fascia costiera e a Santa Maria del Focallo i produttori della costa pozzallese. Alle 10 sono iniziati i comizi nei palchetti installati appositamente per l’evento. E al termine dei vivaci dibattiti, è stato deciso all’unanimità di organizzare una manifestazione a Roma, che si terrà giovedì prossimo, alla quale parteciperanno anche i sindaci siciliani della «fascia agricola trasformata», che si estende da Pachino a Licata, fino a Marsala. Sarà promossa una conferenza stampa nella hall di un albergo della capitale, per richiamare l’attenzione dei mass media. Nella stessa giornata gli operatori scenderanno in piazza Montecitorio, dove saranno distribuite migliaia di confezioni di prodotti ortofrutticoli, regali sponsorizzati dai Comuni della fascia trasformata iblea, che con questo gesto e organizzando i pulman per il trasporto degli operatori sino a Roma, hanno solidarizzato con la categoria.
«E’ importante parlare direttamente ai consumatori e chiarire la nostra posizione, in conferenza stampa, nei confronti degli operatori dei mass media nazionali – dice Antonio Belmonte, manager di un’impresa agricola – perchè si deve far chiarezza su quanto è successo. Lo dimostrano i rilievi sui prezzi Ismea del Ministero per le Politiche agricole, quando sono iniziati gli aumenti e in Sicilia si sono verificate le gelate che hanno compromesso la produttività. Secondo questi rilievi del mese di gennaio, i prezzi alla produzione sono aumentati dell’80% e all’ingrosso sono stati aumentati ancora del 157%». Il coro unanime, emerso nei diversi comizi tenutisi nei mercati, riguarda i produttori che si sentono vittime di una serie di eventi atmosferici che hanno messo in ginocchio la produttività. «Non vogliono credere che siamo stati colpiti dalle gelate, il Governo e i consumatori – dice Luciano Caruso, dirigente di un’azienda agricola – ma devono sapere che il gelo ha distrutto l’80% della produzione a campo aperto e il 50% della produzione sotto serra. Le serre da noi non sono riscaldate, solo il 2% degli impianti lo è, perchè costa realizzare gli impianti di riscaldamento e soprattutto mantenerli. Così la produttività é stata distrutta e diminuendo i quantitativi, il prezzo si è alzato». Oggi i mercati iblei riprenderanno la loro attività, ma la commercializzazione andrà sempre a rilento.
«I grossisti hanno timore a comprare i prodotti nei mercati, perchè se oggi acquistano a 8000 o 10000 lire – spiega il commissionario del mercato di Vittoria, Filippo Giombarresi – chi assicura loro che domani non siano costretti a svendere a 2000 lire al chilo i prodotti, dato che il prezzo, come stiamo vedendo negli ultimi giorni, viene abbassato artificialmente? Quindi non vi è soltanto un problema di controlli delle forze dell’ordine sui punti vendita, fattore che ha contribuito a destabilizzare i mercati e a fare crollare la domanda dei prodotti». La grande distribuzione organizzata anche in questi giorni di caos dei mercati, richiede i prodotti siciliani, che assicurano l’80% del fabbisogno nazionale. «La produzione estera attualmente non soddisfa la domanda – dice Giombarresi – e se così non fosse, oggi la Gdo si rivolgerebbe ai mercati esteri, come fa nei mesi più caldi, a giugno, quando la produzione estera ci fa concorrenza».
«I nostri politici devono difenderci e tutelarci – afferma il presidente dell’Associazione comissionari di Vittoria, Maurizio Manchini – e soprattutto deve farlo il Governo nazionale che sembra ignorare le calamità che hanno colpito i produttori». Eppure, l’Ispettorato provinciale agrario ha già delimitato e quantificato i danni determinati dalle gelate nell’ordine di 360 miliardi di lire. Naturalmente, la stima riguarda solo i produttori, cioè la mancata produttività delle serre e non tiene conto dei contraccolpi che tutto il fenomeno del gelo e del conseguente «caro ortaggi», ha destato a livello di turbativa commerciale. L’obiettivo a lungo termine è quello di ottenere l’introduzione della normativa, già operativa in Francia, che obbliga i punti vendita ad esporre i due tipi di prezzi, alla produzione e al consumo. Un’altra richiesta fondamentale che la categoria pone al Governo nazionale riguarda il contratto di programma per il settore serricolo, l’unico attuale strumento di finanziamento per i produttori che vogliono rinnovare gli impianti serricoli e dotarli di impianti di riscaldamento.

Rossella Schembri

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