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Castelfranco Veneto: il radicchio riparte dai semi

Consorzio Tutela e Università di Padova uniti per mantenere la qualità del «fiore che si mangia»

Da una recente analisi effettuata da Veneto Agricoltura emerge che la varietà castellana sta perdendo le sue caratteristiche
Semi selezionati per rilanciare il radicchio

Un?iniziativa che è nata in collaborazione con il Consorzio Tutela e l?Università di Padova

Castelfranco
Da una recente analisi sui semi del radicchio castellano effettuata da Veneto Agricoltura (Azienda regionale per i settori agricolo, forestale e agro-alimentare) emerge che il radicchio di Castelfranco, il “fiore che si mangia”, sta gradualmente perdendo le sue peculiari caratteristiche morfologiche e organolettiche tipiche, in seguito alla mancanza di coordinamento tra i produttori. Il colore giallo paglierino, le rade screziature rosso-verdi, la frastagliatura e soprattutto la morbidezza delle foglie sono sempre più difficili da trovare nel radicchio “Castelfranco” in vendita sui banchi dei mercati, radicchio che spesso non è nemmeno il castellano riconosciuto I.G.P. (Indicazione Geografica Tipica) ma la varietà più volgare “Lusia” (a foglia bianca). Per fare in modo che questa verdura torni alle caratteristiche originarie e venga rilanciata sul mercato con varietà uniformi, Veneto Agricoltura, in collaborazione con il Consorzio Tutela Radicchio e l’Università di Padova, nell’ambito dell’azione comunitaria Leader II – GAL, ha selezionato, da tre anni a questa parte, semi altamente caratterizzati che ha poi distribuito alle aziende agricole di riferimento. L’A.O.M.T. “San Bovo” ha distribuito ai produttori aderenti questa nuova semente, coprendo circa metà delle aziende produttrici nella zona di Castelfranco. Questa che possiamo definire una piccola crisi del radicchio castellano è stata causata dalle difficoltà insite nella produzione di questa varietà: oltre alla concorrenza di altre zone di produzione, come quella di Maserà nel Padovano, è soprattutto lo scarso rapporto quintali/ettaro a scoraggiare la coltivazione del famoso ortaggio.Con i nuovi semi ci si aspetta però di raddoppiare o quasi questo rapporto, portandolo a 60 quintali/ettaro. Ma come rivela Alessandro Daminato, agricoltore di Bessica, adesso è ancora presto per tirare delle conclusioni. Il caldo inusuale per questa stagione non ha ancora permesso il formarsi delle tipiche striature, anche se il peso che ci si è aspetta di ottenere è soddisfacente. Le nuove varietà infatti possiedono delle foglie leggermente più spesse, che aiutano a preservare la pianta, rendendola più resistente alle malattie e alla degenerazione.Matteo Manzonetto

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