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Ingrosso

Dodici mesi di ingrosso: test sul cambio orario, Pnrr e tariffe

Finanziati i progetti sulla svolta sostenibile e digitale dei mercati. Frizione tra grossisti ed enti gestori sui canoni

Nel 2022 si è accentuata la crisi delle vendite all’ingrosso, ma è anche l’anno dell’approvazione della sperimentazione dell’orario diurno a Firenze, un’intensa progettazione legata al Pnrr per modernizzare i siti dal punto di vista strutturale, energetico, digitale e logistico, l’aggravarsi dei bilanci degli operatori per il calo delle vendite e l’aumento delle bollette energetiche. Dopo il 2020 e il 2021 all’insegna della gestione dell’emergenza pandemica anche il 2022 vede le aziende in tensione, ma resistono e rispondere puntando su una nuova gestione del tempo di lavoro e sulla richiesta agli enti gestori di interventi di efficientamento e autoproduzione energetica.

Lavorare di giorno, questo l’obiettivo del 2023

I grossisti di Firenze hanno approvato la sperimentazione dell’orario diurno, si doveva partire nei primi giorni del 2023 ma si è preso tempo. Rimandato, ma dovrebbe partire nel 2023.  Non più la notte, nel sito fiorentino si lavorerà dalle 11 alle 17 e si proverà a capire se ci saranno benefici da questa trasformazione dei tempi di apertura e chiusura. Un test in attesa dei risultati. E il movimento non si ferma a Firenze. C’è stata una consultazione anche all’interno del mercato di Milano sempre condotta dai grossisti di Fedagro, si lavora con questo metodo anche al mercato di Napoli e in altri siti. La prima esperienza conosciuta è quella del piccolo mercato ortofrutticolo di Lido di Camaiore, punto di riferimento della Versilia, che da sempre lavora di giorno e poi, per passare ad una taglia nazionale, vige l’orario diurno al Car di Roma, situato nel territorio comunale di Guidonia.

Se nel 2023 si validerà la decisione presa quest’anno è probabile l’innescarsi di una fenomeno a palla di neve che potrà interessare una parte dei centri ortofrutticoli cambiando non solo abitudini ed esperienze ma la stessa antropologia del lavoro degli operatori.

La policrisi strema le aziende, confronto tra grossisti ed enti gestori sulle tariffe

Gli elementi di perturbazione esterni colpiscono il sistema all’ingrosso. La policrisi data dai riflessi economici negativi della guerra, il ritorno dell’inflazione a due cifre, l‘aumento dei costi produttivi a iniziare dal riscaldamento del prezzo della bolletta energetica e il calo dei consumi colpiscono i grossisti. Emerge il segno rosso sui bilanci aziendali e gli operatori chiedono sconti agli enti gestori su canoni e tariffe, ma non tutti rispondono alla richiesta di sostegno. Lo denunciano gli operatori con una lettera aperta di Valentino Di Pisa, presidente dell’associazione Fedagro, indirizzata al presidente di Italmercati. Una corrispondenza pubblica inusuale  con la replica di Fabio Massimo Pallottini che sottolinea la necessità per gli enti gestori di avere bilanci positivi anche per evitare ipotesi  e progetti di privatizzazione.

Prepararsi alla concorrenza del web e al delivery dell’ultimo miglio

Insomma, nel 2022 non sono mancati i problemi, sono emersi in superficie i ritardi di adeguamento delle strutture, pensiamo soprattutto alla sostenibilità ambientale e all’autoproduzione energetica, anche dal punto di vista della digitalizzazione. Dopo anni di dibattiti si inizia però la sperimentazione in un mercato e altri potrebbero iniziarla a breve sui tempi di lavoro. Sta iniziando una nuova era e si riflette anche sulla logistica dell’ultimo miglio, anche qui obbligatoriamente improntata alla sostenibilità ambientale, vista la concorrenza sempre maggiore del delivery ortofrutticolo che vede sul mercato nuovi attori: dai grandi player del web come Amazon, a nuove startup senza dimenticare le tante aziende che puntano sulla vendita diretta a domicilio. Una sfida, non solo logistica.

A dicembre 2022 approvata la graduatoria Pnrr: i progetti finanziati

Quasi allo scadere del 2022 è stata approvata la graduatoria che grazie ai fondi concessi dall’Europa attraverso il Pnrr permette di migliorare la capacità logistica di 32 mercati agroalimentari. Un lavoro di progettazione che vede premiati piccoli mercati come quello di Camaiore – al sito comunale sono stati assegnati sei milioni di euro – o quali di interesse nazionale come Verona, Bologna e Fondi che occupano i primi tre posti della graduatoria dove seguono anche i centri di Pescara, Treviso, Napoli, il Caap di San Benedetto del Tronto, poi Camaiore, Udine e Bari per chiudere la prima decina. Ma ci sono anche Milano, Roma, Torino, Lecce, Firenze, Trieste, Catania. Al link la graduatoria con i finanziamenti approvati. Attenzione i fondi a disposizione sono 150 milioni e non bastano per finanziare tutti i progetti in graduatoria. Qualche mercato non riceverà i fondi oppure saranno recuperati con lo stanziamento di altre risorse.

Fuori graduatoria i mercati di Vicenza, Cesena e Vittoria

Gli investimenti del Pnrr sono da spendere negli impianti fotovoltaici, in sistemi di efficientamento e ottimizzazione dell’energia e per migliorare la logistica a iniziare dalla catena del freddo. Tutto bene? Non proprio visto che sono rimasti fuori graduatoria i siti di Vicenza, Cesena e di Vittoria in Sicilia che è un punto di riferimento internazionale per le quotazioni di alcuni ortaggi, a iniziare dai pomodori. E dall’isola arriva il grido di dolore: “Ciò che appare semplicemente un disastro di natura politico-amministrativa, in realtà è qualcosa di più. E’ il de profundis che rintocca pesantemente una struttura e sulle prospettiva di crescita che il partecipare ai fondi avrebbe quantomeno concesso”. Parole forti quelle del presidente dell’associazione concessionari del mercato Giuseppe Zarba. Una collaborazione che non c’è stata mentre è stato reso pubblico più volte il lavoro comune della rete Italmercati guidata da Fabio Massimo Pallottini.

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