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Dai mercati: la zona gialla non fa miracoli. Al sud bene la frutta estiva

angurie

Cresce il peso di angurie e meloni italiani. A Verona aumentano le vendite di datteri e fichi secchi per il Ramadan

La zona gialla non smuove i consumi di ortofrutta. Al nord, complice pioggia e freddo e i limiti del servizio all’aperto, il settore horeca è ripartito con passo troppo felpato. Al sud più che la ristorazione incide positivamente il clima da spiaggia che spinge il consumo della prima frutta estiva. C’è abbondanza di angurie e meloni, poi le nespole e timidamente albicocche e pesche. In rialzo le fragole sui 5 euro  e gli asparagi. Calano gli ortaggi siciliani – dalle zucchine alle melanzane – ai titoli di coda le arance con prodotto spagnolo. Cala il prezzo dell’avocado Pinkerton, sostenuto quello di mango e ananas via aerea. Il Ramadan spinge il consumo della frutta secca, a iniziare dai datteri.

Tempo da spiaggia, voglia di frutta estiva

meloneA Catanzaro myfruit.it incontra Palmino Rotundo, presidente di Fedagro Catanzaro, che disegna il quadro della situazione. “La Calabria è è arancione, non zona gialla quindi non c’è effetto riapertura. Ma con 27/28 gradi aumenta la richiesta della frutta estiva. Abbiamo le nespole locali, le prime pesche noci, le angurie e i meloni. Aria fresca a livello commerciale, iniziamo la ripresa anche se siamo in un periodo di cambio e di transito. I clienti  chiedono meno pere, mele, banane e più la nuova frutta“. Ci sono anche le nuove fragole: “Quelle dal campo, decisamente più belle, lucide. Un prodotto calabrese di buona qualità. Il prezzo tiene: siamo dai 4 ai 5 euro“.

Bene le angurie da Trapani e le mini da Ragusa

anguriaCon queste temperature le angurie regalano freschezza. “Quelle di Trapani si vendono a 1,40/1,50 euro al chilo e la mini da Ragusa a 1,20/1,30. Poi c’è richiesta di meloni, vendiamo il Cantalupo retato siciliano con le varietà Mundial e Proteo che oscilla da 0,60, la pezzatura più piccola, fino a 1.50 euro”. Va la frutta con il nocciolo: “Le nespole locali sono a 1,60/1,70 euro poi ci sono quelle siciliane, poi le albicocche e le pesche spagnole e italiane di serra che quotano sui 3 euro“. Per la frutta invernale: “Le arance locali sono finite, c’è prodotto spagnolo da 0,80 a 1 euro, anche per il kiwi ci approvvigioniamo dall’estero e con prezzi che oscillano da 1,50 a 3,50 il chilo”.

Gran richiesta per la cipolla di Tropea, zucchine a 0,50 euro

cipolla

Cipolla di Tropea

Siamo in zona di produzione e tanto prodotto si esporta, ma non manca la richiesta locale per la cipolla di Tropea. Un bel simbolo della Calabria. “Qui a Catanzaro – spiega Rotundo – si vende a 0,70 il prodotto senza bollino per arrivare a 1,40 per l’Igp. Sono scesi vertiginosamente gli ortaggi siciliani: zucchine a 0,50/0,60 come le melanzane mentre il peperone non va oltre l’1,30 per la prima categoria mentre con la seconda il prezzo si dimezza”.

I pomodori? “Sale tutto quello che è verde. L’insalataro oblungo va da 1,20 a 1,30, il costoluto da 1,60 a 1,80, il tondo liscio da 1,50 a 1,60 euro. Il rosso è in discesa con il grappolo da 0,80 a 1 euro e il Piccadilly a 1,20/1,30. Il Ciliegino 1,50/1,70 e il Datterino a 2/2,50″. In questo periodo iniziano a vendersi i fagiolini a falce, Taccola che “hanno un buon prezzo, siamo sui 3 euro il chilo“.

Asparagi da 4/5 euro mentre i carciofi sui 0,25

In Calabria c’è una discreta produzione di asparagi: “Lo vendiamo in altre regioni, a Roma per esempio. Qui il  prezzo è da 4,50 a 5 euro. Dalla Puglia abbiamo i carciofi francesini intorno a 0,25 euro, un po’ di Opal a 0,18/0,20 poi il C3 ovvero tipo Romanesco intorno a 0,20/0,22 e il Madrigal a 0,20 euro”. Infine le patate novelle Santa Maria da Ispica, a pochi passi da Pachino, che quotano 0,70 euro.

A Verona zona gialla debole per la pioggia

Il centro agroalimentare di Verona

Jacopo Montresor, presidente Fedagro Verona, descrive una zona gialla lenta: “Incide in negativo il brutto tempo, inoltre coincide con la fine del mese e si rimandano gli acquisti a inizio del prossimo mese. Le ambasciate danno indicazione di non venire in Italia e noi viviamo di turismo. A Verona ci sono solo due alberghi aperti. Non è cambiato nulla, anzi”. Per sbloccare veramente l’horeca serve ben altro. Sul fronte ortofrutta, le tendenze del mercato? “Sulle fragole c’è una buona richiesta e tutto quello che arriva viene venduto. E’ partita anche la produzione locale un po’ più economica“. I prezzi della merce del sud tengono e sono sopra i 5 euro come le Candonga dalla Basilicata, più economiche quelle locali. “Sono cresciuti i prezzi del peperone estero a causa della mancanza di prodotto. Siamo a 3-4 euro per il prodotto extra. Sulle verdure in foglia non ci sono grandi risvolti”.

Il Ramadam spinge i datteri

La globalizzazione incide sui fatturati e sulle tipologie di vendita: “Con il Ramadam si vendono molto bene i datteri, chi osserva il digiuno compra anche fichi secchi e mandorle“. Un mix di energia per superare fame e stanchezza, almeno fino al tramonto. E la frutta esotica? “Prezzi sostenuti per l’ananas via aerea dove siamo sui 3,80/4 euro mentre il mango sempre via aerea quota 7,50 euro al chilo. In discesa l’avocado della varietà Pinkerton per la concomitanza del prodotto da Sudafrica e Kenia, si parte dai 3,50 euro il chilo”.

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