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Green pass e accesso ai negozi: l’ortofrutta (per ora) è salva

Atteso in serata il decreto con l’elenco completo degli esercizi in cui non serve il certificato. Il nodo dei centri commerciali

Mentre in Inghilterra e Spagna è “liberi tutti”, in Italia le restrizioni per chi non è in possesso di green pass aumentano. Per effetto del decreto entrato in vigore il 7 gennaio scorso, da oggi (20 gennaio) fino al prossimo 31 marzo (fine dello stato d’emergenza), per accedere ai servizi alla persona (barbieri, parrucchieri, estetisti) è necessaria la certificazione base, ossia quella che si ottiene con vaccino, guarigione da Covid o tampone negativo antigenico (valido 48 ore) o molecolare (valido 72).

Il provvedimento vale per tutti i lavoratori e anche per tutti i clienti: i primi, per cui non è chiaro il meccanismo di controllo a meno che non si tratti di lavoratori dipendenti controlleranno, con apposita app, i secondi, ai quali però non è consentito verificare la validità dei certificati di chi eroga il servizio. In ogni caso, per i trasgressori, sono previste sanzioni da 400 a mille euro.

Dal primo febbraio stretta allo shopping

Non è tutto. Dal prossimo primo febbraio la stretta continua: il green pass servirà anche per accedere ai servizi bancari e finanziari agli uffici e ai servizi pubblici e a molti negozi. Inoltre,  a chi non possiede il cosiddetto super green pass – quello che si ottiene solo con la vaccinazione o con la guarigione – continua a non essere consentito di entrare in bar e ristoranti, palestre, impianti sportivi, spettacoli, feste, discoteche e cerimonie pubbliche.

Quanto ai negozi, sono previste delle eccezioni che dovrebbero essere chiarite, proprio oggi, con un altro dpcm a firma Mario Draghi. Stando alle prime indiscrezioni, per ora, l’acquisto di ortofrutta non dovrebbe essere interdetto a nessuno: anche senza green pass sarà possibile frequentare i mercati rionali, i supermercati, i negozi alimentari. Ma c’è il nodo dei centri commerciali.

I centri commerciali sono a libero accesso?

Nelle ultime ore si è molto discusso dei centri commerciali i quali, per loro natura, al proprio interno contemplano attività di ogni tipo, alimentari comprese. Dunque non è chiaro se l’accesso senza green pass sarà consentito: al vaglio la possibilità di controllare il certificato negozio per negozio e non all’ingresso dei mall.

Che cosa non torna

In questo scenario di controllori e controllati a molti non torna il discorso della privacy: è legittimo che un esercente richieda il certificato verde dei propri clienti? E poi resta il problema di coloro che si sono vaccinati, che hanno ottenuto il super green pass, ma che se lo sono visti revocare perché, nonostante tutto, si sono contagiati. Una volta guariti, il tampone negativo non basta: l’attesa per la riconquista del certificato verde può durare anche una settimana, a seconda della solerzia degli uffici preposti. Ma il meccanismo burocratico, è noto, non sempre è perfetto.

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