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Manodopera, Silvia Salvi: “Quarantena attiva nei villaggi Covid-free”

Silvia Salvi_manodopera

Secondo la titolare degli omonimi vivai, occorre far rientrare in Italia i braccianti specializzati. Ad attenderli centinaia di alloggi sicuri

Nel week end scorso è riesploso il problema della manodopera, già tormentone dei mesi scorsi. Con l’imposizione della quarantena passiva per le persone provenienti da Bulgaria e Romania, infatti, molti dei braccianti attesi in Italia hanno rimandato a data da destinarsi il loro rientro nei nostri campi: due settimane senza lavorare non sono fattibili per nessuno.  E l’agricoltura, è oggi di nuovo in difficoltà: “Speravamo in parecchi arrivi – esordisce Silvia Salvi, titolare della Salvi Vivai di Ferrara – Ma le cose si sono complicate. Voglio restare ottimista, abbiamo davvero bisogno del personale formato e specializzato che lavora con noi da vent’anni”. Silvia è tra l’altro ideatrice dei villaggi per i braccianti, che oggi possono dirsi Covid-free: “I nostri alloggi sono predisposti per la quarantena attiva – spiega – Si può lavorare in sicurezza fin dall’arrivo in Italia, garantendo il distanziamento sociale”.

I villaggi Covid-free

Quelli messi a punto da Vivai Salvi sono villaggi a tutti gli effetti: blocchi di container adibiti a dormitori – sono 500 i posti letto – si intervallano con blocchi adibiti alla cucina, alla mensa, alle sale comuni. Gli alloggi, tutti dotati di aria condizionata, si trovano vicino alle aziende di produzione, ma ben delimitati: “Abbiamo pensato a spazi decorosi e confortevoli – precisa Salvi – Quest’anno, per garantire il distanziamento, abbiamo diminuito il numero di posti letto, pertanto abbiamo noleggiato altri container“. Che però rischiano di rimanere in parte vuoti, se non si sbloccherà la questione della quarantena passiva. Questione che ha anche una risonanza politica: “Abbiamo portato le nostre istanze in regione – spiega Silvia – Speriamo in una risposta positiva da parte delle istituzioni“.

Sono 130 milioni le piante di fragole prodotte da Salvi Vivai, a cui si affiancano i 2 milioni di piante di ciliegio, melo e pero, più i portainnesti. Inoltre, l’azienda produce, nelle diverse aziende di famiglia, kiwi, pere, mele, agrumi, pesche, nettarine e uva, che vengono commercializzati presso la Gdo: “Abbiamo alloggi sia nella provincia di Latina, che in quella di Ferrara – racconta – Mentre in Puglia possiamo contare sulla manodopera locale, che quindi non necessita di ospitalità”.

Per gli spostamenti, i braccianti hanno a disposizione pulmini da nove posti, ma il distanziamento ha reso tutto più complicato: “Possono muoversi in quattro per pulmino – spiega – e pertanto stiamo noleggiando altri veicoli, che peraltro sono molto difficili da trovare“.

Un déjà-vu

Già nei mesi scorsi, a causa della pandemia, si erano visti gli effetti della carenza di manodopera proveniente dall’estero. Con i confini chiusi, il solito flusso di braccianti si era interrotto, creando serie difficoltà alle aziende agricole che si trovavano nell’assurda situazione di non poter procedere con la raccolta dei prodotti: “In agricoltura i tempi sono precisi, non si può rimandare – racconta Silvia – Pertanto abbiamo aperto le porte delle nostre aziende al personale italiano, ma è stata un’esperienza faticosa: molti, appena hanno potuto, sono tornati a lavorare nei settori da cui provenivano, altri si sono arresi davanti alle difficoltà che la vita nei campi comporta”.

I braccianti provenienti dalla Bulgaria, da anni, garantiscono a Salvi Vivai la programmazione di cui necessita: “A parte un turnover fisiologico – spiega – possiamo contare su personale che sta con noi da anni, e che è dunque adeguatamente formato e specializzato: ci sono persone che oramai vivono qui e che tornano nel paese di origine solo per le feste”. Con la pandemia molti erano rimasti bloccati a casa, dal 3 giugno è ricominciato il flusso, ma non sono tornati tutti: “Da qui a dicembre la necessità di manodopera sarà crescente – conclude – Se non verrà garantita la possibilità di lavorare fin da subito il rischio è che l’agricoltura si fermi“.

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