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Earth Day, il futuro si costruisce ora

Future Food Insitute e Fao, ma anche mondo del bio e confederazioni agricole accettano la sfida di modelli più sostenibili. In attesa del Green Deal

Nel giorno della 50esima Giornata internazionale della Terra Future food institute (il centro di eccellenza italiano per la Food innovation con sedi a Bologna, San Francisco, Tokyo e Shanghai) e Fao e-learning Academy hanno lanciato “Food for Earth day“, un evento-maratona virtuale di 24 ore sui temi della sostenibilità agroalimentare e la Food innovation. La maratona, partita ieri mattina alle 6 (ora italiana), ha seguito virtualmente l’andamento del sole: iniziata in Oriente, in Cina, ha viaggiato da Est a Ovest passando il testimone dalle popolazioni indigene, che riflettono l’identità di interi territori, a imprenditori, start-up, scienziati, giornalisti, giovani leader, politici, consulenti, agricoltori che intervengono da Giappone, India, Europa, Emirati Arabi Africa, America Latina, Nord America e persino dai poli nord e sud, con i contributi degli scienziati collegati dalla Stazione Concordia.

“Forti dell’esperienza della Food innovation global mission – ha detto Sara Roversi, fondatrice del Future food institute – continuiamo a perseguire la nostra missione internazionale, adattandoci all’attuale situazione di lockdown, con un viaggio virtuale intorno al mondo. Quest’anno la Terra ha deciso di darci un messaggio forte e chiaro che come umanità non possiamo più ignorare: è tempo di dismettere il ‘business as usual’ e di pensare a nuovi modelli più sostenibili, a partire da quello della filiera del cibo. Con ‘Food for Earth’, insieme alla Fao – ha aggiunto – abbiamo quindi voluto creare un coro unico di voci diverse, perché sappiamo che un approccio olistico e sistemico, multistakeholder, è l’unico in grado di risolvere le attuali inefficienze del settore, che contribuiscono anche al cambiamento climatico. Sarà la più grande web-lezione sul potere rigenerativo dei sistemi alimentari”. Gli hashtag ufficiali della maratona sono: #goodaftercovid19 e #food4earth.

Anbi, rischio siccità servono infrastrutture

“La siccità è la prima causa di carestie nel mondo che, per effetto dei cambiamenti climatici e senza adeguate infrastrutture, rischia di diventare un fenomeno endemico anche nel Sud Europa”. E’ quanto dichiarato dal direttore generale dell’Anbi, l’Associazione nazionale dei Consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, Massimo Gargano, in occasione della Giornata mondiale della Terra. “E’ quanto mai necessario aumentare la capacità di stoccare l’acqua quando c’è, per utilizzarla nei momenti di bisogno”, spiega Gargano, secondo il quale occorre adottare politiche di controllo capaci di garantire la produzione di cibo, la coesione tra Regioni e Stati, la sicurezza alimentare per favorire il contenimento dei flussi migratori provocati dal fabbisogno idrico. Anche perché, ricorda il presidente dell’Associazione, Francesco Vincenzi, “su una popolazione mondiale di oltre 7,5 miliardi di persone, circa 1 miliardo non ha accesso all’acqua potabile, mentre 2,5 miliardi non ne dispone a sufficienza per le pratiche igieniche e alimentari”. Intanto, per quanto riguarda lo stato delle risorse idriche in Italia, secondo il bollettino dell’Anbi, cresce la preoccupazione per la portata del fiume Po dimezzata rispetto alla media storica e inferiore del 20% rispetto all’anno scorso, ma è il Sud a pagare il prezzo più alto, dove la stagione irrigua 2020 appare irrimediabilmente pregiudicata in Puglia, Basilicata e Sicilia.

FederBio puntare su nuovi paradigmi per tutelare ecosistemi e biodiversità

Per FederBio è importante preservare la Terra e i suoi ecosistemi da un declino senza precedenti. In particolare, in un periodo come quello attuale fortemente segnato dalla crisi sanitaria legata al coronavirus, diventa imprescindibile tutelare le risorse naturali e gli agroecosistemi, preziosa fonte di biodiversità.
La distruzione degli habitat naturali a favore di quelli artificiali ha reso la Terra più vulnerabile. Il rapporto Ipbes (Intergovernamental science-policy platform on biodiversity and ecosystem services dell’Onu) del 2019 fotografa un declino della natura senza precedenti. Dall’indagine emerge infatti che il 75% dell’ambiente terrestre e circa il 66% di quello marino sono stati modificati in modo significativo e che circa 1 milione di specie animali e vegetali rischiano l’estinzione. Questa perdita è il risultato diretto dell’attività umana e costituisce una minaccia concreta al benessere e agli equilibri ecologici.
Il Rapporto evidenzia, inoltre, che dal 1980 le emissioni di gas serra sono raddoppiate generando un incremento delle temperature medie globali di almeno 0,7 gradi centigradi, con previsioni di ulteriori aumenti nei prossimi decenni.

“Quest’anno la Giornata mondiale della Terra si celebra in maniera decisamente particolare nel mezzo di un’emergenza globale. Questa crisi ci insegna che occorre adottare un nuovo paradigma fondato sul rispetto della Terra e dei suoi ecosistemi per contrastare efficacemente la deriva climatica e proteggere la nostra salute. L’emergenza che stiamo attraversando rende ancor più evidente il ruolo strategico dell’agricoltura come garanzia per la disponibilità di cibo per i cittadini e al tempo stesso come attività centrale per la cura della Terra. Per affrontare le sfide future – ha dichiarato Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio – occorre dunque puntare sempre più sull’agroecologia, di cui l’agricoltura biologica rappresenta la massima espressione, l’unico modello che assicura resilienza e sostenibilità contribuendo a contrastare il cambiamento climatico. La salute della Terra e degli ecosistemi da cui dipendiamo si sta deteriorando molto rapidamente, dobbiamo cambiare rotta al più presto, per rispondere alle esigenze del presente senza compromettere la capacità di rispondere ai bisogni del futuro”.

Confagri, la sfida del clima si vince insieme

La sfida climatica e la capacità di mantenere la Terra in salute richiede uno sforzo che non può essere lasciato soltanto agli agricoltori e tanto meno a un Paese, ma deve essere un impegno globale con politiche economiche nazionali e internazionali. E’ il messaggio lanciato dalla Confagricoltura in occasione della 50esima Giornata mondiale della Terra. Una ricorrenza, spiega l’organizzazione agricola che, “assume un significato più profondo per la concomitanza con la pandemia coronavirus che ci impone una riflessione generale sul futuro del pianeta”. Confagri ricorda che in 50 anni anche l’agricoltura ha cambiato fisionomia, puntando sempre di più verso un sistema alimentare sano, efficiente, sostenibile e di qualità, confermato dal rapporto Ispra. Tra il 1990 e il 2018, infatti, il settore primario ha ridotto le emissioni di ammoniaca del 23%, di gas serra del 13% e di PM10 del 30%. “Sono risultati incoraggianti – ha evidenziato Confagri – che stimolano a proseguire su questa strada insieme a tutta la filiera, al mondo scientifico e allo stesso consumatore. Sicuramente c’è oggi maggiore consapevolezza dell’impatto che può avere l’uomo sull’ambiente, ma soltanto tutti insieme possiamo raggiungere traguardi migliori”. Per questi motivi Confagricoltura guarda con grande attenzione al Green Deal europeo, ai nuovi obiettivi sul clima al 2030 e alla definizione della strategia di lungo termine al 2050.

Cia, agricoltori in prima linea su sfide

L’agricoltura può fare molto per la Terra. Interagendo in prima persona con la natura e il territorio, con i sistemi alimentari, gioca un ruolo da protagonista nella lotta ai cambiamenti climatici e alle emergenze, non solo ambientali, ma anche sanitarie ed economiche, come quella globale che stiamo vivendo oggi con il coronavirus. Così Cia-Agricoltori Italiani, in occasione del 50esimo Earth Day. “Oggi gli agricoltori si mettono sempre più in gioco nelle sfide urgenti che il nostro pianeta deve affrontare, modificando la propria condotta in chiave efficiente e sostenibile – ha osservato Cia – Basti pensare agli ultimi dati dell’Ispra, che evidenziano come solo il 7% delle emissioni di gas serra in Italia arrivano dall’agricoltura. “Uno sforzo in chiave di efficienza e sostenibilità che gli agricoltori vogliono fare perché si sentono custodi della terra – spiega il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino – producendo cibo per tutti i cittadini, tutelando suolo e paesaggio, garantendo equilibrio idrogeologico. Ma è chiaro che non si va avanti da soli. Di fronte alle nuove sfide per garantire la salute del pianeta, dal Green Deal europeo agli obiettivi Onu al mettendo in campo azioni integrate di sistema, nonché risorse adeguate e politiche innovative, nazionali e internazionali”.

Coldiretti, in Puglia -126mila ettari frutteto

In occasione del 50esimo anniversario della Giornata mondiale della terra, Coldiretti Puglia ha divulgato un’indagine secondo la quale negli ultimi 10 anni la regione ha perso 21mila ettari di frutteto (-26%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile. “Servono un impegno di filiera e una visione strategica per salvare il frutteto pugliese”, ha detto Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. “La tropicalizzazione del clima, con eventi estremi come nubifragi, grandinate e trombe d’aria che si alternano a lunghi periodi siccitosi e la cementificazione selvaggia – ha aggiunto Benedetta Liberace, leader di Coldiretti Giovani Impresa Puglia – hanno causato una percentuale di suolo consumato che si attesta su valori compresi tra l’8 e il 10%, una delle più alte d’Italia, indebolendo e impoverendo un territorio già fragile e privando noi giovani coltivatori della possibilità di crescere imprenditorialmente e investire in un futuro agricolo concretamente basato sullo sviluppo rurale”. “In gioco – ha concluso Coldiretti – c’è una filiera allargata che garantisce l’approvvigionamento alimentare in Puglia grazie al lavoro di oltre 100mila aziende agricole e stalle, più di 5mila imprese di lavorazione alimentare e una capillare rete di distribuzione tra negozi, supermercati, discount e mercati contadini di Campagna Amica con l’emergenza Covid-19 che ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con il piano Marshall proposto dalla Coldiretti”.

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