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Maltempo, per l’ortofrutta italiana non tutto è perduto

Dalpiaz, Odorizzi, Gorzoni, Bastoni, Schiavone, Fragasso, Lonigro, Giuliano, Manni: dopo le gelate di lunedì qualche voce di speranza

L’abbassamento delle temperature di inizio settimana scorsa ha provocato danni da nord a sud Italia, ma le stime vanno ancora fatte e, sembra di poter dire, non tutto è andato perduto. Letteralmente. Non serve essere psicologi per capire come – insieme all’emergenza coronavirus, che preoccupa dal punto di vista umano e professionale – i produttori ortofrutticoli italiani abbiano ricevuto lunedì notte un colpo anche a livello psicologico.

Dalle drupacee della Romagna (in primis le albicocche) agli ortaggi pugliesi (asparagi e carciofi), ma anche dall’uva da tavola e le ciliegie della Puglia, alle pomacee e al kiwi giallo di Piemonte, Veneto, Lazio ed Emilia (ancora) il gelo si è fatto sentire (vedi nostro articolo). Ma, per fortuna, ha colpito in maniera non uniforme e molto cambia a seconda della zona e – da specie a specie –a seconda delle varietà e delle fasi fenologiche.

“La zona colpita dalle gelate di lunedì notte è limitata – conferma Alessandro Dalpiaz, direttore di Assomela – e i meleti sono ancora in una fase fenologica arretrata, quindi al momento non ci sono grandi problematiche. Forse si presenterà qualche caso di rugginosità, ma potremo verificarlo tra due-tre mesi”.

Per Leonardo Odorizzi dell’omonima azienda di Bussolengo (Verona), operativa nel settore agroindustriale da tre generazioni, è troppo presto per la conta dei danni. “Bisogna aspettare due-tre settimane per vedere quante gemme cadono. Qui il gelo ha colpito a macchia di leopardo e oggi non è possibile stimare le perdite effettive”. C’è anche massima prudenza nel diffondere dati non precisi. “Le previsioni ora non hanno senso – continua –, i danni andranno valutati anche rispetto alle richieste e a quali paesi di sbocco ci saranno. Avere meno frutta, poi, potrebbe anche avere risvolti positivi, come migliori standard qualitativi e calibri superiori. Quello che possiamo dire è che le aziende sono sotto controllo e pronte a lavorare”.

L’Op Sermide rileva situazioni differenti nelle varie zone di produzione e anche delle differenti condizioni colturali. “Per mele e pere le cose cambiano da Ferrara a Modena, e a seconda dell’utilizzo di sistemi antibrina. Servirà un’altra settimana per quantificare i danni, che comunque non sembrano gravi”, osserva il direttore Riccardo Gorzoni che continua: “I meloni sono a posto, nessun danno. Questa settimana, però, abbiamo evitato di fare trapianti per non mettere a rischio le giovani piantine, un ritardo di 3-4 giorni che non impatta sulla programmazione”.

Ilenio Bastoni, dg di Apofruit (Cesena) conferma: “L’abbassamento delle temperature ha provocato danni importanti ma, in primo luogo, non è stato omogeneo nei territori e, poi, ha colpito le piante in fasi fenologiche differenti. In qualche caso pensiamo di potere recuperare in fase di diradamento. E’ comunque presto per fare la conta dei danni, dobbiamo aspettare qualche settimana”.

In Puglia la situazione è altrettanto disomogenea, con il nord Barese più colpito e il Salento del tutto risparmiato dalle gelate. Luigi Schiavone, responsabile tecnico della Futuragri di Foggia, commenta: “In alcune micro aree si sono registrati danni seri, ma non si può generalizzare. Per gli spinaci nessun allarme, mentre sono stati danneggiati gli asparagi che iniziavano a spuntare dal terreno. Ora sono due giorni che piove e non si raccoglie ma diciamo che, su 2.500 tonnellate di produzione totale, perderemo il 15-20% al massimo. Piuttosto c’è l’incognita dei consumi, visto che lavoriamo soprattutto per Gdo del nord Italia e che ora saltiamo le consegne del sabato perché i supermercati restano chiusi la domenica”.

A San Ferdinando di Puglia (Bat) Mauro Fragasso, titolare della Royal Fruit (più di 150 ettari tra albicocche, pesche e uva da tavola) afferma: “Nei nostri impianti le temperature non sono scese sotto zero, abbiamo avuto solo una breve nevicata. Per quanto riguarda le orticole, nessun problema su cavoli e broccoli. Invece nei carciofi si è verificato un leggero distacco dell’epidermide che però non ha compromesso la produzione nel complesso”.
Le nevicate, poi, non fanno danni alla frutta. “Semmai è arrivata un po’ d’acqua dopo tanta siccità – osserva Fragasso – Sicuramente per noi le difficoltà inizieranno al momento di diradare, visto che c’è carenza di manodopera”.

Francesca Lonigro è direttrice commerciale dell’omonimo gruppo di Noicattaro (Bari) specializzato nella produzione e commercializzazione di uva da tavola. Uva che quasi al 95% va all’estero, in primis Germania. “I danni ci sono stati ma ci sono anche zone, come Noicattaro e Casamassima, che non hanno registrato problemi. In generale, sono state colpite le varietà precoci che erano state forzate per anticipare il risveglio vegetativo (vedi foto sotto). Per fortuna in molti vigneti avevamo fatto alzare i teli laterali per evitare il ristagno dell’aria fredda. Va anche detto che siamo andati sotto lo zero per poche ore e, dopo il gelo, invece del sole è arrivata la pioggia che ha evitato un ulteriore sbalzo termico, visto che qui, fino a pochi giorni fa, eravamo già attorno ai 20° C. Per capire come hanno reagito le piante – evidenzia Lonigro – bisognerà aspettare il risveglio vegetativo con l’aumento delle temperature”.

Anche le varietà precoci di ciliegio sono sotto osservazione. “I danni sono seri sulle ciliegie precoci ma la situazione non è catastrofica, perché se i problemi arrivano prima del diradamento sono in buona parte recuperabili”, dice Nicola Giuliano, alla guida della Giuliano Puglia Fruit di Turi (Bari).

Insomma, è prematuro parlare di disastro. “Se si salva il 20-30% dei frutti, resta un po’ meno di quanto avremmo lasciato con il diradamento – continua Giuliano – E i frutti saranno più grossi e più buoni”. Ma l’imprenditore pugliese è più preoccupato per l’emergenza Covid-19. “Anche se aumentano i costi, la manodopera non si trova e i tempi sono dilatati, potere lavorare, produrre, è un privilegio. Mi preoccupa più il contesto non agricolo: le persone avranno lo stesso tenore di vita di prima? Ce la faremo a gestire un arresto di due mesi?”.

All’estero, per ora, non si registrano difficoltà. “Nessuna contrazione nelle richieste, né discriminazione circa la provenienza dei prodotto – conclude Giuliano -. In generale notiamo un contraccolpo per i prodotti che non si sbucciano e che hanno durata limitata, quindi speriamo che a maggio la crisi sia passata, perché le ciliegie sono considerate prodotti premium, e non hanno durata eccezionale”.

Intanto, nel Salento nessun problema di abbassamento di temperature. “Le patate novelle del Salento stanno bene, abbiamo appena iniziato le raccolte e non avvisiamo difficoltà. Il clima è favorevole e le temperature, sopra i 10 gradi di giorno, restano decisamente sopra lo zero anche di notte”, conclude Federico Manni della Acli Racale (Lecce).

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