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Import/Export

Uva da tavola, la partita brasiliana

Il Paese sudamericano impone il trattamento con il bromuro di metile. E l’Europa che fa?

Dal primo giugno il Brasile richiede l’obbligo dei trattamenti con il bromuro di metile per le susine e l’uva da tavola importate dall’Unione europea e, quindi, anche dall’Italia. Bromuro di metile del quale, come è noto, è vietato l’uso in Europa. In alternativa bisogna dichiarare che: “La spedizione non presenta un rischio di quarantena rispetto a Lobesia botrana, considerando l’implementazione del sistema integrato di misure di riduzione del rischio, ufficialmente supervisionato e concordato con il Paese importatore“.

Nel caso specifico dell’uva da tavola italiana, per l’oltremare parliamo di volumi molto modesti: l’1% del totale.
Viceversa, il Vecchio Continente con i suoi 450 milioni di consumatori è molto ambito dal Paese sudamericano. “Si tratta di una debolezza, politica, diplomatica e commerciale, tutta europea – commenta Giacomo Suglia, presidente di Apeo, l’Associazione di produttori ed esportatori ortofrutticoli, nonché vicepresidente di Fruitimprese – E forse gli accordi commerciali globali dovrebbero tenere in maggiore considerazione queste barriere fitosanitarie”.

“Per l’uva italiana il Brasile è un mercato molto marginale, quindi la decisione ci danneggia poco – osserva Nicola Giuliano, alla guida della Op Giuliano Puglia Fruit di Turi (Bari) – Se invece, come contropartita, noi vincolassimo l’uva che i brasiliani inviano qua a novembre e dicembre forse potremmo ricavarne un vantaggio più significativo“.

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