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Fruttivendoli e non solo

Fruttivendoli di quartiere, i trend milanesi

Qualità dei prodotti, design dei negozi e proposte specialty rispetto alla Gdo caratterizzano la nuova offerta

C’è chi lotta contro lo spreco dei prodotti ortofrutticoli dettato da canoni estetici che nulla hanno a che fare con la qualità e il gusto, e c’è invece chi punta sulla filiera corta e sui prodotti bio, sugli imballaggi e gli arredi ridotti al minimo, oltre che alla provenienza dei prodotti.

Si sta parlando dei nuovi trend milanesi in fatto di fruttivendoli di quartiere, i quali ribaltano il vecchio paradigma di negozi cari, poco forniti e un po’ troppo spesso old style, per mettere al centro nuovi format che hanno come denominatore comune design inedito, alta qualità dei prodotti ortofrutticoli e un’offerta differente – e a valore raggiunto – rispetto a quella degli scaffali della Gdo.

Nudo. è il nuovo format di EcorNaturaSì

Un esempio per tutti è Nudo. (si scrive con il punto finale), ossia il nuovo brand che il gruppo EcorNaturaSì propone per i centri storici e le aree residenziali delle città. I primi due punti di vendita si sono insediati da poco in due zone strategiche e trendy di Milano – Porta Romana e Paolo Sarpi – e sono caratterizzati da superfici piccole e dal design minimal, modulato attorno a pile di cassette di plastica riutilizzabili.

Quanto all’offerta, non mancano i prodotti bio provenienti dalle aziende agricole dell’area periurbana di Milano, Cascina Fraschina a Cascina Santa Brera, tanto per citarne due molto note nella città meneghina.

Bella Dentro, la lotta allo spreco

I due negozi a insegna Bella Dentro, uno in via Pergolesi (Stazione Centrale) e l’altro in viale Lazio (non lontano da Porta Romana) aperti, rispettivamente, a ottobre 2020 e a giugno 2021, sono invece il frutto del progetto di Camilla Archi e Luca Bolognesi, entrambi classe 1988, i quali nel 2017 hanno dato vita a un nuovo concetto di fruttivendolo di quartiere, basato sulla qualità intrinseca dei prodotti e non sulla loro estetica. I due giovani imprenditori comprano frutta e verdura dalle aziende agricole, la scelgono in base al gusto e non all’aspetto, per poi rivenderla al dettaglio nei due punti di vendita o in e-commerce. Tra i principi guida, il giusto compenso ai produttori. Quanto all’aspetto dei negozi, ci sono pochi punti in comune con i classici fruttivendoli di città: design minimalista, vetrine ben visibili, comunicazione con il cliente supportata da immagini, poster, claim. Secondo quanto riportato sul sito, grazie al progetto Bella Dentro, sono stati salvati dallo spreco, fino a oggi, oltre 104mila chilogrammi di frutta e verdura.

Non può mancare l’Alveare

Infine, non può mancare l’Alveare che dice sì, un progetto già raccontato da myfruit.it. Nato per permettere di fare la spesa online direttamente dai piccoli produttori del territorio, il progetto ha virato verso l’offline, tanto che oggi sono quattro le botteghe Alveare Boutique.

E ci sono tutti i presupposti perché la catena possa crescere, tanto che la country manager Claudia Consiglio ha dichiarato: “Abbiamo voluto portare a Milano un vero e proprio negozio di quartiere che fosse nuovo nel concept, ma che per spazi e umanità ricordasse quelli di una volta. E’ un esperimento sfidante e bellissimo, il negozio va ad affiancare una rete di acquisto solida che nel 2020 ha festeggiato i suoi cinque anni con 276 Alveari attivi in 10 regioni d’Italia e ricavi di oltre 11 milioni di euro per i produttori iscritti al sito”.

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