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Fruttivendoli e non solo

E-commerce e ortofrutta: “No traffic, no party!”

Intervista a tutto tondo a Marco Biasin: i modelli di business, le dinamiche logistiche, le competenze richieste e le regole

Il 3 e 4 dicembre scorso a Fico Eataly World di Bologna si è tenuto “E-commerce Food“, il primo corso per la vendita on line di prodotti agroalimentari. L’hanno organizzato Francesco Chiappini di Ecommerce School e Marco Biasin, fondatore di Frutta Web ora consulente e autore del libro che porta lo stesso titolo del corso. Proprio Biasin fa per myfruit.it un bilancio delle giornate e parla di aspettative, crescita e criticità per il settore ortofrutticolo.

“Abbiamo visto una partecipazione che non ci saremmo mai aspettati – dice Biasin – Evidentemente, un così alto interesse da parte del settore agroalimentare è sinonimo di voglia di conoscere qualcosa di cui ancora si sa molto poco e per il quale non ha ancora avuto sufficiente condivisione di informazioni, nonostante sia uno dei canali commerciali con i più alti tassi di crescita”.

Quali sono le tematiche che interessano di più le aziende ortofrutticole?

Credo che approfondire il tema e-commerce food sia stato utile perché la maggior parte delle aziende dell’agroalimentare non conosce e non ha mai potuto sperimentare le logiche del commercio online. Non conosce i diversi modelli di business applicabili, le dinamiche logistiche specifiche, le competenze richieste e le regole per creare un business online di successo.
I dubbi principali delle aziende sono relativi al percorso da prendere, gli investimenti necessari e quali siano le aspettative di ritorno dell’investimento in un ecommerce di prodotti alimentari.
Soprattutto, la maggior parte delle realtà ha il timore di buttare soldi, di essere raggirata e di investire senza alcuni tipo di ritorno. Personalmente, mi stupirebbe il contrario, perché è normale avere timore di affrontare un percorso che non si conosce. Proprio questo è stato l’obiettivo da parte di chi ha partecipato, chiarirsi le idee su cosa fare per entrare in questo business e come farlo. Perché il dubbio se entrarci o no è già stato dissipato. Sono felice di tutti i feedback entusiasmanti che abbiamo ricevuto dopo il corso.

Che voto darebbe al settore? Senza fare nomi, oppure facendoli, mi sa citare qualche esempio virtuoso e qualche errore da non fare?

Un 6 di incoraggiamento? Per natura, tendo a essere molto critico e a concentrarmi su quello che possiamo fare meglio. Facciamo così: non esprimo un’opinione, ma parlo per dati alla mano.
In Italia, acquistiamo food online 5 volte in meno rispetto la media europea (Dati 2020. Fonte: Europanel, IGD Research), nonostante abbiamo la percentuale maggiore europea di persone che hanno acquistato food online almeno una volta (Fonte: Statista.com). Come mai?
Ci può essere solo una risposta a questo, ed è che la qualità del servizio offerto dagli ecommerce nel food non soddisfa la qualità richiesta della domanda. Punto. Non serve girarci intorno. È così, altrimenti non avremmo un tasso di penetrazione e di riacquisto online tra i più bassi d’Europa. Per questo è difficile dare un voto alto al settore. C’è ancora tanta strada da fare, e dobbiamo farla noi prima che arrivino grandi big tech dall’estero e si prendano il nostro mercato (si veda HelloFresh, Gorillas e simili, che nel 2021 sono già ufficialmente entrati nel nostro mercato).

Non è un caso, tra l’altro, che gli esempi più virtuosi oggi siano stati tutti, più o meno, supportati da importanti capitali, finanziari o industriali. Si tratta di un business impegnativo sotto ogni punto di vista, anche economico, ed è per questo che studiare e pianificare prima di partire è così importante.

Dopo gli effetti della prima ondata Covid, e quelli della seconda, terza e quarta come stanno cambiando le cose per l’e-commerce alimentare? E per quello dei freschi?

Indubbiamente, e a caro prezzo, la pandemia ha contribuito a una crescita esponenziale del food online. Da marzo 2020, a parte i picchi dovuti dalle ondate, non si è ancora visto alcun tipo di rallentamento del tasso di crescita. Ed ormai parliamo di due anni di vita.

Oltre tutte le statistiche che si sono viste in questo periodo, quello che più mi ha stupito è vedere i risultati estremamente positivi del tasso di riacquisto.
Di questo ero preoccupato, perché pensavo che – una volta venuta a meno l’esigenza principale dell’acquisto, come l’incapacità o il timore di non riuscire a reperire prodotti altrimenti nei canali tradizionali – la crescita dell’e-commerce si sarebbe bloccata. Invece, molte persone hanno continuato ad acquistare, scavalcando quindi uno scetticismo che gli operatori online sono stati bravi a smentire.

Ci sono numerose statistiche e studi che dimostrano scientificamente come la pandemia non abbia fatto altro che anticipare di un paio di anni quella che sarebbe stata l’organica crescita del settore e-commerce nel food. Ma ancora non abbiamo idea di quanto crescerà nei prossimi anni.

Pensando a un secondo corso, quali sarebbero le criticità e le priorità da affrontare?

Credo che nel prossimo corso, che terremo ad ottobre 2022 sempre a Fico, ci siano due principali aspetti da affrontare.
Il primo è quello delle competenze. Oggi il mondo e-commerce, nel food ma non solo, soffre un gap incredibile tra domanda e offerta di persone competenti. Significa che molte aziende attualmente stanno ricercando persone con esperienza o con conoscenza a cui affidare alcune delle attività digitali aziendali. Tuttavia, non si trovano abbastanza persone sufficientemente formate.

Questa è una cosa gravissima, e spero che nel breve tempo possa essere risolta da parte di chi è incaricato di offrire formazione. Nel nostro piccolo, noi proviamo a dare il nostro contributo. Nella prossima edizione quindi ci concentreremo anche nel fornire soluzioni a questo problema, con spunti utili e pratici su come colmare questo gap di offerta di know-how.

Il secondo aspetto critico è quello degli investimenti. Come accennavo, vendere food online è complesso, anche e soprattutto dal punto di vista degli investimenti. Occorre avere un piano preciso degli impatti finanziari di questo business, saper prevedere flussi di cassa coerenti, saper valorizzare economicamente i canali di comunicazione utili per generare traffico sul sito.

Una famosa vignetta diceva “no traffic, no party!”. Per quanto banale, ancora non è chiaro a molti, è così. La sfida sarà quindi chiarire ai partecipanti tutti gli aspetti legati alla parte di progettualità economica e finanziaria di questo business. Per chi vuole rimanere aggiornato sulle date del secondo corso, questo è il link nel quale verranno pubblicate tutte le informazioni: www.ecommercefood.it

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