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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciola: nella Tuscia un’altra annata disastrosa

Fernando Monfeli: “Nel biologico produttività dimezzata, nel convenzionale ancora peggio. Molte aziende rischiano il fallimento”

C’era una volta la coltivazione di nocciole nella Tuscia. Potrebbe iniziare così una favola dal finale ancora da scrivere, ma che rischia di non avere il classico lieto fine.

Il motivo è presto detto: tanti produttori corilicoli stanno soffrendo le troppe e impreviste avversità atmosferiche degli ultimi anni, che si uniscono ad alcune patologie delle piante. Risultato: raccolti scarsi, qualità non eccelsa e, a conti fatti, scarsa redditività, per non dire perdita.

A testimoniare questa situazione è Fernando Monfeli, presidente di Asta, Associazione spontanea di tutela agricola, e titolare insieme al figlio Roberto della società agricola Monfeli di Caprarola (Viterbo), una realtà di 60 ettari metà a convenzionale e metà a biologico.

“Anche il 2023 – spiega Monfeli – è stato disastroso. Non solo per la nostra azienda, ma per diverse realtà del territorio. Solo per fare un paio di esempi basati sui numeri, nel biologico la produttività 2023 è stata mediamente di 10 quintali per ettaro, quando invece avrebbe dovuto essere il doppio. Se possibile, nel convenzionale è andata ancora peggio, con 12 quintali anziché i 35 attesi. Praticamente, due terzi in meno”.

Monfeli poi prosegue: “Ancora non sappiamo nello specifico quali siano le cause che hanno prodotto tale situazione. Probabilmente si tratta di più fattori: abbiamo avuto un grande incremento della cimice, che senz’altro ha contribuito, e una cascola importante quando ancora i frutti si stavano formando. Poi, malattie e clima”.

Sulla qualità, la musica non cambia. “Oltre al cimiciato su livelli particolarmente alti – continua Monfeli – abbiamo riscontrato problemi di guasto occulto, che in precedenza non avevamo mai avuto. E questo, nonostante avessimo seguito le corrette procedure di essiccazione”.

Sui prezzi, poi, il presidente di Asta commenta: “Le quotazioni ora sono un po’ aumentate, non sarebbero neanche male dal momento che si attestano sui 7,20 euro punto resa per il convenzionale e su un premio di un euro in più per il biologico, ma con la mancanza di prodotto non si riesce a rientrare dei costi”.

Tirando le somme, quindi, cosa sta succedendo? “Ne ho parlato recentemente – conclude Fernando Monfeli – anche a un incontro con Coldiretti. Qui tante aziende rischiano di fallire. Veniamo infatti da tre anni disastrosi o comunque molto difficili: nel 2021 siamo arrivati al raccolto zero a causa delle gelate, nel 2022 è stata la volta della grande siccità, nel 2023 ci sono stati tutti i problemi appena esposti. Nel frattempo, tanti produttori hanno attivato mutui e fatto investimenti nelle loro aziende. Oggi con cosa li ripagano? Peraltro, non dobbiamo aspettarci nemmeno per il 2024 una grandissima campagna: le piante sono molto stressate dagli ultimi anni. Anche se andasse tutto bene, difficile che sia un’annata eccezionale”.

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